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Mulè: “I due figli di Berlusconi successori naturali dei moderati. Fascina il suo ruolo già ce l’ha”

Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera

 
Intervista al vicepresidente della Camera: “Tajani sarà presidente solo fino al congresso. Fra un anno avremo il nuovo leader. Fusione con FdI? Non accadrà mai”
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Vicepresidente Giorgio Mulè, sarà un Berlusconi a succedere a Berlusconi alla guida di FI?

«Penso di non rivelare il terzo segreto di Fatima quando ricordo che ci fu un momento in cui Marina era pronta a scendere in campo».

Quando avvenne?

«Una decina d’anni fa, con uno slancio di grande generosità verso il padre, dopo la sua estromissione dal Senato. Ma alla fine fu proprio lui a convincerla a ripensarci».

Perché?

«Le disse: ti massacreranno, ti renderanno la vita impossibile».

Adesso però a essere tentato sembra il secondogenito.

«Nelle vene dei Berlusconi scorre non tanto il sangue della politica, ma il sangue dello spirito di servizio verso il Paese che si può concretizzare in un impegno politico».

Quindi il “per ora no” di Pier Silvio è un modo per prendere tempo e preparare il terreno?

«Non ho la capacità di leggere nella mente altrui. Ma se così fosse sarebbe un’eccellente notizia per l’Italia e per gli italiani».

E per FI, che diventerebbe un partito dinastico?

«S…

Vicepresidente Giorgio Mulè, sarà un Berlusconi a succedere a Berlusconi alla guida di FI?

«Penso di non rivelare il terzo segreto di Fatima quando ricordo che ci fu un momento in cui Marina era pronta a scendere in campo».

Quando avvenne?

«Una decina d’anni fa, con uno slancio di grande generosità verso il padre, dopo la sua estromissione dal Senato. Ma alla fine fu proprio lui a convincerla a ripensarci».

Perché?

«Le disse: ti massacreranno, ti renderanno la vita impossibile».

Adesso però a essere tentato sembra il secondogenito.

«Nelle vene dei Berlusconi scorre non tanto il sangue della politica, ma il sangue dello spirito di servizio verso il Paese che si può concretizzare in un impegno politico».

Quindi il “per ora no” di Pier Silvio è un modo per prendere tempo e preparare il terreno?

«Non ho la capacità di leggere nella mente altrui. Ma se così fosse sarebbe un’eccellente notizia per l’Italia e per gli italiani».

E per FI, che diventerebbe un partito dinastico?

«Sarebbe la naturale continuazione dell’eredità berlusconiana».

È una possibilità reale?

«Spero di sì. Serve una leadership forte e riconosciuta perché mai come oggi abbiamo l’opportunità di allargare il campo dei moderati, piantare in profondità il nostro essere essenziali nel centrodestra e nel governo, confermarci indispensabili nel dialogo con l’Europa».

Ma non può essere Fascina a raccogliere il testimone di Berlusconi?

«Marta è la prima a sapere che non esiste nessuno tra noi in grado di sostituire quel sole da lei adorato fino all’ultimo secondo della sua vita».

Comunque dovrà avere un ruolo?

«Già ce l’ha. È deputato, segretario della commissione Difesa. Dopodiché se vorrà un ruolo nel partito c’è posto per tutti e c’è bisogno delle energie di tutti».

È una coincidenza che Berlusconi le abbia lasciato 100 milioni, pari all’intero debito di Forza Italia?

«Solo chi non ha avuto il privilegio di vedere da vicino l’altruismo del presidente, che in vita destinò molto ma molto di più di 100 milioni in opere di beneficenza sconosciute, può nutrire un pensiero del genere. E cioè che il Cavaliere volesse far comprare FI a Fascina, alla quale lo legava soltanto amore puro».

Esclusi i figli e l’ultima “moglie”, c’è qualcun altro capace di esercitare quella leadership forte e riconosciuta di cui parlava prima?

«Lo deciderà la nostra comunità, non necessariamente fra i dirigenti di oggi. Magari qualcuno con la capacità di farci innamorare di un altro sogno».

E con Tajani, già presidente in pectore, come la mettiamo?

«In tutti questi anni intorno al Cavaliere hanno orbitato una serie di satelliti che ne prendevano la luce: Antonio era uno di questi. Ma la storia ci ha insegnato che chi si illudeva di potersi avvicinare tanto al sole Berlusconi poi ne è rimasto non scottato, ma bruciato. Tajani ha saputo restare a debita distanza».

Ora però il sole non brilla più, tant’è che 15 luglio incoronerete capo-partito proprio il vicepremier.

«Lo incoroneremo per la preparazione del congresso, che fra un anno stabilirà chi dovrà prendere le redini. Nel frattempo, occorrerà definire le modalità per un confronto continuo e serrato su tutte le questioni che riguardano l’azione di governo».

Sta chiedendo più collegialità, parola ignota al lessico forzista?

«Tajani è il primo a essere consapevole che, scomparso Berlusconi, FI dovrà condividere negli organi direttivi strategie politiche e punti dirimenti. È il metodo che lui stesso ha applicato durante il governo Draghi: riunioni di partito con i ministri, dossier e aggiornamenti costanti su tutti i passi dell’esecutivo».

Finora non l’ha fatto?

«Non era necessario perché c’era il Cavaliere. Tutti riportavamo a lui e lui decideva per tutti noi. E ciò che diceva era il verbo».

Per risolvere i vostri problemi interni, finirete per confluire nel partito di Giorgia Meloni?

«No perché non siamo sovrapponibili a Fratelli d’Italia. Né FI può essere annessa a valori, storie e idee che non consentono nessuna fusione, né a freddo né a caldo».

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