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Emma Bonino: “Da La Russa mi sarei aspettata dignitoso silenzio. Il pregiudizio contro le donne è ancora troppo forte”

Emma Bonino, 75 anni

 
Intervista alla leader di +Europa: “Abbiamo picconato la mentalità maschilista ma non è bastato”
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ROMA – Emma Bonino, leader di + Europa, radicale e femminista, ex ministra degli Esteri, le battaglie delle donne sembrano vane: una donna che denuncia uno stupro continua ad essere la prima sospettata?

“Sì. Prevale l’idea che se l’è cercata. Forse per questo le denunce avvengono dopo giorni o settimane. C’è un pregiudizio forte. Dico sempre che i diritti conquistati non sono una volta e per sempre, ma vanno coltivati, alimentati, protetti, se no ti svegli una mattina e non ce li hai più”.

Della vicenda La Russa cosa pensa: è la difesa che un padre fa del proprio figlio accusato di stupro?

“Ovvio e comprensibile che un padre difenda il figlio di fronte ad accuse gravi divenute di dominio pubblico. Ma la prima uscita del presidente del Senato ha dato l'impressione di essere un'assoluzione preventiva e soprattutto un attacco alla credibilità e alla dignità della presunta vittima”.

C’è una sgrammaticatura istituzionale, visto che è la seconda carica dello Stato a prendere questa pos…

ROMA – Emma Bonino, leader di + Europa, radicale e femminista, ex ministra degli Esteri, le battaglie delle donne sembrano vane: una donna che denuncia uno stupro continua ad essere la prima sospettata?

“Sì. Prevale l’idea che se l’è cercata. Forse per questo le denunce avvengono dopo giorni o settimane. C’è un pregiudizio forte. Dico sempre che i diritti conquistati non sono una volta e per sempre, ma vanno coltivati, alimentati, protetti, se no ti svegli una mattina e non ce li hai più”.

Della vicenda La Russa cosa pensa: è la difesa che un padre fa del proprio figlio accusato di stupro?

“Ovvio e comprensibile che un padre difenda il figlio di fronte ad accuse gravi divenute di dominio pubblico. Ma la prima uscita del presidente del Senato ha dato l'impressione di essere un'assoluzione preventiva e soprattutto un attacco alla credibilità e alla dignità della presunta vittima”.

C’è una sgrammaticatura istituzionale, visto che è la seconda carica dello Stato a prendere questa posizione?

“Appunto, La Russa non è solo un padre, è anche la seconda carica dello Stato e un dignitoso silenzio accompagnato dalla conferma della fiducia nella magistratura oltre che nel proprio figlio sarebbe stato a mio avviso più consono, decisamente meglio”.

L’avvocato Ignazio La Russa difensore del figlio ha avuto la meglio su Ignazio La Russa presidente del Senato?

“È stata l'impressione che hanno avuto tutti e non credo sia errata”.

Del ‘Me too’, del codice rosso sulla violenza contro le donne cosa resta? Il pregiudizio è più forte di tutto?

“È un pregiudizio radicato a fondo in un certa mentalità maschilista ancora molto diffusa, se non maggioritaria, secondo la quale la donna che denuncia è per definizione poco credibile e la violenza sessuale difficilmente provabile. È una mentalità maschilista che abbiamo picconato ma che continua ad esistere in sottofondo. Continuiamo a picconarla”.

Il giornalista Filippo Facci, che dovrebbe collaborare con la Rai, ha ricordato in un suo articolo che la ragazza presunta vittima di violenza aveva assunto droga: si chiama vittimizzazione secondaria.

“Su Facci niente di nuovo. Lasciamo perdere”.

Meloni blinda i suoi, da Santanchè a Delmastro a La Russa?

“I guai di questi giorni non sono d'aiuto al governo, ma starei molto attenta a dare loro una lettura politica collegata all'azione, peraltro estremamente contraddittoria, che il governo porta avanti sulla giustizia”.

Per la ministra Roccella c'è una similitudine tra Santanchè e l'errore giudiziario su Enzo Tortora.

"È una affermazione davvero fuori luogo".

La destra però ha aperto lo scontro con la magistratura?

“Guardi, io non credo che questi casi abbiano a che vedere, come la retorica di governo vorrebbe far passare, con lo scontro in atto sulle riforme in materia di giustizia. Credo piuttosto che abbiamo a che fare con il livello della classe dirigente di questo governo. Classe dirigente che di fronte a problemi complessi sa solo invocare il proibizionismo”.

Lei e +Europa siete favorevoli alla riforma Nordio sulla giustizia?

“Non siamo di fronte ad una riforma organica della giustizia ma ad alcuni interventi in parte condivisibili in parte no, in parte migliorabili. Manca l'architrave di una riforma che sarebbe la separazione delle carriere e manca un approccio autenticamente liberale alla giustizia”.

Non teme che il garantismo della destra sconfini nell’impunità?

“Il rischio che vedo non sta nella volontà di limitare la diffusione delle intercettazioni o la custodia cautelare, quanto nella concezione della giustizia e del diritto penale che questo governo ha espresso sin dai primi mesi di mandato. Nuovi reati, addirittura nuovi reati universali, introdotti anche per decreto. Il carcere come unica risposta a fenomeni sociali complessi. L'opposto dell'idea di riforma liberale che il ministro Nordio si affanna ad esprimere”.

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