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Il campo largo del salario minimo: patto dell’ascensore Calenda-Schlein

La segretaria del Pd, Elly Schlein

 
Faccia a faccia a Bruxelles tra gli eurodeputati dem e la leader alle prese con la grana delle candidature: Gentiloni è il grande nodo da sciogliere, Picierno aspira alla riconferma. Spunta l’idea Ruotolo
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BRUXELLES — L’eco è arrivata fino a Bruxelles, dove Elly Schlein è atterrata ieri sera. Lo chiamano così: il patto dell’ascensore. Perché in mattinata alla Camera, prima di imbarcarsi per il Belgio, la segretaria del Pd ha incrociato Carlo Calenda, nella cabina di un ascensore, appunto. Sorrisi, due chiacchiere, soprattutto: stretta di mano. E infatti poco dopo, durante un vertice in cui si è riunita tutta l’opposizione, tranne Italia Viva, è stata raggiunta un’intesa di massima sul salario minimo. C’era il Pd naturalmente, con Cecilia Guerra. Il M5S con Nunzia Catalfo. E Calenda in persona. Tutti tranne i renziani. È stato abbozzato un testo comune, che mette insieme le 6 versioni diverse delle opposizioni. Prevede un salario minimo legale a 9 euro, senza però indicizzarlo in automatico, con 12 mesi di tempo per attuarlo, raccordi con le parti sociali e rafforzamento dei contratti nazionali, più un fondo per aiutare le Pmi. La fumata (quasi) bianca è un primo risultato di Schlein, ch…

BRUXELLES — L’eco è arrivata fino a Bruxelles, dove Elly Schlein è atterrata ieri sera. Lo chiamano così: il patto dell’ascensore. Perché in mattinata alla Camera, prima di imbarcarsi per il Belgio, la segretaria del Pd ha incrociato Carlo Calenda, nella cabina di un ascensore, appunto. Sorrisi, due chiacchiere, soprattutto: stretta di mano. E infatti poco dopo, durante un vertice in cui si è riunita tutta l’opposizione, tranne Italia Viva, è stata raggiunta un’intesa di massima sul salario minimo. C’era il Pd naturalmente, con Cecilia Guerra. Il M5S con Nunzia Catalfo. E Calenda in persona. Tutti tranne i renziani. È stato abbozzato un testo comune, che mette insieme le 6 versioni diverse delle opposizioni. Prevede un salario minimo legale a 9 euro, senza però indicizzarlo in automatico, con 12 mesi di tempo per attuarlo, raccordi con le parti sociali e rafforzamento dei contratti nazionali, più un fondo per aiutare le Pmi. La fumata (quasi) bianca è un primo risultato di Schlein, che metterebbe insieme sia Conte che Calenda. Anche se il leader di Azione sul campo largo è esplicito, con i suoi: «È un avvicinarsi sui temi, ma niente assi strutturali. A destra per esempio apprezziamo Nordio».

Per la leader del Pd comunque è uno spiraglio, prima della complicata trasferta brussellese. Dove gli eurodeputati dem l’aspettavano con una domanda: «Sì, ma che facciamo con le candidature? Ci dirà qualcosa?». Risposta: no. Non ancora. Anche se le acque sono agitate. Manca un anno, ma c’è già un esercito di aspiranti candidati. «E altri partiti come la Spd in Germania – rimarcava ieri un eurodeputato – hanno già fatto le liste». Il grande nodo da sciogliere è Paolo Gentiloni, il commissario all’Economia, che ovviamente, se si candidasse, dovrebbe fare il capolista, mentre nella cerchia di Schlein c’è chi ragiona su 5 donne in cima. E c’è l’altro vertice Ue istituzionale in quota Pd, cioè Pina Picierno, vicepresidente dell’Eurocamera. Sarebbe la capofila naturale della circoscrizione Sud, anche perché come Schlein vede di malocchio il governatore campano Vincenzo De Luca. Schlein però traccheggia, non vuole aprire il dossier pubblicamente. Anche ieri sera a Bruxelles non ha toccato il tema. Circolano però alcuni nomi, vicini alla segretaria. Uno su tutti: Sandro Ruotolo. O ancora si vocifera di Lucia Annunziata. E poi appunto ci sono tanti aspiranti. Il blocco dei sindaci: Dario Nardella, Giorgio Gori, Antonio Decaro, che potrebbe candidarsi al posto di Michele Emiliano, che pure ieri era a Bruxelles, ma per una mostra su Taranto. Probabile che corra Stefano Bonaccini, tanto più che non farà il commissario in Romagna. Ma appunto Schlein per ora non vuole aprire un altro fronte interno.

Anche perché con gli europarlamentari ci sono altre questioni da sbrigare. A cominciare dalla guerra, di cui Schlein ieri ha parlato anche col ministro Liu Jianchao del Partito comunista cinese, augurandosi «un ruolo della Cina sulla Russia». A Bruxelles però la delegazione Pd finora ha marciato in ordine sparso: sull’adesione di Kiev alla Nato e sull’Asap, il piano europeo per rifornire l’Ucraina di munizioni, anche sfruttando il Pnrr. Proprio sull’Asap si rivoterà il 12 luglio, ma stavolta il Pd dovrebbe compattarsi dato che alla Camera è passata una mozione che impedisce in Italia di sfruttare il Recovery a questo scopo. «Capisco i dubbi – ha detto ieri Schlein – ma questa mozione li ha superati, al netto di un paio di posizioni di principio». La leader dem si tratterrà a Bruxelles fino a domani, per il pre-Consiglio del Pse con Olaf Scholz e Pedro Sanchez. Prima, oggi, vedrà il commissario al Lavoro, Nicolas Schmit, e Gentiloni, per discutere di Mes: «Dobbiamo continuare a mettere in difficoltà il governo», è la linea di Schlein, mentre il Pd oggi alla Camera presenterà una risoluzione in vista del Consiglio europeo per spingere sulla ratifica (il M5S ne sfornerà una di segno opposto, incluso il no alle armi). E sempre oggi Schlein vedrà la presidente del Parlamento Ue, la popolare Roberta Metsola, a 24 ore dall’accordo fra Conservatori e Ppe che rischia di far saltare un pilastro del Green Deal come il Nature Restoration. Il tentativo di Schlein è proprio questo: evitare che fra un anno i popolari abbraccino la destra di Meloni. Una sfida più complicata del Molise, di cui ieri nessuno ha parlato.

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