Santanchè: il conflitto di interessi sulle concessioni balneari. Nella prima riunione a Chigi invia i suoi collaboratori
di Giuseppe Colombo , Antonio FraschillaUn murale di protesta per invocare le dimissioni di Santanchè apparso alla Darsena di Milano, rivendicato da Cristina Donati Meyer
(fotogramma)ROMA - Appena nominata ministra del Turismo aveva assicurato: “Non mi occuperò di spiagge”. E allo stesso tempo da Palazzo Chigi trapelavano possibili cambi di delega, con l’ipotesi di affidare la questione delle concessioni balneari al ministro per le Politiche del mare Nello Musumeci. Ma in realtà non c’è stato alcun cambio di delega e la ministra Daniela Santanchè continua ad occuparsene: nonostante sia la storica proprietaria del Twiga, uno dei più importanti stabilimenti balneari d'Italia, del quale ha appena ceduto sì le azioni, ma al compagno Dimitri Kunz e al grande amico e socio Flavio Briatore.
Daniela Santanchè in Senato: segui la diretta
Lo si scopre dalla prima riunione del tavolo tecnico-consultivo sulle concessioni, convocato martedì mattina dal governo, a Palazzo Chigi, per fare un punto con le associazioni dei balneari in vista dell’applicazione, prevista da una direttiva europea e rimarcata anche con diverse sentenze dei Tar, della direttiva Bolkestein, che prevede l…
ROMA - Appena nominata ministra del Turismo aveva assicurato: “Non mi occuperò di spiagge”. E allo stesso tempo da Palazzo Chigi trapelavano possibili cambi di delega, con l’ipotesi di affidare la questione delle concessioni balneari al ministro per le Politiche del mare Nello Musumeci. Ma in realtà non c’è stato alcun cambio di delega e la ministra Daniela Santanchè continua ad occuparsene: nonostante sia la storica proprietaria del Twiga, uno dei più importanti stabilimenti balneari d'Italia, del quale ha appena ceduto sì le azioni, ma al compagno Dimitri Kunz e al grande amico e socio Flavio Briatore.
Daniela Santanchè in Senato: segui la diretta
Lo si scopre dalla prima riunione del tavolo tecnico-consultivo sulle concessioni, convocato martedì mattina dal governo, a Palazzo Chigi, per fare un punto con le associazioni dei balneari in vista dell’applicazione, prevista da una direttiva europea e rimarcata anche con diverse sentenze dei Tar, della direttiva Bolkestein, che prevede la messa a gara delle concessioni. A questo tavolo, per il governo, c’erano anche Emanuela Tripi e Gianluca Caramanna. Non due nomi qualsiasi, ma il vice capo di gabinetto e il consigliere per i rapporti istituzionali della ministra Santanché.
Sulla direttiva Bolkestein, il governo Meloni ha preso tempo per avviare una mappatura delle concessioni, da chiudere entro il 27 luglio (data di scadenza, già prorogata, della delega), e che punta a dimostrare, attraverso il concetto della non scarsità delle risorse, che le gare non sono necessarie. Ma, come indicato ripetutamente da alcune sentenze dei giudici amministrativi, oltre che dall'Europa, la direttiva va applicata e spetta adesso al governo stabilire come e quando e, soprattutto, con quali criteri dovranno essere messe a bando le concessioni, e per quale corrispettivo. Oggi i canoni sono irrisori, a partire proprio da quello pagato dal Twiga.
La ministra del Turismo, lo scorso 22 novembre, davanti alla notaia Paola Casali ha venduto le sue quote dello stabilimento balneare di Forte dei Marmi: una parte, per un valore di 1,3 milioni di euro, è stata ceduta a Dimitri Kunz, il suo compagno; una seconda fetta, per 1,4 milioni, al suo amico e socio Briatore, che sarebbe stato proposto dalla ministra anche per la guida dell’Enit, l'Agenzia nazionale del turismo.
Infine affidata a Ivana Jelinic, che ha preso il posto dell'ex amministratore delegato Roberta Ferrari, dopo appena un mese dall'insediamento del governo Meloni. Uno spoils system alla velocità della luce. Seguito, qualche mese dopo, dalla soppressione della società, che è rinata con il nome di Enit S.p.A., società per azioni. Dove l'azionista è il ministero dell'Economia e delle Finanze. Ma il controllo e il coordinamento, nemmeno a dirlo, sono rimasti in capo al ministero del Turismo, guidato da Santanché.
Tornando al Twiga. Santanchè non è più socia, ma lo sono il suo compagno e uno dei suoi migliori amici. E sempre il 22 novembre è stato modificato anche lo Statuto della società, con una clausola che prevede la possibilità, se uno dei soci vende, che a vendere contestualmente siano anche gli altri. Insomma, si va insieme o si molla insieme. Twiga, nell’ultimo bilancio, come si legge nella relazione allegata, ha registrato “un risultato sorprendente rispetto al precedente esercizio: il fatturato è arrivato a 8,2 milioni, più 39 per cento rispetto all’anno precedente”. Affari d’oro a fronte di un costo della concessione di appena 19 mila euro all’anno. “Twiga ha dato più soldi a Fratelli d’Italia, quasi 26 mila euro, che allo Stato per un luogo che rende milioni di euro”, denuncia Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra.