L’Europa paralizzata da Polonia e Ungheria. Fallisce la mediazione di Meloni sui migranti
dal nostro inviato Emanuele LauriaL'incontro a Bruxelles tra Meloni, Orban e Morawiecki
BRUXELLES – “Ci ho provato ma è molto difficile che cambino idea”. Onori ed oneri di chi ha lavorato per diventare leader della Destra europea: alla fine è toccato a lei, Giorgia Meloni, sedersi al tavolo con gli amici sovranisti Mateusz Morawiecki e Viktor Orban e cercare di invitarli a far cadere il muro eretto davanti ai migranti che giungono dall’Africa. Venticinque minuti di colloquio nella stanza della rappresentanza italiana nell’Europa Palace. Con il mandato, da parte del presidente Charles Michel, di scongiurare il fallimento del Consiglio. Ma la fumata è stata nera: la premier italiana al termine dell’incontro ha informato Michel dello stallo della trattativa con Moraviecki e Orban e si è così dovuto cambiare il finale del vertice Ue. Senza il sì di Polonia e Ungheria l’unanimità richiesta è sfumata e sono saltate le conclusioni che già erano state scritte in bozza. Sostituite da una dichiarazione della presidenza del Consiglio europeo in cui si dà conto del dissenso dei due…
BRUXELLES – “Ci ho provato ma è molto difficile che cambino idea”. Onori ed oneri di chi ha lavorato per diventare leader della Destra europea: alla fine è toccato a lei, Giorgia Meloni, sedersi al tavolo con gli amici sovranisti Mateusz Morawiecki e Viktor Orban e cercare di invitarli a far cadere il muro eretto davanti ai migranti che giungono dall’Africa. Venticinque minuti di colloquio nella stanza della rappresentanza italiana nell’Europa Palace. Con il mandato, da parte del presidente Charles Michel, di scongiurare il fallimento del Consiglio. Ma la fumata è stata nera: la premier italiana al termine dell’incontro ha informato Michel dello stallo della trattativa con Moraviecki e Orban e si è così dovuto cambiare il finale del vertice Ue. Senza il sì di Polonia e Ungheria l’unanimità richiesta è sfumata e sono saltate le conclusioni che già erano state scritte in bozza. Sostituite da una dichiarazione della presidenza del Consiglio europeo in cui si dà conto del dissenso dei due Paesi che sono fra i più stretti alleati dell’Italia.
Epilogo non edificante, sul piano pratico (il regolamento, già approvato dai ministri degli Interni dell’Unione, prosegue un iter non breve) e su quello politico: Meloni si trova al fianco, alla vigilia della campagna elettorale, due alleati sempre più ingombranti e isolati dal resto dell’Europa. Con riflessi negativi anche sul tentativo di intesa fra i Conservatori e i moderati del Ppe. Anche perché, nel frattempo, Orban continua a picconare anche il sostegno dell’Ue all’Ucraina: il Consiglio ha espresso un sostegno militare “a lunga durata” a Zelensky ma il presidente ungherese ha fatto sapere che “l’Ungheria non darà più soldi a Kiev finché non diranno dove sono finiti i precedenti fondi per un valore di circa 70 miliardi di euro”.
L’inquilina di Chigi esce dalla due giorni di Bruxelles con un riconosciuto ruolo di mediatrice che però ieri si è rivelato inefficace. Morawiecki e Orban hanno fatto le barricate anche per un fatto economico: il regolamento che loro contestano, approvato in Lussemburgo l’8 giugno anche dall’Italia, prevede il ricollocamento facoltativo dei migranti che giungono dalla sponda Sud del Mediterraneo: ma chi si oppone deve garantire un risarcimento economico pari a 20 mila euro per ogni profugo respinto. Un esborso ritenuto sconsiderato da Polonia e Ungheria, a fronte di un contributo di 200 euro per l’accoglienza di ogni persona in fuga dall’Ucraina. Meloni avrebbe messo sul tavolo dei due capi di Stato proprio un aumento dei fondi a disposizione per sostenere l’esodo dal Paese di Zelensky: “La questione che pongono polacchi e ungheresi non è peregrina – dice la premier - Rappresentano probabilmente i due Paesi che si stanno occupando piu di profughi ucraini. E lo fanno con risorse Ue che non sono sufficienti”.
Meloni dice di non essere delusa “da chi difende l’interesse nazionale” e dice che “il patto su migrazioni e asilo, pur migliore del precedente, non è perfetto. Noi abbiamo una posizione diversa da Morawiecki e Orban anche per ragioni geografiche. In ogni caso continuerò a lavorare per un accordo, mercoledì sarò a Varsavia. Ma io – dice la presidente del Consiglio - chiedo di fermare la migrazione illegale a monte. La mediazione piu facile di tutti è quella di lavorare sui flussi primari e non secondari. Un approccio così, fondato sul partenariato strategico con l’Africa, non era mai esistito".È il modello Tunisia, insomma, quello della “dimensione esterna” del problema, che Michel a nome del consiglio Ue ieri ha apprezzato. Inducendo Meloni a parlare di “successo”e di un’Italia “grande protagonista” a Bruxelles.
L’esplosione dei contrasti sui migranti manda in secondo piano altri temi che hanno animato la vigilia del consiglio europeo. Quelli economici, anzitutto. Meloni si dice “ottimista” in vista dell’erogazione della terza rata del Pnrr sul Mes garantisce: “La questione del Mes non mi è stata posta: evidente non le si dà la stessa attenzione che rivolgiamo noi in Italia”. Si vedrà. Dopo le ultime dichiarazioni la premier si imbarca sull’aereo di Stato destinazione Puglia, dove spesso va in vacanza in una masseria: “È in missione in vista del G7 del 2024”, assicura Palazzo Chigi.