Hanno tutti ragione | Dalla sostituzione etnica a quella canina: Roccella e la destra che ama frugare nelle vite degli altri
di Stefano CappelliniEugenia Roccella
Non so se la ministra Eugenia Roccella, che si è appena scagliata contro l’usanza di dare ai cani nomi di persona, ha mai visto Ovosodo, film del maestro Paolo Virzì, anno 1997. Nel caso, Roccella avrebbe la prova che c’è stato un tempo non lontano in cui la pratica non era collegata alla volontà di surrogare l’amore per i figli o la loro assenza. Quando infatti il protagonista di Ovosodo, proletario di Livorno, va per la prima volta a casa del compagno di scuola ricco e borghese, la scena che gli si presenta davanti è il maggiordomo di casa che affacciato sulla piscina richiama così il cagnone di casa: “Vieni qui, Carlo Azeglio!”.
Più probabile, invece, che Roccella abbia visto Baby boss, film Disney di pochi anni fa, tutto impostato sulla concorrenza tra cuccioli e neonati, con i primi che anno dopo anno erodono le quote di mercato dei piccoli umani. Che è esattamente il senso dell’intervento della ministra a Fenix, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia (poi, un giorno, magari p…
Non so se la ministra Eugenia Roccella, che si è appena scagliata contro l’usanza di dare ai cani nomi di persona, ha mai visto Ovosodo, film del maestro Paolo Virzì, anno 1997. Nel caso, Roccella avrebbe la prova che c’è stato un tempo non lontano in cui la pratica non era collegata alla volontà di surrogare l’amore per i figli o la loro assenza. Quando infatti il protagonista di Ovosodo, proletario di Livorno, va per la prima volta a casa del compagno di scuola ricco e borghese, la scena che gli si presenta davanti è il maggiordomo di casa che affacciato sulla piscina richiama così il cagnone di casa: “Vieni qui, Carlo Azeglio!”.
Più probabile, invece, che Roccella abbia visto Baby boss, film Disney di pochi anni fa, tutto impostato sulla concorrenza tra cuccioli e neonati, con i primi che anno dopo anno erodono le quote di mercato dei piccoli umani. Che è esattamente il senso dell’intervento della ministra a Fenix, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia (poi, un giorno, magari parleremo dell’onomastica meloniana, da Atreju a Tolkien): “Serve una rivolta a difesa dell’umano. La famiglia, la filiazione, sono il cuore, le basi dell’umano, ma ora sono a rischio. Per esempio questo tentativo di dare i nomi dei bambini ai cani è sintomo di un bisogno che evidentemente c’è, però viene trasferito sugli animali”. Dopo l’allarme sulla sostituzione etnica, ecco quello sulla sostituzione etologica. Roccella ha comunque istituito un collegamento esplicito tra le due sostituzioni, perché ha tenuto a ribadire che il problema della denatalità “non può essere risolto con l’immigrazione”. È una soluzione vietata ai cani e agli stranieri.
Per fortuna non è in vista una legge ad hoc, la ministra ha voluto lanciare una battaglia culturale, quindi non c’è da temere che le italiane e gli italiani siano costretti a chiamare il quadrupede Piero quando sono a casa e Pier-Fido quando lo portano già a fare i bisogni e passa una pattuglia di vigili. Ma il senso politico dello sfogo di Roccella è ben chiaro.
Alla destra sovranista, specie quella italiana, piace molto ficcare il naso nella vita dei cittadini, disciplinare, dirigere, vietare e interferire anche negli anfratti più privati perché, al fondo, resta affezionata a un’idea di Stato etico. Sia chiaro, però: solo sui diritti civili e le libertà personali. Appena si parla di tasse, per esempio, scattano invece definizioni come “pizzo di Stato”, decisamente più affini a una destra anarcocapitalista che a Giovanni Gentile.
Lo Stato ideale meloniano chiude un occhio se evadi il fisco e mandi a scatafascio la scuola o la sanità, ma è occhiutissimo sul resto: vuole sapere con chi scopi e perché, di modo da stabilire fino a dove possano estendersi i tuoi diritti, vuole sapere se ti fai una canna e, nel caso, poterti considerare un tossicodipendente conclamato (Meloni andava alle superiori quando fu varata la Craxi-Jervolino che puniva i consumatori, sono trent’anni che si applicano le politiche proibizioniste care alla presidente del Consiglio, altro che “voi avete fallito e ora si fa come dico io”), vuole sapere quanti figli vuoi fare e come si chiama il tuo cane.
La destra sovranista ama osservare cosa fai a casa. "L'uomo deve essere marito, padre e soldato", diceva l'opuscolo di propaganda nell'appartamento di Sofia Loren in Una giornata particolare. E quando il marito-padrone tornava da lei, che aveva appena vissuto la sua fugace e impossibile e passione con l’omosessuale Mastroianni destinato al confino, le comunicava di voler vincere il premio in denaro istituito dal regime per le famiglie più numerose. Aveva anche pronto il nome: Adolfo. Il nome che oggi non si dà più nemmeno ai dobermann.