Mes, FdI allunga i tempi e sfida la Ue: “Voto sulla ratifica entro giugno 2024”
di Tommaso CiriacoRoma, l'intervento di Giorgia Meloni alla Camera dei Deputati
(ansa)Mattino di oggi, sul presto. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti riunisce i deputati del partito membri della commissione Esteri. C’è da scegliere cosa dire durante la discussione generale sul Mes domani alla Camera. E a chi farlo dire. Si decide che a parlare sarà un parlamentare di prima nomina, Luca Sbardella. E nessun altro. Profilo bassissimo per un tema spinoso. Poi però la riunione continua, la discussione si allarga. E il presidente dei deputati, che di norma non muove un passo senza prima essersi consultato con Giorgia Meloni, pronuncia una frase impegnativa. «Potremmo chiedere che il voto sul Salva Stati si tenga entro un anno. Indicando tra le altre cose anche le Europee e la formazione della nuova commissione come uno dei passaggi da attendere per capire se è possibile modificare il trattato».
Indicare un limite temporale allo slittamento non è un capriccio, ma un obbligo: la sospensiva deve infatti essere legata a una data o a uno o più eventi certi.…
Mattino di oggi, sul presto. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti riunisce i deputati del partito membri della commissione Esteri. C’è da scegliere cosa dire durante la discussione generale sul Mes domani alla Camera. E a chi farlo dire. Si decide che a parlare sarà un parlamentare di prima nomina, Luca Sbardella. E nessun altro. Profilo bassissimo per un tema spinoso. Poi però la riunione continua, la discussione si allarga. E il presidente dei deputati, che di norma non muove un passo senza prima essersi consultato con Giorgia Meloni, pronuncia una frase impegnativa. «Potremmo chiedere che il voto sul Salva Stati si tenga entro un anno. Indicando tra le altre cose anche le Europee e la formazione della nuova commissione come uno dei passaggi da attendere per capire se è possibile modificare il trattato».
Indicare un limite temporale allo slittamento non è un capriccio, ma un obbligo: la sospensiva deve infatti essere legata a una data o a uno o più eventi certi. Ecco, se davvero mercoledì o giovedì prossimo il testo della sospensiva di maggioranza indicherà anche il voto europeo del 2024, allora sarà sancita una linea potenzialmente deflagrante. Perché a Bruxelles attendono inderogabilmente una decisione entro fine 2023, in modo da far entrare in vigore il meccanismo il primo gennaio 2024. E perché anche solo ventilare tempi assai più lunghi significherebbe sfidare in modo frontale la Commissione e gli altri Stati membri.
È una posizione negoziale, certo. Già in autunno sarà approvato il Patto di stabilità, che probabilmente sarà l’occasione per far dire a Giorgia Meloni che si può ratificare il Mes. L’idea di Palazzo Chigi è infatti quella di sfruttare il congelamento del Salva Stati per trattare su tutto il resto: sul patto di stabilità, come detto, sull’Unione bancaria, sulla successione di Fabio Panetta nel board della Bce, addirittura sulla linea politica che i governi dovranno tenere rispetto all’eventuale nuovo rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea. Di certo, big come Giulio Tremonti e Raffaele Fitto hanno consegnato nelle ultime settimane alla premier una previsione, con sano realismo: la ratifica avverrà entro l’autunno. E così ha lasciato intendere proprio il ministro per gli Affari Ue ai suoi interlocutori europei.
Eppure, il realismo si scontra con una dinamica difficile da gestire: la Lega sventola la bandiera “no Mes” e FdI è costretta a inseguire sul terreno scivoloso delle promesse sovraniste. La linea informale espressa ancora ieri alla Camera ai colleghi da un leghista come Andrea Crippa è infatti poco incline al compromesso: il Carroccio propone il rinvio sine die del voto di ratifica. Impossibile, tecnicamente: come già ricordato, va indicata una data o un evento certo. Può essere appunto il nuovo Patto di stabilità o l’insediamento della nuova Commissione, dopo il voto delle Europee. Certo è che Fratelli d’Italia deve gestire il gioco al rialzo di Salvini e prova intanto a fissare una data certa. Sperando che a Bruxelles si accontentino della formula «entro la formazione della nuova Commissione»: «Entro» non significa che si dovrà necessariamente arrivare a giugno 2024, ma che la partita potrebbe chiudersi prima. L’alternativa è uno scontro senza ritorno con l’Europa.