✕

La galassia Dc si ritrova ai funerali di Forlani. Monsignor Paglia: “Bevve la cicuta fino in fondo”

Esequie di Stato come per Berlusconi, ma nello stile della Balena bianca: accanto a Mattarella sfilano protagonisti ed eredi della Prima Repubblica. L’omelia ricorda la “tempesta giudiziaria” di tangentopoli. E in piazza fa capolino una bandiera scudocrociata
2 minuti di lettura

Funerali di Stato, pure questi. Lutto nazionale, come per Silvio Berlusconi. Epperò che stile, che atmosfera diversi alle esequie di Arnaldo Forlani. Stile diccì in purezza: sobrietà. Grisaglie, prelati e suore nei banchi. Tante teste canute che furono il motore democristiano nei territori. Certo, la Balena bianca non c’è più e dell’esercito che governò l’Italia, in quasi tutti i suoi gangli, per mezzo secolo, ora resta un demi-monde, sempre più rimpicciolito, come succede sempre quando la storia volta pagina e di granelli nella clessidra ne restano pochi. Del “Caf”, Forlani era l’ultimo rimasto in vita, a 97 anni, l’ex presidente del Consiglio più longevo di sempre. Alla basilica dei Santi Pietro e Paolo, all’Eur di Roma, si rivedono Paolo Cirino Pomicino e Vincenzo Scotti. E le generazioni dopo, che sopravvissero alla Dc sposando nuovi corsi: Pier Ferdinando Casini, in prima fila accanto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lorenzo Cesa e Marco Follini, Gianfranco Roto…

Funerali di Stato, pure questi. Lutto nazionale, come per Silvio Berlusconi. Epperò che stile, che atmosfera diversi alle esequie di Arnaldo Forlani. Stile diccì in purezza: sobrietà. Grisaglie, prelati e suore nei banchi. Tante teste canute che furono il motore democristiano nei territori. Certo, la Balena bianca non c’è più e dell’esercito che governò l’Italia, in quasi tutti i suoi gangli, per mezzo secolo, ora resta un demi-monde, sempre più rimpicciolito, come succede sempre quando la storia volta pagina e di granelli nella clessidra ne restano pochi. Del “Caf”, Forlani era l’ultimo rimasto in vita, a 97 anni, l’ex presidente del Consiglio più longevo di sempre. Alla basilica dei Santi Pietro e Paolo, all’Eur di Roma, si rivedono Paolo Cirino Pomicino e Vincenzo Scotti. E le generazioni dopo, che sopravvissero alla Dc sposando nuovi corsi: Pier Ferdinando Casini, in prima fila accanto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lorenzo Cesa e Marco Follini, Gianfranco Rotondi e Luciano Ciocchetti oggi deputati di FdI, Matteo Renzi e Bruno Tabacci. Bobo Craxi, erede di un pezzo del Caf, in fondo alla chiesa, dove appare anche Bruno Vespa. Ecco Nicola Zingaretti, che quando Forlani lasciava la segreteria della Dc, era il 1992, veniva eletto a capo della Sinistra Giovanile, i ragazzi dei Ds. Poi uno dei protagonisti della stagione che venne dopo la Dc, Gianni Letta.

Dell’attuale governo, c’era solo la ministra forzista dell’Università, Anna Maria Bernini. Nessun ministro dei Fratelli d’Italia, né la premier Giorgia Meloni, indaffarata in Lettonia. Per la Camera, il presidente leghista Lorenzo Fontana e il vice azzurro Giorgio Mulè. Assente quello del Senato, Ignazio La Russa, con la rappresentanza di Palazzo Madama affidata appunto a Casini.

Del resto, come ha ricordato monsignor Vincenzo Paglia nell’omelia, l’epoca del Forlani potente si era chiusa da un pezzo. “La sua uscita di scena fu totale e irrevocabile”. Trent’anni fa. Tempi di Tangentopoli, la pena per il caso Enimont. “Arnaldo l’ho conosciuto – riprende - quando si abbatté su di lui la tempesta giudiziaria, ricordo il suo equilibrio e la sua mitezza. La cicuta la bevve fino in fondo”. Restano, per Paglia, “il suo rigore, il suo senso delle istituzioni, la sua fede”. Restano gli aneddoti. Riecco Rotondi: “Forlani mi raccontò di essere venuto a studiare a Roma, e di aver preso una stanza in un pensionato universitario che si trovava a piazza del Gesù, nel palazzo che poi sarebbe divenuto la sede della Dc. Al primo piano c'era uno studio legale dove faceva pratica Giulio Andreotti. Prima ancora di entrare nella Dc, dunque, Forlani conobbe Andreotti, e proprio nel palazzo che diverrà il simbolo del potere democristiano”. E resta una bandiera dello scudo crociato. Una sola. L’ha portata nella basilica un pensionato di Macerata, Ivano: “Macerata, terra ultra forlaniana”, ricorda con lo spirito del militante diccì. Lo spirito di un tempo che non c’è più.

(ansa)

Leggi i commenti