✕

Europee, mina “sovranista” di Salvini ma i piani di Meloni escludono la Lega

Ascolta l'audio

Il leghista oggi a Roma vede Le Pen e sfida la premier a dire no ai liberali. Lei valuta una maggioranza Ue che li includa o di restare leader dell’opposizione
2 minuti di lettura

ROMA — Ufficialmente, non cambia nulla: Giorgia Meloni lavora alacremente per un patto tra popolari e conservatori in vista delle Europee del 2024, sperando che i guai interni di Emmanuel Macron spingano i liberali a guardare a destra “tradendo” i socialisti. Questo sostiene da mesi la premier, questo risponderà a chi le dovesse chiedere di Matteo Salvini e della proposta di tenere unito il centrodestra italiano anche in Europa.

Ufficiosamente, però, è tutta un’altra storia. A Bruxelles non esiste un solo popolare o liberale di rango che possa accettare un patto con i leghisti, amici stretti di Marine Le Pen e degli estremisti di Afd. O che creda davvero ad un ribaltone che escluda i socialisti. Non sono fiduciosi neanche a Palazzo Chigi, sondaggi alla mano. Per questo, le parole del leader leghista rappresentano soltanto uno sgambetto alla presidente del Consiglio.

Per questo, la leader è costretta a fare i conti con un bivio assai più realistico: offrire nel 2024 i propri voti alla …

ROMA — Ufficialmente, non cambia nulla: Giorgia Meloni lavora alacremente per un patto tra popolari e conservatori in vista delle Europee del 2024, sperando che i guai interni di Emmanuel Macron spingano i liberali a guardare a destra “tradendo” i socialisti. Questo sostiene da mesi la premier, questo risponderà a chi le dovesse chiedere di Matteo Salvini e della proposta di tenere unito il centrodestra italiano anche in Europa.

Ufficiosamente, però, è tutta un’altra storia. A Bruxelles non esiste un solo popolare o liberale di rango che possa accettare un patto con i leghisti, amici stretti di Marine Le Pen e degli estremisti di Afd. O che creda davvero ad un ribaltone che escluda i socialisti. Non sono fiduciosi neanche a Palazzo Chigi, sondaggi alla mano. Per questo, le parole del leader leghista rappresentano soltanto uno sgambetto alla presidente del Consiglio.

Per questo, la leader è costretta a fare i conti con un bivio assai più realistico: offrire nel 2024 i propri voti alla “maggioranza Ursula” - quella che va dai socialisti ai popolari - regalando il controllo della destra euroscettica a Matteo Salvini, che oggi a Roma vedrà Marine Le Pen, oppure restare fuori dalla prossima Commissione. Lasciando che sia Antonio Tajani (e quel che resterà di Forza Italia, se qualcosa restasse) a rappresentare gli interessi dell’esecutivo in Ue.

È una scelta complessa. Che ieri un’intervista al Corriere della Sera di Salvini ha reso ancora più difficile. Il leghista ha prima sposato la causa di Le Pen – nemica di Macron, quello che a sentire i piani di FdI dovrebbe allearsi con Meloni – poi ha lodato il percorso dell’ultra destra dell’Afd, infine ha intimato a FI e a FdI di escludere ogni collaborazione con i socialisti e con il Presidente francese, proponendo un patto del centrodestra italiano per restare uniti a Bruxelles nel 2024.

A prendere per sincere le sue parole, si tratterebbe della pietra tombale su ogni ipotesi di ingresso di FdI in maggioranza. Ma la realtà è un’altra: Salvini vuole difendere l’idea che il voto alla Lega sia “utile” e spendibile, al pari di quello degli alleati. E nel frattempo sfida Meloni a dichiararsi ostile alle uniche due opzioni politiche che - almeno secondo le attuali proiezioni - la vedrebbero protagonista dei giochi che contano.

Non è un caso che il vicepremier leghista si esponga così. Il rischio, almeno secondo i sondaggi, è che nel 2024 ottenga un terzo degli eurodeputati del 2019, quando toccò quota 34%. E che Marine Le Pen, sua compagna di viaggio nel gruppo di Identità e democrazia, conquisti il triplo dei seggi della Lega. Di fatto, teme l’isolamento anche nel gruppo estremista scelto a Bruxelles.

Meloni, paradossalmente, ha un problema speculare: per determinare le caselle chiave della prossima legislatura (i presidenti di Commissione e Consiglio, la guida di Nato, Bce ed Europarlamento), deve partecipare alla nascita della nuova maggioranza in Europa. Sperare che i tumulti francesi stravolgano a tal punto gli equilibri continentali sembra un azzardo, a un anno dal voto. Sostenere invece una nuova “maggioranza Ursula” regalerebbe a Salvini la destra euroscettica, a cui la presidente del Consiglio non intende rinunciare. E allora, cosa fare?

Nelle ultime ore a Palazzo Chigi non si esclude il piano B, che può tradursi così: soltanto Forza Italia a rappresentare un pezzo dell’esecutivo italiano - magari con Tajani commissario - Fratelli d’Italia invece ufficialmente fuori, ma comunque dialogante sui singoli dossier. Un ponte tra il gruppo europeista di testa e quello dei Paesi a guida conservatrice dell’Est. All’opposizione, certo, ma distinti dalla pattuglia di Le Pen e Salvini. Provando a tutelare gli interessi italiani con la nuova Commissione, a partire dal Pnrr. Sperando di non pagare un prezzo troppo alto a Bruxelles, sperando di preservare a Roma un governo appeso agli umori della Lega. 

Leggi i commenti