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Salario minimo, pressing da sinistra. Schlein chiama sindacati e imprese

(ansa)

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Le opposizioni unite puntano ad abbattere il muro della destra. Cgil apre, Uil tiepida, no della Cisl; Confindustria dialoga. La maggioranza spiazzata si compatta sulla linea del governo: “Non convince la paga minima per legge”, dice Calderone
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La destra si chiude a riccio. Ma l’imbarazzo è palpabile. Ventiquattr’ore dopo l’intesa tra tutte le opposizioni (tranne Renzi) sul salario minimo a 9 euro l’ora, è la ministra del Lavoro, in quota FI, Marina Elvira Calderone a bloccare in anticipo la proposta di legge del centrosinistra: «Non sono convinta che al salario minimo si possa arrivare per legge – dice a Bologna, dal Festival dei consulenti del lavoro organizzato dal marito - siamo convinti che si debba investire sulla contrattazione collettiva». Poco dopo, contattato da Repubblica, il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, lasciava intendere che uno spiraglio fosse aperto: «Un no secco da FdI? Condividiamo le parole di Calderone, ma la proposta di legge ancora non è incardinata, vediamo, ne discuteremo in Parlamento». Qualche altro giro d’orologio però e da via della Scrofa è arrivato l’ordine di scuderia: tutti contro il salario minimo. Segue una batteria di dichiarazioni stampa. Riecco Foti, quindi: «Una legge sul …

La destra si chiude a riccio. Ma l’imbarazzo è palpabile. Ventiquattr’ore dopo l’intesa tra tutte le opposizioni (tranne Renzi) sul salario minimo a 9 euro l’ora, è la ministra del Lavoro, in quota FI, Marina Elvira Calderone a bloccare in anticipo la proposta di legge del centrosinistra: «Non sono convinta che al salario minimo si possa arrivare per legge – dice a Bologna, dal Festival dei consulenti del lavoro organizzato dal marito - siamo convinti che si debba investire sulla contrattazione collettiva». Poco dopo, contattato da Repubblica, il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, lasciava intendere che uno spiraglio fosse aperto: «Un no secco da FdI? Condividiamo le parole di Calderone, ma la proposta di legge ancora non è incardinata, vediamo, ne discuteremo in Parlamento». Qualche altro giro d’orologio però e da via della Scrofa è arrivato l’ordine di scuderia: tutti contro il salario minimo. Segue una batteria di dichiarazioni stampa. Riecco Foti, quindi: «Una legge sul salario minimo non risolverebbe il problema». Walter Rizzetto, presidente meloniano della Commissione Lavoro di Montecitorio: «Una legge ad hoc non serve, la soluzione è detassare». FI sembra compatta sulla stessa linea, compresa l’ala meno governista. Stesso discorso per la Lega.

La speranza di Schlein

Insomma, le chance che la proposta di legge vada a dama, con un’approvazione, sembrano poche, ad oggi. Elly Schlein però insiste. Le è già riuscito il miracolo di mettere insieme tutte le opposizioni, da Giuseppe Conte a Carlo Calenda al duo Fratoianni-Bonelli, quindi spera nel bis. «Ci sono tre milioni di lavoratori poveri in Italia e questo governo non può non capire che sotto una certa soglia non si può parlare di lavoro ma di sfruttamento», replica a Calderone. La proposta delle opposizioni, aggiunge, «peraltro rafforza la contrattazione collettiva, perché fa valere per tutti i lavoratori la retribuzione complessiva prevista dal contratto più rappresentativo. E fissa anche una soglia di 9 euro l’ora, sotto la quale non si può scendere». Schlein lo ha ripetuto nelle ultime ore, in privato, anche al presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che in diverse occasioni ha chiarito di non essere contrario, ma anzi pronto a discuterne. Schlein ha sentito anche Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri.

La Cgil per una soglia minima

I sindacati sono tutti favorevoli a una legge sul salario minimo. Ma mentre per Cisl e Uil le cifre da applicare devono fare riferimento esclusivamente ai contratti collettivi firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi, la Cgil ritiene che sia giusto anche fissare una soglia minima, come è stato stabilito dalla pdl messa a punto dal centrosinistra. Un salario minimo “a doppio binario” insomma, che coniughi la contrattazione collettiva considerata nel suo insieme (dunque non solo minimi contrattuali, ma anche voci importanti come tredicesima, quattordicesima e ferie) con un minimo «al di sotto del quale il lavoro diventa sfruttamento, stabilito da una commissione che includa anche le parti sociali», spiega Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil. Un minimo stabilito dalla legge, oltre a quello definito dalla contrattazione collettiva, per la Cgil è necessario per superare il dumping contrattuale, cioè il moltiplicarsi di contratti di lavoro stipulati da organizzazioni non rappresentative, che spesso fissano salari da fame. Proprio per questo la Cgil, ha detto più volte il leader Maurizio Landini, chiede «una legge sulla rappresentanza per cancellare i contratti pirata, per misurare la rappresentanza di tutti i soggetti».

Le posizioni di Cisl e Uil 

La Cisl chiede invece al governo di scommettere esclusivamente sulla contrattazione collettiva: «Noi pensiamo che il salario minimo in questo Paese vada fatto, ma con i contratti non con la legge, perché rischiamo di creare alibi alle imprese che a quel punto possono decidere di uscire dall’applicazione dei contratti, attestarsi rigorosamente sul rispetto della soglia indicata dall’eventuale legge e determinare una spirale verso il basso della dinamica delle retribuzioni», ha detto ieri, sempre al festival del Lavoro di Bologna, il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.

Una posizione che coincide con quella del governo, e vicina a quella della Uil che, ricordando che «la direttiva Ue sul salario minimo fu voluta dal sindacato europeo e varata dopo un intenso confronto», precisa che «in quel testo viene stabilito che nei Paesi in cui la contrattazione è consolidata, ad essa occorra fare riferimento». E quindi, «in coerenza con quel percorso e con quella norma, la Uil giudica positivamente la proposta del salario minimo per legge, purché quest’ultimo faccia riferimento ai contratti collettivi di lavoro maggiormente rappresentativi. Peraltro, il salario è una parte dei contratti e la sola definizione di una cifra minima non garantisce l’applicazione di tutti gli altri diritti».

A sinistra poi c’è chi teme che la maggioranza dribbli la questione, rimandando la discussione in Aula. «Ma non tollereremo in alcun modo che il salario minimo non venga calendarizzato e discusso nel più breve tempo possibile - avverte Riccardo Magi di +Europa - Sarebbe uno sgambetto gravissimo».

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