Schlein da Bruxelles: “Governo irresponsabile, ma l’austerità è dannosa”
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoLa segretaria del Pd Elly Schlein con gli eurodeputati del Pd prima dell'incontro con Metsola
(ansa)BRUXELLES – “Ma hai visto le agenzie?”. Per un caso, proprio mentre Elly Schlein alle 18 di ieri si appartava in una saletta dell’Europarlamento con Paolo Gentiloni, nel rullo delle agenzie stampa comparivano le punzecchiate di Giorgia Meloni contro il commissario all’Economia. La notifica rimbalza sui cellulari. I due ne parlano. Ma l’ex premier, pure davanti alla compagna di partito, anzi alla segretaria, non dismette i panni del commissario. Il tema è delicato, alla vigilia del Consiglio europeo. Dunque glissa, “non faccio polemiche”. Ripete quello che aveva detto già in mattinata e non era la prima volta. E cioè che quanto al Mes “discutere di possibili evoluzioni non esclude l’importanza di ratificare quello che c’è”. Schlein naturalmente può andare dritta, invece. Attacca a testa bassa, dal cuore delle istituzioni europee. Anche per rispondere indirettamente a qualche compagno di partito che ieri dal Transatlantico mugugnava: “Ma mentre Meloni parla in Aula, Elly dov’è?”.
È a Br…
BRUXELLES – “Ma hai visto le agenzie?”. Per un caso, proprio mentre Elly Schlein alle 18 di ieri si appartava in una saletta dell’Europarlamento con Paolo Gentiloni, nel rullo delle agenzie stampa comparivano le punzecchiate di Giorgia Meloni contro il commissario all’Economia. La notifica rimbalza sui cellulari. I due ne parlano. Ma l’ex premier, pure davanti alla compagna di partito, anzi alla segretaria, non dismette i panni del commissario. Il tema è delicato, alla vigilia del Consiglio europeo. Dunque glissa, “non faccio polemiche”. Ripete quello che aveva detto già in mattinata e non era la prima volta. E cioè che quanto al Mes “discutere di possibili evoluzioni non esclude l’importanza di ratificare quello che c’è”. Schlein naturalmente può andare dritta, invece. Attacca a testa bassa, dal cuore delle istituzioni europee. Anche per rispondere indirettamente a qualche compagno di partito che ieri dal Transatlantico mugugnava: “Ma mentre Meloni parla in Aula, Elly dov’è?”.
È a Bruxelles. Mossa studiata. Perché proprio da qui, davanti alla sede della Commissione, può andare di sciabolate contro l’esecutivo. A cominciare dal meccanismo di stabilità. “Meloni mente e mette in imbarazzo il Paese. Il governo blocca venti Paesi per ragioni ideologiche e per non dire la verità agli italiani: ratificare il Mes non vuol dire chiederne l’attivazione”. E certo il Pd, dice a tu per tu con Gentiloni, supporterà la mediazione del commissario all’Economia sul nuovo patto di stabilità europeo, ma chiederà comunque “uno sforzo maggiore sulla transizione ecologica e digitale”. Soprattutto batterà su un tasto: “Non può tornare la stagione dell’austerità che ha già fatto troppo male all’Italia e all’Ue”.
Schlein non vuole lasciare questo fronte a Meloni nella lunga campagna per le Europee. “Ma senza comportarsi da irresponsabili come fa il governo”. Anche sull’aumento dei tassi d’interesse da parte della Bce, Schlein spiega di non essere favorevole, “l’ho detto anche a Rapallo ai giovani di Confindustria. Ma è curioso che questo governo campione di scaricabarile se la prenda con la Bce anziché fare di tutto per sostenere imprese e famiglie”. E sempre la logica dello “scaricabarile”investe il Pnrr, “col rischio di perdere miliardi”.
La trasferta brussellese della leader del Pd aveva anche un altro scopo. Non tanto aprire la giostra delle candidature — “non ne abbiamo parlato”, ha tagliato corto ieri la segretaria davanti ai cronisti — quanto evitare nella prossima legislatura Ue l’abbraccio tra i popolari e i conservatori di Meloni. Come sta già accadendo su un pilastro del Green deal, di cui Schlein parlerà domani col commissario Timmermans, a margine del summit del Pse. Ecco perché ieri Schlein ci ha tenuto a incontrare Roberta Metsola la presidente dell’Eurocamera, popolare, che alcuni immaginano come futura presidente della Commissione sulla scia di un patto fra nazionalisti e Ppe. Una chiacchierata di 40 minuti, in cui si è parlato soprattutto di Ucraina, ma anche degli scenari post Europee.
Non a caso, a vertice finito, Schlein ha cominciato a bersagliare i nazionalisti. Arrivando a evocare Putin. “I nazionalismi hanno sempre portato le guerre. Ecco, il tema del nazionalismo sia di monito alla Ue: vanno fermati, anche in Europa”. Non è solo una stoccata a Meloni e ai popolari — a cui reagisce intanto Antonio Tajani: “Le maggioranze le decidono gli elettori” — ma al blocco della destra europea nel suo complesso. A Orbàn e ai polacchi che frenano sui ricollocamenti dei migranti. “Ma i ricollocamenti si dovrebbero chiedere anche votando a maggioranza nell’Ue. E la Tunisia non è la soluzione, il governo così mostra la sua disumanità”, incalza Schlein, prima di fermarsi in una vineria chic, dove il Pd di Bruxelles ieri sera aveva organizzato un dibattito. C’era anche qualche eurodeputato del M5S, ma solo per il vino.