Romano, consigliere del Guardasigilli: “Il gip non deve sostituirsi al pm: per Delmastro poteva consigliare nuove indagini”
di Liana MilellaBartolomeo Romano
ROMA - Via Arenula rompe il silenzio. E con Repubblica parla Bartolomeo Romano, consigliere giuridico del ministro della Giustizia Carlo Nordio e professore ordinario di diritto penale a Palermo.
La situazione dev’essere veramente grave se lei decide di parlare con noi.
“Io sono sempre pronto al dialogo perché penso che sia il presupposto di ogni riflessione comune”.
Lei è l’uomo dello scontro con la magistratura, era consigliere del ministro della Giustizia Angelino Alfano, è stato al Csm per il PdL, adesso è con Nordio e tutte le volte che c’è lei la politica litiga con i giudici: è un caso?
“Mah, lo trovo paradossale, perché io mi considero un moderato e una persona dialogante, e d’altra parte il mio percorso al Csm mi pare che lo abbia dimostrato. Ho diretto per oltre due anni l’ufficio studi con importanti magistrati, tra i quali oggi uno è Fiorentino, vice segretario generale del Csm, e l’altro, Erbani, è al Quirinale. Con tutti loro ho sempre avuto rapporti lineari e certo non …
ROMA - Via Arenula rompe il silenzio. E con Repubblica parla Bartolomeo Romano, consigliere giuridico del ministro della Giustizia Carlo Nordio e professore ordinario di diritto penale a Palermo.
La situazione dev’essere veramente grave se lei decide di parlare con noi.
“Io sono sempre pronto al dialogo perché penso che sia il presupposto di ogni riflessione comune”.
Lei è l’uomo dello scontro con la magistratura, era consigliere del ministro della Giustizia Angelino Alfano, è stato al Csm per il PdL, adesso è con Nordio e tutte le volte che c’è lei la politica litiga con i giudici: è un caso?
“Mah, lo trovo paradossale, perché io mi considero un moderato e una persona dialogante, e d’altra parte il mio percorso al Csm mi pare che lo abbia dimostrato. Ho diretto per oltre due anni l’ufficio studi con importanti magistrati, tra i quali oggi uno è Fiorentino, vice segretario generale del Csm, e l’altro, Erbani, è al Quirinale. Con tutti loro ho sempre avuto rapporti lineari e certo non conflittuali”.
Sì, però dai suoi scritti si evince che lei è un super garantista e certo non ama i magistrati.
“Mi riconosco pienamente nella qualifica di garantista. Che io non ami i magistrati è assolutamente falso, e direi perfino innaturale essendo io palermitano, in una città dove il contributo della magistratura è stato fondamentale per liberarci dalla mafia. E poi, sul piano personale, ho rapporti eccellenti con tantissimi magistrati, pur nella eventuale diversità delle reciproche opinioni”.
E in queste ore di grandissimo scontro tra palazzo Chigi, il suo ministero e le toghe che cosa le stanno dicendo questi magistrati? Forse di cambiare registro e abbassare i toni?
“Guardi, dal mio punto di vista, che si abbassino i toni è solo un dato positivo perché abbiamo già vissuto troppi anni in cui ci si scontrava urlando reciprocamente, mentre i temi della giustizia sono delicati e occorre rifletterci con il contributo di tutti, nessuno escluso”.
Beh, però non mi ha risposto, nessuna toga con cui lei parla sta criticando via Arenula?
“Che ci siano dei magistrati che criticano mi sembra noto e, d’altra parte, rientra nella libera manifestazione del pensiero, ma sono dell’idea che si debbano evitare le contrapposizioni preconcette e ideologiche”.
Perché il governo Meloni parla di attacco dei giudici? Solo perché un gip, come avviene tante volte, ha disatteso la decisione del pm? Ma voi non volete proprio questo, che il gip vigili sull’azione penale addirittura con tre giudici?
“Il punto è il seguente, una cosa è vigilare su cosa chiede il pm in materia di libertà personale, altro è sostanzialmente sostituirsi a lui. È vero che la legge prevede l’imputazione coatta, ma dal mio punto di vista si tratta di una possibilità che contrasta con la natura stessa del processo accusatorio, come del resto la previsione che il pm faccia indagini a favore dell’indagato, tant’è vero che la Cassazione ha più volte detto che si tratta di un dovere non vincolante”.
Per capirci, se il pm decide di archiviare in quel caso il gip può solo prenderne atto?
“Forse si potrebbe mantenere una soluzione mediana, che peraltro è già prevista, e cioè che il giudice inviti il pm a fare ulteriori indagini su profili specifici, ma poi la titolarità dell’azione penale deve rimanere nelle mani del pm”.
Stiamo parlando di un sistema in cui il pm, in questo modo, diventa potentissimo e di fatto incontrollabile.
“Mah, direi proprio di no, in ogni caso si tratta di una previsione che comunque va a favore della persona sottoposta alle indagini e che va letta quindi in chiave garantista. Rimarrebbe sempre ferma la possibilità della persona offesa di opporsi alla richiesta di archiviazione”.
Per essere chiari, con questo sistema, che sarebbe successo a Delmastro?
“Il giudice avrebbe potuto indicare al pm alcuni profili da approfondire invitandolo a fare un’ulteriore valutazione, ma non obbligandolo a formulare un’imputazione coatta”.
Anche via Arenula da oggi si affida alle “fonti”, e annuncia una stretta sulla segretezza del processo. Non sapremo più nulla di quello che accade nei palazzi di giustizia?
“Innanzitutto non so quali siano queste fonti, non ne sono informato, credo che il ministro si sia già espresso nel ddl che ha presentato in consiglio dei ministri. Lì c’è già una stretta sulla rivelazione delle intercettazioni, soprattutto se coinvolgono terzi estranei alle indagini”.
Sì, ma adesso se ne annuncia un’altra sulla totale segretezza della prima fase dell’inchiesta e soprattutto dell’avviso di garanzia.
“Ovviamente si tratta di ipotesi su cui bisognerà riflettere attentamente. Sull’informazione di garanzia siamo già intervenuti nello stesso ddl Nordio dando ad essa un maggiore spirito garantista e prevedendo la riservatezza dell’informazione medesima”.
Quindi non avete in mente una stretta ulteriore?
“Si tratta di una materia delicatissima in cui è necessario operare un bilanciamento tra l’esigenza di tutela delle persone sottoposte alle indagini e la riservatezza complessiva delle indagini stesse rispetto al sacrosanto diritto di informazione che nessuno vuole conculcare”.
Senta, io ho letto bene il ddl Nordio che vieta espressamente di pubblicare le intercettazioni se non sono nelle carte dei giudici e in dibattimento. La Fnsi lo definisce “il buio della democrazia”.
“In generale, ci sono degli ovvi limiti alla possibilità di pubblicare notizie segrete, ma anche quelle che riguardano le condizioni di salute o le preferenze sessuali delle persone. Ogni diritto va bilanciato con altri”.
Cosa avete in mente? Di vietare anche, dopo i casi Santanchè e Delmastro, la pubblicità dell’avviso di garanzia? Ma non è una misura che va contro il cittadino?
“Abbiamo già modificato l’informazione di garanzia nel ddl Nordio prevedendo che contenga una stringata descrizione del fatto e che la notifica avvenga con modalità che tutelino l’indagato, cercando di garantire la riservatezza. La sua funzione è quella di permettere di difendersi, non quella di rendere noto a tutti che la persona è sotto indagine”.
Lei sta confermando che una coltre di silenzio avvolgerà la prima fase del processo. Pensa che questo giovi a chi ci finisce dentro?
“Innanzitutto non è affatto così, non c’è la coltre di silenzio, semplicemente si cerca di informare, ma in forma riservata, la persona sottoposta a indagini in modo che si possa adeguatamente difendere”.
Facciamo un caso concreto. Nessuno avrebbe dovuto sapere, tranne lui, dell’iscrizione di Delmastro sul registro degli indagati?
“Avrebbe dovuto saperlo, in forma riservata, solo il diretto interessato. Per la sua esposizione mediatica, comunque, la vicenda sarebbe diventata nota. Qui non dobbiamo garantire i politici o le persone potenti, ma pensare alle migliaia di cittadini che abbiamo il dovere di tutelare”.
Qui, al momento, state cercando di tutelare la ministra Santanché e il sottosegretario Delmastro.
”Assolutamente no, come prova il fatto che il ddl Nordio ha visto la luce una ventina di giorni fa, ben prima che esplodessero questi fatti”.
Le intercettazioni, il vostro nemico, le renderete possibili solo per mafia e terrorismo? E non per i reati della pubblica amministrazione?
“C’è un ampio dibattito in corso con posizioni non del tutto sovrapponibili. C’è una riflessione molto attenta da fare e non è una riforma che può arrivare in pochi giorni”.
Sulla separazione delle carriere, palazzo Chigi annuncia che vuole andare alla riforma costituzionale, è vero?
“Questo è quello che tutti noi abbiamo letto più volte, perché affermato da molti esponenti della maggioranza. Quella riforma è dovuta, alla luce dell’articolo 111 della Costituzione. Ma dev’essere assolutamente chiaro, a mio avviso, che il pm non deve mai essere sottoposto all’esecutivo”.