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Nel fortino di Meloni: “Il governo non vacillerà, gli italiani sono con me”

Giorgia Meloni

 (ansa)

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Per la premier è in atto un tentativo di colpire l’esecutivo: “Alcuni poteri vogliono crearmi problemi, ma io non voglio replicare alle provocazioni”
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ROMA - Non sottovaluta quello che sta accadendo al suo governo e al suo partito. Ministri in bilico, viceministri ad altissimo rischio di rinvio a giudizio, addirittura il Presidente del Senato — un uomo di strettissima fiducia, l’inventore di FdI — nella tempesta per come ha gestito pubblicamente la notizia della denuncia subita dal figlio per violenza sessuale. Visto da palazzo Chigi, è in atto un tentativo di colpire l’esecutivo e la forza politica che la leader ha condotto dal 3 al 30%. E però, la premier ha evitato finora commenti davanti alle telecamere.

Giura di non voler alzare la tensione. Ha invitato i dirigenti a fare lo stesso, professando un metodo antico: calma e sangue freddo. “Io non rispondo alle provocazioni”, sostiene in queste ore. Così le considera, almeno. Ciononostante, Meloni non intende neanche sottrarsi a un’analisi ruvida di quanto accaduto e potrebbe accadere. “Avevo messo in conto che un certo potere costituito si sarebbe dimenato per impedire riforme…

ROMA - Non sottovaluta quello che sta accadendo al suo governo e al suo partito. Ministri in bilico, viceministri ad altissimo rischio di rinvio a giudizio, addirittura il Presidente del Senato — un uomo di strettissima fiducia, l’inventore di FdI — nella tempesta per come ha gestito pubblicamente la notizia della denuncia subita dal figlio per violenza sessuale. Visto da palazzo Chigi, è in atto un tentativo di colpire l’esecutivo e la forza politica che la leader ha condotto dal 3 al 30%. E però, la premier ha evitato finora commenti davanti alle telecamere.

Giura di non voler alzare la tensione. Ha invitato i dirigenti a fare lo stesso, professando un metodo antico: calma e sangue freddo. “Io non rispondo alle provocazioni”, sostiene in queste ore. Così le considera, almeno. Ciononostante, Meloni non intende neanche sottrarsi a un’analisi ruvida di quanto accaduto e potrebbe accadere. “Avevo messo in conto che un certo potere costituito si sarebbe dimenato per impedire riforme che sono necessarie — sostiene — Quindi sono consapevole di cosa accade, ma decisa a continuare il mio lavoro con serenità e concentrazione”.

È una posizione che racchiude molto: i tradizionali proclami che mettono in opposizione la destra con le elite dominanti e la chiamata a raccolta delle truppe nella difficoltà, in nome del mandato elettorale ricevuto. Ma anche un’ostentata tranquillità, che si basa sostanzialmente su una consapevolezza: al momento, i numeri parlamentari e gli avversari poco compatti non permettono di immaginare grandi alternative all’attuale schema politico. E però, ancora una volta: la premier non sottovaluta quello che sta accadendo. Non può ridimensionare gli ostacoli, soltanto giura che quelli degli ultimi giorni non le faranno perdere lucidità: “Se qualcuno pensa davvero di crearmi problemi così — dice — sperando di far vacillare un governo che sta facendo bene in Italia e all’estero, faccia pure, se ne assume la responsabilità. Solo che il tentativo non andrà in porto, perché a me interessa unicamente il consenso degli italiani”.

Ancora il consenso, di nuovo la promessa di difendere la stabilità dell’esecutivo senza farsi condizionare da quanto sta travolgendo dirigenti di rango di Fratelli d’Italia, uomini fidati, amici. Certo, il comunicato di giovedì con cui le “fonti” di Palazzo Chigi si sono scagliate ad agenzie unificate contro i magistrati non sembra andare nella direzione della pacificazione, né preludere a un abbassamento dei toni. La leader, però, considera quel passaggio — che ovviamente ha vagliato e avallato — una sintesi di quanto sta accadendo, oltreché una reazione dettata da semplice realismo: “Non ho picchiato duro — sostiene — Ho preso atto che si vuole alzare lo scontro, ma non rispondo alle provocazioni”. Che è un altro modo per dire ai suoi: calma e sangue freddo, evitiamo altri incidenti.

Non risponde alle provocazioni, ma non sembra certo frenare. Ad esempio, non rallenta il progetto di via Arenula di intervenire sulla giustizia. Anzi, al vertice dell’esecutivo sembra di assistere in queste ore a una dinamica per certi versi paradossale: il Guardasigilli Carlo Nordio — spesso bacchettato ufficiosamente da Palazzo Chigi a causa di posizioni ultragarantiste o in conflitto diretto con le toghe — rischia di trasformarsi nell’interprete di una linea politica che può riassumersi così: nessun passo indietro, nessun tentennamento per riformare il pianeta dei giudici.

Prima ancora del conflitto con le toghe, però, c’è la sensazione che sia iniziata a Palazzo Chigi una partita differente: tutta politica, o comunque politica prima ancora che giudiziaria. Così, almeno, Meloni sembra interpretare la sequenza di fatti, indiscrezioni, scandali emersi nell’ultima settimana. Anche se si tratta di inchieste che, in realtà, non hanno sorpreso nessuno: da mesi attendevano di arrivare al pettine. Ma la presidente del Consiglio ostenta comunque una posizione che fonde assieme distacco e promessa di battaglia. “Continuo a fare il mio lavoro, le cose in Italia vanno bene, sono concentrata su altro”. Come a dire: non temo ribaltoni, non torno indietro, non riuscirete a fermarmi.

Pesa in questi ragionamenti il richiamo costante alla volontà degli elettori, perché rappresenta un collante e un lavacro che il centrodestra ha sempre considerato decisivo. Non a caso, la presidente del Consiglio assicura di essere “concentrata sul lavoro da fare, che sta dando ottimi risultati”. Una preoccupazione, quello del rapporto tra leader ed elettori, che sembra venire prima di tutto: prima del tradizionale approccio dialogante con le toghe e di una filosofia storicamente poco garantista (anzi, spesso giustizialista). E d’altra parte, non va sottovalutato l’istinto di Meloni di mettere il proprio corpo tra i suoi uomini e i problemi che rischiano di travolgerli. Almeno finché la situazione non diventi insostenibile. Su tutti, angoscia il caso Santanchè. Da settimane, nella maggioranza e a Palazzo Chigi, nessuno nega che la chiusura delle indagini e l’emergere dei dettagli dell’inchiesta possano infine imporre un passo indietro della ministra.

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