Dal Mes allo Ius soli, tra Conte e Schlein si riapre il fronte. Gelo dem dopo lo strappo su Santanchè: "Dei 5S non c’è da fidarsi”
di Giovanna CasadioElly Schlein e Giuseppe Conte
(fotogramma)ROMA - Sembrava fosse amore, invece saranno (se va bene) solo flirt. Perché “dei 5Stelle non c’è da fidarsi, giocano sempre a smarcarsi dal Pd”. Nelle file dem, il giorno dopo lo scherzetto grillino della fuga in avanti sulla mozione di sfiducia a Daniela Santanchè, circola grande malumore. Sul salario minimo l’intesa rosso-gialla è decollata con grande soddisfazione della segretaria Elly Schlein, che l’ha preparata in un paziente e ampio rammendo anche con Calenda e Fratoianni-Bonelli.
Ma da ieri sul pallottoliere dell’opposizione si contano di nuovo le differenze con Giuseppe Conte che, nella conferenza stampa sulla mozione di sfiducia a Santanchè ha affermato lapidario: “Il Pd fa in tempo ad aggiungersi”. Come dire: chi ci ama, ci segue. I Dem seguiranno infatti, per questa volta. Avevano in mente un’altra strategia, più graduale, attorno alla richiesta insistente di dimissioni della ministra del Turismo. Adesso si cambia.
E ora i rosso-gialli e i loro leader Schlein e Conte - al d…
ROMA - Sembrava fosse amore, invece saranno (se va bene) solo flirt. Perché “dei 5Stelle non c’è da fidarsi, giocano sempre a smarcarsi dal Pd”. Nelle file dem, il giorno dopo lo scherzetto grillino della fuga in avanti sulla mozione di sfiducia a Daniela Santanchè, circola grande malumore. Sul salario minimo l’intesa rosso-gialla è decollata con grande soddisfazione della segretaria Elly Schlein, che l’ha preparata in un paziente e ampio rammendo anche con Calenda e Fratoianni-Bonelli.
Ma da ieri sul pallottoliere dell’opposizione si contano di nuovo le differenze con Giuseppe Conte che, nella conferenza stampa sulla mozione di sfiducia a Santanchè ha affermato lapidario: “Il Pd fa in tempo ad aggiungersi”. Come dire: chi ci ama, ci segue. I Dem seguiranno infatti, per questa volta. Avevano in mente un’altra strategia, più graduale, attorno alla richiesta insistente di dimissioni della ministra del Turismo. Adesso si cambia.
E ora i rosso-gialli e i loro leader Schlein e Conte - al di là di abbracci in piazza, incontri al bar e foto fianco a fianco ai seminari sul lavoro - hanno davanti una strada di “competition is competition”, anche in vista della corsa per le Europee del 2024, in cui ciascuno gioca per sé con la legge proporzionale.
La frattura più profonda tra Pd e M5Stelle è sulla politica estera. Sull’Ucraina i grillini non si muovono dalla loro posizione di “stop all’escalation” e “no a nuovi invii di armi a Kiev”. Mentre il Pd è a favore del sostegno al popolo ucraino “con qualsiasi mezzo, incluso l’aiuto militare”, pur criticando una strategia solo militare e chiedendo una exit strategy diplomatica. Conte nell’intervista con Bruno Vespa in masseria a Manduria (dove Schlein non è andata), ha avvertito del rischio del conflitto nucleare “con la fornitura continua di armi” e dato una stoccata a Zelensky: “Sta diventando un eroe grazie alla nostra fornitura d’armi, non lascerei a lui la scelta di come e quando sedersi al tavolo e con quali condizioni”.
Prima che la questione degli aiuti militari a Kiev torni al voto parlamentare, c’è la ratifica del Mes a fare la differenza. Il rinvio deciso dalla maggioranza di destra ha irritato (e compattato) tutte le opposizioni. Se ne riparlerà tra 4 mesi. Ma la posizione su Mes sì o no rappresenta l’altra profonda frattura tra Pd e grillini. Il M5Stelle è sempre stato contrario al Mes. Il Pd ritiene sia uno strumento la cui riforma va intanto ratificata come hanno fatto tutti gli altri Paesi Ue (manca l’Italia all’appello) e che è bene avere a disposizione, se occorre. Roberto Fico, l’ex presidente della Camera e leader grillino, aveva chiarito: “Noi 5Stelle non siamo d’accordo ad accedere ai fondi del Mes”. Il governo Conte 2 era stato intransigente su questo.
A segnare la distanza è anche un tema che sembrava pacifico: lo Ius soli. La cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in Italia aveva raggiunto un punto di compromesso rosso-giallo nella passata legislatura. No “Ius soli” - ovvero la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati nel nostro Paese - ma lo Ius scholae: diventare cittadini italiani, dopo avere frequentato un ciclo di studi nelle scuole italiane. La proposta si arenò, boicottata dalla destra. Difficilmente con questa maggioranza vedrà la luce. Però Schlein conduce la fuga in avanti, riprendendo la battaglia iniziale del Pd: “Sì allo Ius soli e cambiare la Bossi Fini”. Solo pochi giorni fa, Conte ribadendo che la sicurezza deve essere “un problema della sinistra”, aveva precisato: “Lo Ius soli è sbagliato. Noi abbiamo lo Ius sanguinis e allora dobbiamo affiancare lo Ius scholae”.