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Schlein da Ventotene: “Europa, salari e sanità. Noi siamo l’alternativa”

Schlein davanti alla tomba di Spinelli a Ventotene

 (ansa)
La leader dem riunisce la segreteria nell’isola che fu la culla del sogno federalista. Opposizioni unite per la soglia dei 9 euro, c’è la proposta
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VENTOTENE - Mentre Giorgia Meloni si prepara a volare in Polonia per presiedere il summit dei conservatori europei che a Bruxelles hanno affossato il patto sui migranti proposto dall’Italia, Elly Schlein sbarca a Ventotene - nella culla del sogno federalista, là dove tutto è iniziato - per “svelare le bugie del governo” e “il fallimento dell’internazionale nazionalista”. Ai quali opporre la lezione dei padri dell’Europa unita, che “scelsero di rispondere alla guerra e all’odio con un’utopia”.

Prosecuzione ideale di quella sfida a distanza ingaggiata dalla leader del Pd con la presidente del Consiglio che è anche la signora dei sovranisti continentali. Decisa a dimostrare, riunendo l’intera segreteria nel luogo in cui Mussolini confinò gli oppositori politici, come sia proprio la prima premier post-fascista della storia repubblicana la vera nemica degli interessi tricolori. Traditi dai suoi stessi alleati, da Morawiecki a Orbàn, e da lei tutelati solo a parole:…

VENTOTENE - Mentre Giorgia Meloni si prepara a volare in Polonia per presiedere il summit dei conservatori europei che a Bruxelles hanno affossato il patto sui migranti proposto dall’Italia, Elly Schlein sbarca a Ventotene - nella culla del sogno federalista, là dove tutto è iniziato - per “svelare le bugie del governo” e “il fallimento dell’internazionale nazionalista”. Ai quali opporre la lezione dei padri dell’Europa unita, che “scelsero di rispondere alla guerra e all’odio con un’utopia”.

Prosecuzione ideale di quella sfida a distanza ingaggiata dalla leader del Pd con la presidente del Consiglio che è anche la signora dei sovranisti continentali. Decisa a dimostrare, riunendo l’intera segreteria nel luogo in cui Mussolini confinò gli oppositori politici, come sia proprio la prima premier post-fascista della storia repubblicana la vera nemica degli interessi tricolori. Traditi dai suoi stessi alleati, da Morawiecki a Orbàn, e da lei tutelati solo a parole: “Parole al vento”, simili all’onomatopea che dà il nome a questo lembo di terra sperso nel Tirreno.

La verità, per Schlein, è che Meloni e soci vogliono distruggere il progetto dell’Unione nato qui da un’intuizione di Altiero Spinelli, inumato nel piccolo cimitero dell’isola che lo vide internato: prima tappa del pellegrinaggio laico sulle orme dei fondatori. La prova fornita non solo dalle continue spallate alle istituzioni comunitarie, ma anche dall’ostilità contro tutti i meccanismi solidaristici a sostegno dei cittadini, specie i più deboli e meno garantiti.

Come spiegare altrimenti il no al salario minimo, previsto da una direttiva europea, sul quale i partiti di minoranza (eccetto Renzi) hanno finalmente trovato un accordo? Quando, durante la segreteria, Cecilia Guerra comunica in chat che alla Camera è stata depositata la proposta di legge per introdurre la soglia dei 9 euro l’ora sotto la quale nessun lavoratore può essere pagato, in sala scatta l’applauso.

E Schlein si scioglie in un sorriso: “Sui temi che mettono al centro le persone i loro bisogni le opposizioni ci sono e sono unite, al contrario della maggioranza che è divisa su tutto”. Il primo passo di una convergenza, lei ne è convinta, da allargare anche ad altri temi: “Sanità pubblica, lotta alle diseguaglianze, contrasto all’autonomia differenziata”. Certo, è ancora prematuro parlare di coalizione, la segretaria lo sa bene. Ma “se in Germania hanno riunito socialisti, liberali e verdi, perché non possiamo farlo pure noi un governo di alternativa alla destra?”.

Eccola la carta per lanciare la corsa alle prossime Europee: la contrapposizione a una compagine sovranista che “sta insieme solo per il potere e, a furia di litigi, paralizza l’Italia”. A un esecutivo “lento, campione di rinvii e scaricabarile, guardate cos’hanno combinato sul Mes”, rincara la leader dem. A patto, naturalmente, di condividere alcuni punti fermi: innanzitutto una certa idea di Europa.

“L’Europa dei popoli opposta a quella dei veti nazionali che ha in testa Meloni. I suoi amici ungheresi e polacchi se ne sono serviti per negare la solidarietà sull’accoglienza dei migranti ai danni dell’Italia. E invece che battersi la premier cosa fa? Gli dà ragione”, tuona la segretaria. “Fosse stato per loro, non avremmo neanche il Next Generation Eu”, insiste. “Allora mi chiedo: quando si dovrà discutere se renderlo strutturale e i suoi alleati del Nord diranno no, lei li accontenterà di nuovo?”. Preoccupata, anche, per “i ritardi di una maggioranza incapace che sul Pnrr rischia di farci perdere un’occasione unica”, avverte. Lasciandosi poi andare a una previsione: “È dura che durino perché non danno risposte su nulla”.

La gita stile Ferie d’agosto, il film di Virzì che a Ventotene ha appena terminato di girare il sequel, è finita. C’è giusto il tempo per inaugurare il primo circolo del Pd sull’isola intitolato a Ursula Hirschmann, la moglie di Eugenio Colorni che riuscì a portar fuori il manoscritto del Manifesto per un’Europa unita. Sta in una libreria che si chiama “Ultima spiaggia”, quasi un presagio per il Pd. “Se mi sento messa in discussione dal mio gruppo dirigente? No, il pluralismo è un valore”, dice mentre la nave sta mollando gli ormeggi. Lei, al contrario di un provatissimo Igor Taruffi, non soffre il mare: “Alle navigazioni difficili”, ride, “sono abituata”.

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