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Autonomia differenziata, valanga di emendamenti: anche FI e FdI vogliono cambiare la riforma. Schlein: “Sarà mobilitazione”

Il ministro Roberto Calderoli

 (ansa)
Al Senato 557 proposte di modifiche al disegno di legge: oltre 400 dalle opposizioni. Calderoli si dichiara tranquillo, ma nel centrodestra sarà braccio di ferro. Il Pd chiede audizione di Cassese dopo le dimissioni dei 4 costituzionalisti dal comitato per i Lep
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ROMA - Una valanga di emendamenti delle opposizioni (oltre 400) per riscrivere completamente l’Autonomia differenziata, il progetto presentato dal ministro Roberto Calderoli e che è la scommessa politica della Lega. Ma soprattutto sono gli emendamenti presentati da Fratelli d’Italia (27) e da Forza Italia (7) a segnalare la difficoltà del cammino parlamentare del “federalismo à la carte”, con il quale si prevede di devolvere, a richiesta, alle Regioni tutte o parte delle 23 competenze, come indicato dal terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione. Complessivamente sono 557 le proposte di modifica depositate ieri in commissione Affari costituzionali del Senato: opposizione e maggioranza sostengono che siano di merito e non ostruzionistiche. Anche se Elly Schlein, parlando oggi in Sicilia, ha definito “nefasto” il disegno di legge ribadendo che avrebbe l’effetto di “aumentare le diseguaglianze che colpiscono soprattutto il Sud di questo Paese": “Un disegno che – ha aggiun…

ROMA - Una valanga di emendamenti delle opposizioni (oltre 400) per riscrivere completamente l’Autonomia differenziata, il progetto presentato dal ministro Roberto Calderoli e che è la scommessa politica della Lega. Ma soprattutto sono gli emendamenti presentati da Fratelli d’Italia (27) e da Forza Italia (7) a segnalare la difficoltà del cammino parlamentare del “federalismo à la carte”, con il quale si prevede di devolvere, a richiesta, alle Regioni tutte o parte delle 23 competenze, come indicato dal terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione. Complessivamente sono 557 le proposte di modifica depositate ieri in commissione Affari costituzionali del Senato: opposizione e maggioranza sostengono che siano di merito e non ostruzionistiche. Anche se Elly Schlein, parlando oggi in Sicilia, ha definito “nefasto” il disegno di legge ribadendo che avrebbe l’effetto di “aumentare le diseguaglianze che colpiscono soprattutto il Sud di questo Paese": “Un disegno che – ha aggiunto la segretaria dem - ha visto scavalcare anche le Regioni nel confronto. Ci stupisce che ci siano dei presidenti di Regione che, soltanto per la loro appartenenza politica, non contrastino questo disegno, perché è chiaro il suo effetto”. Da qui l’annuncio di una mobilitazione da parte del Pd.

Anche se Calderoli si mostra tranquillo (“Il testo certamente può essere perfezionato”), per l’Autonomia differenziata sarà braccio di ferro nello stesso centrodestra. Il partito di Giorgia Meloni con il capogruppo Lucio Malan rassicura: “Si vuole rafforzare il disegno di legge che è uno dei punti del programma della coalizione”. Però i meloniani ci tengono a precisare che prima di tutto va garantita “l’unità, la coesione e la solidarietà nazionale, va rafforzato il ruolo del Parlamento attraverso un maggiore coinvolgimento nella determinazione dei Lep (i livelli essenziali di prestazioni)”. Mario Occhiuto di FI insiste sulla “migliorabilità” del testo. La destra meloniana cerca comunque di abbassare la tensione e prevede l’entrata in vigore dell'Autonomia entro questa legislatura insieme alla riforma istituzionale. S’intende, la riforma che dovrebbe introdurre l’elezione diretta del premier. Insomma le due riforme devono marciare insieme. Mentre per Matteo Salvini l’obiettivo è l’ok all’Autonomia differenziata prima delle europee del 2024.

Le opposizioni sono in trincea contro “lo spezzatino-Italia” che l’Autonomia rappresenterebbe. Il M5Stelle di emendamenti ne ha presentati 204, il Pd 189. Spiega Andrea Giorgis che gli emendamenti dem mirano a escludere alcune materie dalle devoluzione, a garantire un maggiore ruolo del Parlamento, a puntare innanzitutto ai Livelli essenziali di prestazioni in tutto il territorio nazionale da definirsi con legge e non con dpcm, e a prevedere la reversibilità dei trasferimenti. Nel merito devono essere escluse dalla devoluzione le norme generali sull’istruzione, sulla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, del commercio con l’estero, della tutela e sicurezza del lavoro, dell’istruzione e delle professioni, della tutela della salute, dei porti e degli aeroporti civili, delle grandi reti di trasporto e di navigazione, dell’ordinamento della comunicazione, del trasporto e distribuzione nazionale dell’energia , della previdenza complementare e integrativa, del coordinamento della finanza pubblica, del sistema tributario, del credito a carattere regionale.

Per il M5stelle Alessandra Maiorino attacca: “Il ddl è inquietante, ancora di più alla luce della dimissioni dei quattro componenti del Comitato sui Lep”. Qualche giorno fa infatti hanno abbandonato la commissione sui Lep, voluta dal ministro Calderoli e presieduta da Sabino Cassese, alcune personalità di garanzia: Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno. Il Pd ha inviato una lettera al presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, Alberto Balboni chiedendo un’audizione con Cassese per capire se la commissione Lep andrà avanti e come.

Rincara il capogruppo dem, Francesco Boccia: “Bisogna correggere un testo che altrimenti spaccherà l'Italia". Da Sinistra-Verdi sono 99 gli emendamenti e il via libera all’Autonomia è subordinato all’individuazione dei Lep, come chiarisce Peppe De Cristofaro. Azione e Iv chiedono l’obbligatorietà del parere sui Lep e un controllo statale sulle materie strategiche.

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