La Rai sovranista inciampa su Facci, imbarazzo per la frase su La Russa: il dilemma del contratto per la nuova trasmissione
di Giovanna VitaleLa sede Rai di viale Mazzini, a Roma
(ansa)ROMA - Fermare o no la striscia di Filippo Facci, annunciata venerdì scorso a Napoli come una delle novità più significative della Rai meloniana? Perfezionare il contratto con l’editorialista di Libero - noto per le sue discutibili tesi sulle donne e l’Islam, i grillini e i meridionali - oppure cedere al pressing delle opposizioni e dargli il benservito, anche per evitare guai peggiori in corso d’opera?
È il dilemma che affligge in queste ore i vertici di Viale Mazzini, alle prese con lo tsunami scatenato dal commento che colpevolizza la presunta vittima di stupro consumato da La Russa jr, pubblicato sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti.
Comunque si decida, un inciampo serissimo per i sovranisti alla guida della Tv di Stato: se infatti Facci, nonostante tutto, firmerà per condurre la rubrica giornaliera che precede il Tg2, già inserita nei palinsesti autunnali, rischieranno l’accusa di sessismo e misoginia; se invece faranno marcia indietro, verranno tacciati di imprudenza e …
ROMA - Fermare o no la striscia di Filippo Facci, annunciata venerdì scorso a Napoli come una delle novità più significative della Rai meloniana? Perfezionare il contratto con l’editorialista di Libero - noto per le sue discutibili tesi sulle donne e l’Islam, i grillini e i meridionali - oppure cedere al pressing delle opposizioni e dargli il benservito, anche per evitare guai peggiori in corso d’opera?
È il dilemma che affligge in queste ore i vertici di Viale Mazzini, alle prese con lo tsunami scatenato dal commento che colpevolizza la presunta vittima di stupro consumato da La Russa jr, pubblicato sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti.
Comunque si decida, un inciampo serissimo per i sovranisti alla guida della Tv di Stato: se infatti Facci, nonostante tutto, firmerà per condurre la rubrica giornaliera che precede il Tg2, già inserita nei palinsesti autunnali, rischieranno l’accusa di sessismo e misoginia; se invece faranno marcia indietro, verranno tacciati di imprudenza e imperizia per aver scelto, in qualità di volto di punta del servizio pubblico, un polemista risaputo per le sue idee controverse e divisive.
«Una ragazza di 22 anni era indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo»: così l’editorialista racconta, in modo a dir poco agghiacciante, l’ex compagna di liceo che ha denunciato il figlio del presidente del Senato. Parole infine rinnegate, ma solo formalmente: «Riscriverei quella frase? No, perché conta un solo fatto: che la frase non ha portato niente di buono e che ha fatto malintèndere un intero articolo. La professionalità innanzitutto, l’orgoglio personale poi», replica Facci nel tardo pomeriggio, nel tentativo di placare la bufera e salvare il suo reclutamento catodico. Come si evince dalle attenuanti rivendicate subito dopo: «È un passaggio stilistico, può non piacere, e la mia sconfitta professionale e il mio dispiacere derivano proprio dal fatto che ci abbiano montato un caso senza aver letto l’articolo da cui il passaggio è estrapolato», spiega il giornalista. «Chi l’ha letto per intero l’ha giudicato equanime ed equilibrato», si difende. Per cui si tratta di una polemica «costruita sul nulla», si autoassolve, allo scopo di investire la Rai, «colpevole di avermi proposto una collaborazione per ora non formalizzata».
Basterà per far dimenticare l’oltraggio ai danni di una ragazza, forse abusata, e riconquistare il video che sembra vacillare? Per il Pd, che ha sollevato il caso, assolutamente no. «Conviene affidare un programma a chi si esprime così su un giornale e fa vittimizzazione secondaria?», aveva tuonato al mattino Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segretaria Schlein. «Il servizio pubblico può consentire una lettura del genere sulle donne? Pensateci bene dirigenti di Viale Mazzini. La Rai è di tutti ma non può esserlo dei sessisti, dei razzisti e del pensiero fascista». Da lì in poi, è una slavina. «La Tv di Stato non può tollerare chi usa un simile linguaggio», sentenzia la grillina Alessandra Maiorino: «Facci va tolto dal palinsesto». Stessa richiesta di Riccardo Magi: «È giusto premiare con un bella trasmissione chi bullizza in prima pagina una ragazza presunta vittima di stupro? È davvero questa la tv dei patrioti?», si domanda il deputato di +Europa. Mentre il capogruppo dem in Vigilanza, Stefano Graziano, chiama direttamente in causa Giorgia Meloni: «Possibile che la prima presidente del Consiglio donna non abbia trovato il tempo e il coraggio per condannare queste frasi volgari, misogine e sessiste usate da uno che è chiaramente incompatibile con il servizio pubblico?». Un «troglodita», lo definisce Carlo Calenda: «In ogni altro Paese europeo dopo questa roba qui, non scriverebbe più neppure sul giornale condominiale». E dunque, rincara Marina Sereni: «È questa la nuova Rai della premier Meloni?». Alla quale voci di corridoio attribuiscono la sponsorizzazione: sarebbe stata l’inquilina di Chigi a pretendere una striscia quotidiana per il giornalista di Libero.
Nel frattempo, già oggi il verde Angelo Bonelli depositerà un’interrogazione in Vigilanza per sapere «come sia possibile permettere a Facci di condurre su una rete pubblica». E domani in Cda Francesca Bria farà mettere a verbale quanto chiesto ieri: «I vertici sospendano la striscia». Perché, dice il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani, «il linguaggio di Facci è incompatibile con il servizio pubblico». Un’ondata di sdegno difficile da reggere per i sovranisti che vogliono virare a destra la narrazione in Rai. Se è questa, conviene cambiare canale.