Ki Group da Invitalia e dalle banche: la richiesta di ridurre i debiti quando Santanchè era già ministra
di Antonio FraschillaDaniela Santanchè, ministra del Turismo
(ansa)ROMA — In Senato ha detto con sicurezza: «Non ho mai avuto il controllo e la gestione della Ki Group e in questa azienda non ho mai superato il 5 per cento della partecipazione». Ma la ministra Daniela Santanchè non solo ha dimenticato di dire di essere stata dal 2015 presidente del cda di Ki Group spa (la vecchia società che poi ha ceduto l’attività all’omonima srl). Ma non ha detto neanche che ancora oggi detiene il 5 per cento e che, come scrive in una perizia l’esperto nominato dal Tribunale di Milano sulla composizione bonaria per i 12 milioni di euro di debiti non pagati, il 22 novembre scorso, poco dopo la sua nomina a ministra, i legali della Ki Group srl hanno incontrato i vertici della società pubblica Invitalia. Il motivo? Chiedere di non versare i 2,7 milioni di euro di prestiti ricevuti. E negli stessi giorni i legali dell’azienda di cui lei è socia hanno incontrato anche altri creditori: e tra questi ci sono banche come la Popolare di Milano o la Popolare di Sondrio…
ROMA — In Senato ha detto con sicurezza: «Non ho mai avuto il controllo e la gestione della Ki Group e in questa azienda non ho mai superato il 5 per cento della partecipazione». Ma la ministra Daniela Santanchè non solo ha dimenticato di dire di essere stata dal 2015 presidente del cda di Ki Group spa (la vecchia società che poi ha ceduto l’attività all’omonima srl). Ma non ha detto neanche che ancora oggi detiene il 5 per cento e che, come scrive in una perizia l’esperto nominato dal Tribunale di Milano sulla composizione bonaria per i 12 milioni di euro di debiti non pagati, il 22 novembre scorso, poco dopo la sua nomina a ministra, i legali della Ki Group srl hanno incontrato i vertici della società pubblica Invitalia. Il motivo? Chiedere di non versare i 2,7 milioni di euro di prestiti ricevuti. E negli stessi giorni i legali dell’azienda di cui lei è socia hanno incontrato anche altri creditori: e tra questi ci sono banche come la Popolare di Milano o la Popolare di Sondrio e grandi aziende come Danone o la società Prelios. Insomma un conflitto di interessi permanente e costante per l’esponente del governo di Giorgia Meloni.
Repubblica ha letto la «relazione finale dell’esperto nella procedura di composizione negoziata della società Ki Group srl». Una relazione presentata lo scorso aprile e che ha bocciato questo tipo di intesa, tanto che adesso è in corso un concordato con i creditori per scongiurare istanze di fallimento. Di certo Ki Group poche settimane prima della formazione del governo Meloni aveva presentato con i suoi legali una proposta di composizione negoziata. La relazione del consulente della procura la boccia. E la stessa azienda la ritira, perché si rende conto di non poter portare avanti questa procedura. Sia perché si annunciano nuovi ingressi di liquidità dalla vendita di un immobile a Perugia gravato però da tre «ipoteche volontarie» per un totale di 1,5 milioni di euro. Sia perché non trova un accordo sulla riduzione del debito: Ki Group srl ha debiti con le banche per 1,8 milioni, con Invitalia per 2,7 milioni per un prestito con i fondi con l’emergenza Covid; ma anche con fornitori vari per 3,4 milioni, con dipendenti per 427 mila euro e con il Fisco per 858 mila euro. I legali incontrano i creditori per trovare una intesa: «il 25 novembre» si vedono con i manager del Banco di Desio e della Banca popolare di Milano, «il 22 novembre» con quelli di Invitalia, «il 21 novembre con i dirigenti della Danone spa». Incontrano anche i dipendenti, difesi dall’avvocato Davide Carbone, che chiedono il pagamenti del loro Tfr , alcuni dei quali «rischiano di non riceverlo più», come ribadisce il legale.
Insomma, c’è un’azienda (di cui è socia una ministra) che chiede aiuto a società di Stato e al sistema bancario. E a proposito di banche: Santanchè nel 2011 aveva già bussato alle porte del Banco popolare di Milano per chiedere un fido e, come raccontato da Report, venne fuori una intercettazione nella quale l’allora sottosegretaria si diceva pronta ad organizzare un incontro tra i manager della banca e l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il capo di Bankitalia Mario Draghi.
La ministra al Senato ha assicurato che tutti i creditori saranno soddisfatti, perché spiega di aver avuto «questa notizia» anche se non si «è mai occupata dell’azienda». Ma raccontano le ex dipendenti, licenziate, Monica Lasagna e Raffaella Caputo: «Abbiamo ricevuto sempre indicazioni da Santanchè e dal figlio Lorenzo, che quando aveva dubbi chiamava la mamma». Mentre nel frattempo la società, che ha sede allo stesso indirizzo della altre aziende della ministra, continua a chiedere aiuto ai creditori che dipendono, in alcuni casi, dai compagni di banco a Palazzo Chigi della Santanchè: come Invitalia che fa capo al ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti.