Salario minimo, l’opposizione (senza Renzi) per i 9 euro l’ora. Ma Conte e Calenda negano la foto di gruppo
di Lorenzo De CiccoGiuseppe Conte
Sarà stato il patto della limonata (con Conte e Fratoianni, a Campobasso) o quello dell’ascensore (con Calenda, in una cabinetta di Montecitorio) certo è che il solo parlarsi, fra Elly Schlein e gli altri leader dell’opposizione, un primo punto l’ha fatto segnare, alla sinistra: c’è un accordo sul salario minimo, a 9 euro l’ora. Tutti insieme: Pd, M5S, Azione, +Europa, Verdi e Sinistra. Da qui al campo largo, di strada da fare ce n’è. E chissà se ci si arriverà. Per dire: “Sul salario ci sarebbe dovuta essere una conferenza stampa congiunta, ma Conte e Calenda alla fine non hanno voluto stare insieme in foto”, confida Angelo Bonelli a Repubblica, “e restano distanze siderali su nucleare ed energia”.
Comunque Schlein porta a dama un primo risultato, giocando da federatrice delle minoranze. Un testo comune c’è, anche se tanti ne rivendicano la primogenitura. Naturalmente Giuseppe Conte, che ha preteso di essere il “primo firmatario”; in parte, più discretamente, il dem Andrea Orlando, ch…
Sarà stato il patto della limonata (con Conte e Fratoianni, a Campobasso) o quello dell’ascensore (con Calenda, in una cabinetta di Montecitorio) certo è che il solo parlarsi, fra Elly Schlein e gli altri leader dell’opposizione, un primo punto l’ha fatto segnare, alla sinistra: c’è un accordo sul salario minimo, a 9 euro l’ora. Tutti insieme: Pd, M5S, Azione, +Europa, Verdi e Sinistra. Da qui al campo largo, di strada da fare ce n’è. E chissà se ci si arriverà. Per dire: “Sul salario ci sarebbe dovuta essere una conferenza stampa congiunta, ma Conte e Calenda alla fine non hanno voluto stare insieme in foto”, confida Angelo Bonelli a Repubblica, “e restano distanze siderali su nucleare ed energia”.
Comunque Schlein porta a dama un primo risultato, giocando da federatrice delle minoranze. Un testo comune c’è, anche se tanti ne rivendicano la primogenitura. Naturalmente Giuseppe Conte, che ha preteso di essere il “primo firmatario”; in parte, più discretamente, il dem Andrea Orlando, che ci aveva lavorato a lungo da ministro del Lavoro. Mentre Carlo Calenda rimarca che “sono state accolte molte delle nostre proposte”, anche se Riccardo Magi lo bacchetta per avere “anticipato l’accordo senza aspettare la nota congiunta”. Comunque, in Aula, l’opposizione voterà unita, cercando i voti a destra, ma è difficile.
L’unico a sfilarsi è stato Matteo Renzi (ma a Schlein non dispiace). Dentro Iv raccontano di contatti fra l’ex premier e Calenda, col segretario di Azione che comunicava l’intenzione di firmare la nota del centrosinistra, mentre il senatore di Rignano faceva sapere di no. Risultato: alla fine ha firmato, per Azione, Matteo Richetti, che in teoria è il capogruppo unitario dell’ex Terzo Polo alla Camera. Iv potrebbe votare in Aula alcuni punti, provando a far passare qualche emendamento, ma, dice Renzi, “il fatto di essere all’opposizione non significa essere una coalizione alternativa, il nostro testo è diverso da quello che è stato proposto dal Campo largo”. Citazione finale a cui replica Calenda, ovviamente via tweet: “A chi cita il ‘campo largo’ in relazione al salario minimo ricordo che l’unico campo largo che ha mai visto la luce è stato quello di Pd, M5S, Italia Viva e LeU a sostegno del governo Conte 2, da cui Azione si è tenuta alla larga. E così continueremo. Anche Macron poi ha alzato il salario minimo a 11,52 euro due mesi fa”.
Schlein in ogni caso incassa il risultato. E s’immerge nella sua “estate militante”, partita ieri dal Pigneto per parlare di casa e caro affitti con l’adesione di tanti sindaci, da Roberto Gualtieri a Beppe Sala e Gaetano Manfredi, e che il 14 si sposterà al Sud, contro l’autonomia differenziata. Dove? In teoria a Napoli, ma forse ci sarà un cambio di programma, visto che ieri De Luca continuava a picconare la leader dalla Campania, con frasi così: “L'attuale segretaria ha avvertito che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma almeno un tramezzino elettorale ci voleva, invece siamo ridotti alla fame elettorale”. Al Nazareno si studiano location alternative: Bari, l’Abruzzo o la Basilicata.