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Caso Santanchè, le opposizioni pronte a valutare la sfiducia: si cerca decisione condivisa

Un murale di protesta per invocare le dimissioni di Santanchè apparso alla Darsena di Milano, rivendicato da Cristina Donati Meyer

 (fotogramma)
Dal Pd ai 5S, si attende l’intervento della ministra al Senato. I dem sollecitano chiarezza anche sui fondi Covid. Patuanelli: “Se non sarà convincente, procederemo”. Il voto potrebbe scatenare la resa dei conti anche nel centrodestra
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ROMA – Su Daniela Santanchè la strategia delle opposizioni per ora è attendista. “Prima ascoltiamo cosa dirà in Senato e poi decideremo se sfiduciarla o meno”: è il leit motiv sia del Pd che del M5Stelle. “La ministra Santanchè espone i fatti, i gruppi parlano a commento 5 minuti ciascuno. Non ci sono mozioni”, riassume i passaggi Raffaella Paita, la coordinatrice di Italia Viva e capogruppo. Una mozione di sfiducia insomma si deciderà domani, in base a quanto sarà stata convincente la ministra sulla gestione poco limpida delle sue aziende, svelata dalle inchieste giornalistiche, a partire da quella di Report. La spada di Damocle della sfiducia resta sospesa.

Il giudizio politico già c’è, per la verità. Ed è quello che “per molto meno i…

ROMA – Su Daniela Santanchè la strategia delle opposizioni per ora è attendista. “Prima ascoltiamo cosa dirà in Senato e poi decideremo se sfiduciarla o meno”: è il leit motiv sia del Pd che del M5Stelle. “La ministra Santanchè espone i fatti, i gruppi parlano a commento 5 minuti ciascuno. Non ci sono mozioni”, riassume i passaggi Raffaella Paita, la coordinatrice di Italia Viva e capogruppo. Una mozione di sfiducia insomma si deciderà domani, in base a quanto sarà stata convincente la ministra sulla gestione poco limpida delle sue aziende, svelata dalle inchieste giornalistiche, a partire da quella di Report. La spada di Damocle della sfiducia resta sospesa.

Il giudizio politico già c’è, per la verità. Ed è quello che “per molto meno in altri Paesi si lascia l’incarico di governo, le dimissioni sono il minimo sindacale davanti a questi fatti, se confermati”: sono le parole di Elly Schlein, la segretaria dem.

Soprattutto una mozione di sfiducia “sarà decisa insieme agli altri gruppi”: assicura Debora Serracchiani, la responsabile Giustizia del Pd in una intervista al Corriere della sera. Serracchiani ricorda che, essendoci il bicameralismo, sarebbe stato opportuno che Santanchè riferisse anche alla Camera, oltre che al Senato.

Francesco Boccia, il presidente dei senatori dem, è convinto che non vadano sparate tutte e subito le contrarietà delle opposizioni. Quindi occorre prima valutare. È evidente che marciare insieme fa la forza delle opposizioni e, per ora, non sono alle viste fughe in avanti dei pentastellati per chiedere già domani la sfiducia. È sullo sfilacciamento della maggioranza piuttosto che Pd e 5Stelle contano. Le tensioni tra la Lega e Fratelli d’Italia sono tali che il “caso Santanchè” potrebbe essere la cartina di tornasole di una resa dei conti. Non bastano le parole di Matteo Salvini che dice di avere “assoluta fiducia nei colleghi sia di maggioranza che di opposizione”, fino a prova contraria. Non sembra che Giorgia Meloni abbia del resto difeso Santanchè a spada tratta: è stata la premier stessa ad annunciare che la ministra sarebbe andata in Parlamento a chiarire sulla gestione delle sue imprese, su Visibilia in particolare (ora al centro di una indagine della Procura di Milano), di cui fino a un anno fa è stata socia di maggioranza; sui rapporti con i fondi stranieri; sui dipendenti lasciati senza stipendio e Tfr; sui fornitori non saldati e sull’uso dei fondi Covid per la cassa integrazione. Come richiesto dalle opposizioni, appunto. E poi c’è stato l’episodio dell’ordine del giorno del Pd alla Camera, in cui si faceva espresso riferimento a Visibilia, e che è passato con il voto della maggioranza e accolto con il parere favorevole del governo. Malumori insomma nella maggioranza ce ne sono, e tanti.

Stefano Patuanelli, capogruppo grillino a Palazzo Madama, ribadisce: “La mozione di sfiducia potrebbe esserci se la ministra non convince”. I Dem però vogliono che il governo risponda anche all’interrogazione che hanno presentato e che incalza su fatti precisi, come i bilanci pubblici delle imprese. L’hanno depositata, prima firma Antonio Misiani e sottoscritta da tutto il gruppo dem, ma non è stata messa in calendario ancora. Boccia aveva affermato: “Il Pd vuole la verità, perché chi giura fedeltà alla Repubblica ha il dovere di dire sempre la verità e ha il dovere di essere trasparente nell’interesse esclusivo della Repubblica”.

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