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Salario minimo, Carraro: “Strumento utile nei settori dove è debole la contrattazione sindacale”

(afp)
Intervista al presidente di Confindustria Veneto: “Qui l’economia sta andando bene, tutti i contratti aziendali che rientrano sotto il cappello di Confindustria prevedono una copertura che va ben oltre i 9 euro lordi”
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La proposta sul salario minimo a 9 euro lordi non scalda particolarmente gli imprenditori del Nord che ritengono di aver già risolto il problema attraverso la libera contrattazione con i sindacati, senza bisogno di obblighi minimi di legge. Lo dice Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto.

Dottor Carraro, come valuta la proposta congiunta di quasi tutti i partiti dell’opposizione su un disegno di legge che stabilisca che non si possa andare sotto i 9 euro di paga oraria per qualsiasi lavoro?

«È una iniziativa che mi affascina abbastanza poco, qui in Veneto l’economia sta andando bene, tutti i contratti aziendali che rientrano sotto il cappello di Confindustria prevedono una copertura che va ben oltre i 9 euro lordi, e la contrattazione con i sindacati funziona bene».

L’Italia del lavoro però non è solo il Veneto o il Nord, vi sono aree o regioni del Paese dove i lavoratori non sono coperti dai contratti aziendali e nazionali, o dove addirittura prospera il lavoro sommerso.

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La proposta sul salario minimo a 9 euro lordi non scalda particolarmente gli imprenditori del Nord che ritengono di aver già risolto il problema attraverso la libera contrattazione con i sindacati, senza bisogno di obblighi minimi di legge. Lo dice Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto.

Dottor Carraro, come valuta la proposta congiunta di quasi tutti i partiti dell’opposizione su un disegno di legge che stabilisca che non si possa andare sotto i 9 euro di paga oraria per qualsiasi lavoro?

«È una iniziativa che mi affascina abbastanza poco, qui in Veneto l’economia sta andando bene, tutti i contratti aziendali che rientrano sotto il cappello di Confindustria prevedono una copertura che va ben oltre i 9 euro lordi, e la contrattazione con i sindacati funziona bene».

L’Italia del lavoro però non è solo il Veneto o il Nord, vi sono aree o regioni del Paese dove i lavoratori non sono coperti dai contratti aziendali e nazionali, o dove addirittura prospera il lavoro sommerso.

«Concordo sul fatto che in Italia vi sono categorie di lavoratori poco rappresentati, come possono essere i braccianti che raccolgono i pomodori, solo a titolo di esempio, e per queste fasce l’introduzione di un salario minimo è sicuramente opportuna. Ma dove la contrattazione funziona bene è meglio non toccare niente».

Al Nord l’economia tira e non c’è bisogno di fissare dei minimi, piuttosto bisognerebbe far salire i salari, giusto?

«Ripeto, al Nord c’è poco bisogno di un minimo di 9 euro ai salari, i contratti coperti da Confindustria sono tutti superiori, in tutti i settori, metalmeccanico, chimico e gli altri. Le situazioni dove non ci sono contratti al Nord sono marginali. Soprattutto adesso che con l’economia in ripresa le retribuzioni potrebbero salire.

C’è la possibilità che con l’introduzione di un salario minimo per legge gli imprenditori prendano la palla al balzo e si adeguino al salario più basso?

«Mi par di capire che sono gli stessi sindacati che non vogliono andare a ridiscutere situazioni già buone con il rischio di possibili ribassi. Non ne sentono il bisogno. In ogni caso nella pratica dovrebbe valere il salario più alto non quello più basso».

Ci sono stati casi di contratti nazionali in cui sono stati alzati i salari?

«Nel settore metalmeccanico c’è stata una revisione in aumento del 6,6% per far fronte alla crescita dell’inflazione».

E come spiega che diversi Paesi europei hanno introdotto il salario minimo per legge?

«Probabilmente sono Paesi in cui non ci sono sindacati forti come in Italia, e dunque serve una maggiore tutela da parte dello Stato. Ma in Italia la contrattazione aziende-sindacati è sana e virtuosa e porta a risultati concreti, come si vede dai nostri contratti».

La presidente di Azione Mara Carfagna ha detto che il lavoro povero e sottopagato riguarda circa 3,5 milioni di lavoratori in particolare donne e giovani e in particolare del Sud. Non crede sia doveroso intervenire per sanare queste situazioni?

«Sì, dove ci sono persone più fragili e lavoratori più fragili e nei settori dove non esistono dei contratti aziendali o nazionali è opportuno intervenire, anche per cercare di ridurre il fenomeno delle diseguaglianze. Ma è inutile andare a inserire nuovi obblighi o vincoli dove le cose funzionano già bene. Lo dicono anche i sindacati, altrimenti si corre il rischio di andare verso il basso, non verso l’alto».

Dunque secondo lei Meloni cosa dovrebbe fare, recepire la proposta delle opposizioni oppure no?

«Lasciamo lavorare in pace il presidente del Consiglio».

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