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La destra fa retromarcia: voto sul Mes in autunno. Vincono i moderati pro-Ue

L'aula di Montecitorio semideserta durante il dibattito sul Mes

 (ansa)

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Acceso confronto nella maggioranza. Alla fine salta l’opzione ventilata alla Camera dal capogruppo FdI Foti. Passa la linea spinta da Giorgetti, Fitto e Tremonti
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Finisce nell’unico modo possibile: il voto sulla ratifica del Mes slitterà, ma non troppo. Con la sospensiva che sarà approvata la prossima settimana dalla maggioranza, infatti, la proroga della conta sul trattato sarà al massimo di quattro mesi. L’Aula della Camera dovrà dunque esprimersi entro l’inizio di novembre, in piena sessione di bilancio: un’arma a doppio taglio, per il centrodestra, anche e soprattutto nei rapporti con Bruxelles. In tempo comunque per permettere che il meccanismo entri in vigore il primo gennaio del 2024. Come richiesto dall’Europa. Come consigliato dagli ambasciatori dell’esecutivo che parlano con l’Unione europea. Come suggerito dai vertici di Bankitalia uscenti e da quelli entranti. Nonostante Matteo Salvini, le proteste rumorose della Lega, i dubbi di Giorgia Meloni.

Succede tutto al mattino, in un’Aula sostanzialmente deserta - sono presenti una ventina di deputati - per l’avvio del dibattito sul Salva Stati: una situazione che si ripete di frequente d…

Finisce nell’unico modo possibile: il voto sulla ratifica del Mes slitterà, ma non troppo. Con la sospensiva che sarà approvata la prossima settimana dalla maggioranza, infatti, la proroga della conta sul trattato sarà al massimo di quattro mesi. L’Aula della Camera dovrà dunque esprimersi entro l’inizio di novembre, in piena sessione di bilancio: un’arma a doppio taglio, per il centrodestra, anche e soprattutto nei rapporti con Bruxelles. In tempo comunque per permettere che il meccanismo entri in vigore il primo gennaio del 2024. Come richiesto dall’Europa. Come consigliato dagli ambasciatori dell’esecutivo che parlano con l’Unione europea. Come suggerito dai vertici di Bankitalia uscenti e da quelli entranti. Nonostante Matteo Salvini, le proteste rumorose della Lega, i dubbi di Giorgia Meloni.

Succede tutto al mattino, in un’Aula sostanzialmente deserta - sono presenti una ventina di deputati - per l’avvio del dibattito sul Salva Stati: una situazione che si ripete di frequente durante le discussioni generali sui provvedimenti, resta il fatto che il colpo d’occhio è comunque desolante. La destra presenta la sospensiva firmata dai capigruppo, elenca nel testo quelli che giudica i limiti strutturali del Mes. E chiede il rinvio del voto, vincolandolo alla conclusione della trattativa sul Patto di stabilità e l’Unione bancaria. È la via d’uscita che ai sovranisti hanno suggerito in molti, per evitare un conflitto devastante con Bruxelles: lo ha fatto il Tesoro di Giancarlo Giorgetti, il ministro per gli Affari Ue Raffaele Fitto, il presidente della commissione Esteri Giulio Tremonti. E ancora, negli ultimi giorni, il governatore uscente di Bankitalia Ignazio Visco e il suo successore, Fabio Panetta. Senza dimenticare che il Colle non ha mai gradito conflitti sterili con Bruxelles.

E quindi, sfuma in una mattina di fine giugno la propaganda leghista che per mesi aveva promesso barricate in nome del “no Mes”. L’altro ieri, il Carroccio aveva addirittura suggerito una sospensiva sine die (tra l’altro tecnicamente impossibile). Il capogruppo di FdI Tommaso Foti aveva invece ipotizzato di fronte ai suoi deputati un rinvio “fino a un anno”. Nel corso della serata di giovedì, però, si era faticosamente cercata e trovata una soluzione. Dopo essere stata consultata, Giorgia Meloni certifica un’intesa su una sospensione limitata a quattro mesi. Anche a costo di sacrificare, assieme a Matteo Salvini, anni di battaglie contro il salva Stati.

L’opposizione incassa un risultato politico: aver portato in Aula la questione ha infatti fatto scattare il timer che costringerà la destra a esprimersi su un punto che avrebbe voluto evitare di affrontare. “Fondi europei, Mes sospeso, inflazione alle stelle – ricorda Enzo Amendola - Da mesi assistiamo a un imbarazzante scaricabarile del governo” E Piero De Luca: “State mettendo a serio rischio la credibilità del Paese. Togliamo all’Italia questo stigma”.

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