Tajani: “Con Marina Berlusconi parlo ogni giorno. Forza Italia sopravviverà”
di Carmelo LopapaIl presidente di Forza Italia e vicepremier, Antonio Tajani
ROMA – Il miraggio della rinascita di Forza Italia dalle ceneri del suo fondatore è già tramontato? Il 19 giugno, quattro giorni dopo i funerali di Silvio Berlusconi, il sondaggio Youtrend-Skytg24 regalava al partito un sorprendente 9,5 per cento, sulla scia dell’emozione. Ieri, lo stesso rilevamento, venti giorni dopo, registrava il 6,1. La remuntada, teme qualche parlamentare, finisce qui. La grande incognita è quel che sarà dopo l’estate e ancor più in vista delle Europee, se la discesa continua. Antonio Tajani, al telefono da Vilnius - dove sarà impegnato con la premier Meloni al vertice Nato di oggi e domani - si infervora. Mancano quattro giorni al Consiglio nazionale di sabato che lo incoronerà presidente del partito, in attesa del congresso di primavera.
Tra i suoi c’è preoccupazione, ministro Tajani. Le voci sono arrivate anche a lei in Lituania?
«Ci hanno dati per morti, scomparsi, estinti più o meno ogni anno, dal 1994 ad oggi. Saranno forse le preoccupazioni dei solit…
ROMA – Il miraggio della rinascita di Forza Italia dalle ceneri del suo fondatore è già tramontato? Il 19 giugno, quattro giorni dopo i funerali di Silvio Berlusconi, il sondaggio Youtrend-Skytg24 regalava al partito un sorprendente 9,5 per cento, sulla scia dell’emozione. Ieri, lo stesso rilevamento, venti giorni dopo, registrava il 6,1. La remuntada, teme qualche parlamentare, finisce qui. La grande incognita è quel che sarà dopo l’estate e ancor più in vista delle Europee, se la discesa continua. Antonio Tajani, al telefono da Vilnius - dove sarà impegnato con la premier Meloni al vertice Nato di oggi e domani - si infervora. Mancano quattro giorni al Consiglio nazionale di sabato che lo incoronerà presidente del partito, in attesa del congresso di primavera.
Tra i suoi c’è preoccupazione, ministro Tajani. Le voci sono arrivate anche a lei in Lituania?
«Ci hanno dati per morti, scomparsi, estinti più o meno ogni anno, dal 1994 ad oggi. Saranno forse le preoccupazioni dei soliti tre o quattro parlamentari, guardi, potrei fare i nomi e cognomi».
Però quel 3,5 per cento in meno nei sondaggi, a distanza di tre settimane, non sono voci.
«Ah no? Andate a chiedere a quelli di Tecné, che ci danno sopra la Lega, a cavallo del dieci. Contano i numeri reali: in Molise abbiamo avuto il 12, il doppio del Carroccio. Balle, insomma. Quanto meno con me, nessuno ha manifestato preoccupazione all’interno del partito».
Alcuni sostengono che forse quel risultato è frutto di un eccessivo appiattimento rispetto alle posizioni di Giorgia Meloni. Come replica?
«Io appiattito? Cioè, mi accusano di essere leale e in linea col governo del quale sono vicepresidente e nel quale FI esprime cinque ministri? Davvero bizzarra come tesi. Perché dovrei fare una guerriglia al mio governo? Se avessi intenzione di farla, mi dimetterei un attimo dopo, per coerenza».
Magari su alcuni temi una distinzione da Fratelli d’Italia aiuterebbe i vostri elettori a cogliere le differenze, se ce ne sono. Non pensa?
«Guardi che nella recente contestazione alle posizioni della Bce, per indicare un esempio concreto, sono stato io ad uscire allo scoperto per primo. Salvini e poi Meloni mi hanno seguito l’indomani. Vogliamo parlare di autonomia differenziata, sulla quale abbiamo rimarcato la nostra linea di prudenza? Per non dire dalla presa di distanza dalle alleanze con i tedeschi di Afd e con Marine Le Pen in Europa, ipotizzate da Salvini. Io coi nazisti e con la destra estrema non mi alleerò mai, su questo non sono disposto a compromessi. Lo dico e lo ripeto, anche se la cosa non farà piacere al leader della Lega. Ecco, non credo di poter essere accusato di appiattimento nei confronti dei sovranisti».
Insomma, non ha nulla da rimproverarsi in queste prime settimane di reggenza del partito?
«Io sto seguendo la linea di Silvio Berlusconi. E nelle classifiche di gradimento dei leader sono terzo: dopo Draghi e Meloni. Ci sarà un motivo sono sono il primo tra i ministri, evidentemente le mie scelte vengono apprezzate. E sa perché? Perché io sono un politico che non si è mai tirato indietro. E gli elettori questo lo comprendono. Uno che si è sempre messo in discussione. Sono stato eletto cinque volte nel Parlamento europeo con le preferenze. Sono salito sullo scranno più alto di quell’Assemblea, da presidente, non certo con giochi di palazzo. Sono un politico che ha rinunciato a 500 mila euro di liquidazione da presidente, perché c’era la crisi economica e volevo dare un segnale. E ancora c’è qualcuno che vorrebbe farmi la morale? Sfido chiunque a venire allo scoperto».
Per fare cosa?
«Sabato c’è il Consiglio nazionale. Vorrei che chi la pensa in maniera difforme lo dica apertamente. Anzi, si candidi al posto mio alla presidenza del partito. Confrontiamoci, mettiamoci alla prova. Io non ho nulla da temere».
Dicono che la famiglia Berlusconi - e segnatamente Marina e Pier Silvio - abbia chiuso i canali con Forza Italia, che abbia delegato tutto a lei con l’invito, appunto, a non ostacolare la politica della premier.
«Balle su balle, anche queste. La famiglia è tutt’altro che disinteressata, segue, si informa. Io con Marina parlo ogni giorno, per essere chiari. E anche con suo fratello. C’è un dialogo costante con Gianni Letta e con Fedele Confalonieri. Di cosa parla esattamente chi allude senza sapere?»
Cosa accadrà sabato al Consiglio nazionale del partito? È un copione già scritto.
«Intanto, faccio notare che non ci saranno né Giorgia Meloni né Matteo Salvini. Ma il leader del Ppe Manfred Weber. Perché Forza Italia è parte fondamentale della famiglia popolare europea e resta il suo punto di riferimento nel nostro Paese. Chiuso il Consiglio nazionale, poi io apro il partito».
In che senso? Come?
«Partiremo con i congressi locali. Il mio obiettivo è aprire un confronto su tutto il territorio, perché Forza Italia è un partito ancora radicato. E in primavera, prima delle Europee, terremo infine il congresso nazionale».
Nel giugno del 2024 vi giocate la sopravvivenza? Le ultime elezioni non sono state un trionfo. La soglia del 4 è un rischio?
«Mai esistito quel rischio. Basta leggere i voti reali, quasi sempre ben superiori a quella soglia se non oltre il 10 come in Molise e altrove».
Insomma, non teme per la sopravvivenza e nemmeno per gli oppositori interni. È così?
«Guardi, hanno detto di tutto, perfino che il governatore Renato Schifani fosse antagonista. Nell’intervista rilasciata ieri (al Giornale, ndr) sostiene che non c’è un’alternativa a Tajani presidente».
E se i dissidenti andassero via? Renzi è lì in riva al fiume.
«Forse è Matteo Renzi che dovrebbe stare attento alle fughe dalle sue fila. Qualcuno va a farsi selfie con lui per ammiccare, lasciare intendere. I fatti sono altri. Con noi è passata Caterina Chinnici, dal Pd. Altri stanno per farlo da altri partiti. E un nome, vi dico, farà davvero clamore».