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Autonomia differenziata, dubbi sui livelli essenziali: Amato, Bassanini, Gallo e Pajno si dimettono dal Comitato Cassese

L'ex premier ed ex presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato

 (ansa)
I quattro esperti chiamati a valutare la riforma Calderoli: “Non ci sono più le condizioni”. E auspicano un “ripensamento” per tornare “nei binari della Costituzione”. Il Pd e 5S: “Colpo finale al ddl”
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A tre mesi dalla sua istituzione, il Comitato per l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni voluto dal ministro Roberto Calderoli come organo di supporto per accompagnare la riforma dell’autonomia differenziata deve fare i conti con le dimissioni di quattro componenti. E si tratta di nomi rilevanti: due ex presidenti della Corte costituzionale come Giuliano Amato e Franco Gallo, Franco Bassanini, già ministro per la Funzione pubblica e gli affari regionali, e Alessandro Pajno, che è stato presidente del Consiglio di Stato.

In una lettera indirizzata a Calderoli e a Sabino Cassese, che guida il Comiitato, affermano di essere “costretti a prendere atto che non ci sono più le condizioni” per una loro partecipazione ai lavori. Ed elencano le loro motivazioni. Al centro, c’è la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep): un passaggio, affermano che richiede “una valutazione complessiva dei Lep che il Paese è effettivamente in grado di finanziare, valutazione che non può essere fatta materia per materia, perché ci si troverebbe alla fine nella condizione di non potere finanziare i Lep necessari ad assicurare l’esercizio dei diritti civili e sociali nelle materie lasciate per ultime”. Tale valutazione, sottolineano i quattro costituzionalisti, “spetta al Parlamento” e “il ricorso al criterio della spesa storica peraltro non risolve il problema, perché la spesa storica riflette le disuguaglianze territoriali nel godimento dei diritti fondamentali”.

Quello dei Lep è considerato un elemento decisivo dell’intero percorso della riforma. Il testo approvato in Consiglio dei Ministri prevede che il trasferimento delle competenze alle Regioni avverrà soltanto dopo la determinazione di relativi fabbisogni e costi standard.

Ma i problemi richiamati dalla lettera di Amato, Bassanini, Gallo e Pajno richiederebbero un intervento sul disegno di legge di Calderoli. Questo il testo integrale della missiva con i rilievi sollevati:

Amato, Bassanini, Gallo e Pajno assicurano di essere “pienamente consapevoli dell’importanza che avrebbe per il Paese una completa e corretta attuazione delle disposizioni costituzionali ricordate, a partire dalla completa determinazione dei Lep necessari per assicurare in tutto il territorio nazionale l’esercizio dei diritti civili e sociali superando disuguaglianze consolidate nel tempo ma non per ciò meno inaccettabili e meno incostituzionali”. E concludono: “Continueremo a sperare che nel corso dei prossimi mesi maturi un ripensamento tale da riportare il percorso di attuazione dell’autonomia regionale differenziata nei binari definiti dalla Costituzione”.

Sul caso delle dimissioni interviene il Pd: “Se non erano bastate le posizioni dei tanti presidenti di Regione, se non erano sufficienti i rilievi degli uffici competenti del Parlamento, oggi la lettera di Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno dà il colpo finale al progetto dell'autonomia differenziata di Calderoli e della Lega”, afferma il capogruppo al Senato, Francesco Boccia. Il merito della lettera, aggiunge, “demolisce lo scheletro di quel progetto di riforma dimostrando, se ancora ce ne era bisogno, che l'autonomia differenziata è solo una bandierina propagandistica del Carroccio che non ha possibilità di essere realizzata se non a costi che il Paese non si può permettere, pena l'ulteriore accentuazione delle diseguaglianze territoriali”. Attacchi anche dai 5S: “Siamo profondamente preoccupati per tutto ciò che ogni giorno emerge su questa riforma e ancora di più sulle prospettive nefaste per il futuro della nazione – afferma la capogruppo in commissione Affari costituzionali, Alessandra Maiorino -. Ma anche dal fatto che Giorgia Meloni, che non manca mai di definirsi patriota, in tutto questo sembri ignorare i rilievi degli esperti barattando l'unità e la coesione nazionale sul tavolo dell'alleanza con la lega di Salvini”.

Preoccupazione viene espressa anche da Mara Carfagna, presidente di Azione: “L’ultimo forte ed autorevole schiaffo all’autonomia differenziata di Calderoli arriva da due ex presidenti della Corte costituzionale, un ex presidente del Consiglio di Stato e un ex ministro. Il colpo da ko a una riforma iniqua e sbagliata, con molteplici criticità e profili di rischio, tra cui il nodo irrisolto del finanziamento di tutti i Lep prima del trasferimento delle competenze alle Regioni e il ricorso all’iniquo criterio della spesa storica”. E aggiunge: “Dopo i tanti pareri critici di giuristi, economisti, costituzionalisti e organi di controllo indipendenti, dopo gli allarmi di imprese e parti sociali, cos’altro serve perché il ministro prenda atto che la riforma è scritta male, rischia di disarticolare il Paese e di aumentare le disuguaglianze e i divari territoriali e va perciò solo ritirata? Non siamo contrari a devolvere maggiori competenze alle regioni- conclude Carfagna - ma lo si faccia rispettando il principio di uguaglianza di tutti i cittadini e quello di solidarietà verso i territori più fragili”. 

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