Il caso Facci agita i vertici Rai. Rivolta delle donne in Cda
di Giovanna VitaleROMA — Si sono cacciati in un cul de sac, i vertici sovranisti della Rai. Chiusi per tutto il giorno in una sorta di gabinetto di guerra, che l’ad Roberto Sergio ha disertato solo per un paio d’ore, il tempo per partecipare — lui, vecchio democristiano — alle esequie di Arnaldo Forlani, hanno valutato cosa fosse meglio fare sul caso Facci, l’editorialista di Libero autore di un commento volgare e colpevolizzante sull’accusatrice di La Russa jr, così descritta: «Una ragazza di 22 anni indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo».
Riflessioni che hanno scatenato l’ira delle opposizioni e mandato in tilt i capitani di Viale Mazzini, indecisi se affidare a un altro conduttore la striscia quotidiana prima del Tg2 delle 13 — piatto forte dei palinsesti presentati a Napoli — oppure procedere col noto polemista, anche a costo d’esser tacciati di sessismo. «Il problema è che il programma va in diretta», sussurra uno dei dirigenti più alti in grado, «è impossibile con…
ROMA — Si sono cacciati in un cul de sac, i vertici sovranisti della Rai. Chiusi per tutto il giorno in una sorta di gabinetto di guerra, che l’ad Roberto Sergio ha disertato solo per un paio d’ore, il tempo per partecipare — lui, vecchio democristiano — alle esequie di Arnaldo Forlani, hanno valutato cosa fosse meglio fare sul caso Facci, l’editorialista di Libero autore di un commento volgare e colpevolizzante sull’accusatrice di La Russa jr, così descritta: «Una ragazza di 22 anni indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo».
Riflessioni che hanno scatenato l’ira delle opposizioni e mandato in tilt i capitani di Viale Mazzini, indecisi se affidare a un altro conduttore la striscia quotidiana prima del Tg2 delle 13 — piatto forte dei palinsesti presentati a Napoli — oppure procedere col noto polemista, anche a costo d’esser tacciati di sessismo. «Il problema è che il programma va in diretta», sussurra uno dei dirigenti più alti in grado, «è impossibile controllarlo, rischiamo un casino al giorno».
La risposta arriverà stamattina in Cda, dove sono previste non meglio precisate comunicazioni dell’amministratore delegato. Un dilemma frutto, anche, del braccio di ferro in corso tra lo stesso Sergio, più incline a stoppare il contratto sulla scorta di quanto fatto con Claudio Lippi, e il dg Giampaolo Rossi, che non avrebbe intenzione di darla vinta al centrosinistra. Pure perché, si vocifera, Facci godrebbe della protezione di Giorgia Meloni in persona.
Di certo c’è che nel Consiglio in programma alle 10 si prevede tempesta. Le donne del board sono in rivolta, compresa Simona Agnes, eletta in quota Forza Italia, che pare abbia definito «intollerabili» le uscite del giornalista. La presidente Marinella Soldi ha già fatto sapere di considerarle «inaccettabili». Mentre Francesca Bria, rito Pd, è determinata «a chiedere a tutti, specialmente alle colleghe, di esprimersi sulle parole vergognose contro le donne, che sono fuori dalle policy aziendali e dai principi del contratto di servizio». Fra l’altro, ricorderà Bria, «noi avevamo mandato una richiesta di chiarimenti anche su Barbareschi, secondo il quale “le attrici che denunciano molestie cercano solo pubblicità”: non solo non abbiamo ricevuto risposta, ma i suoi programmi sono stati confermati. Vogliamo capire perché si usano due pesi e due misure: perché Lippi è stato bloccato e Facci e Barbareschi no, in fondo queste vicende si somigliano molto». Se a questo si aggiunge la lettera inviata dal rappresentate dei dipendenti, Riccardo Laganà, per sapere «se alla luce dei fatti recenti e pregressi, il collaboratore scelto è in linea con i valori etici e la mission del servizio pubblico», ecco che il tandem Sergio-Rossi potrebbe essere costretto a capitolare.
Oltretutto i toni di sfida assunti da Facci — destinatario di un ammonimento per stalking denunciato dalla ex compagna — non contribuiscono a rasserenare il clima: «Io sono il pretesto per cannoneggiare il governo. È stalking anche se l’ho cacciata io?», ha detto il giornalista a Repubblica, spiegando di non essere rassegnato a perdere il programma su Rai2. In più, il Pd e Avs hanno presentato due interrogazioni in Vigilanza per chiedere — citando una serie di esternazioni contro le donne, l’Islam, i meridionali — di non assumere l’editorialista perché «incompatibile con il servizio pubblico». Come ribadito da Elly Schlein a Metropolis: «Non penso sia un caso, penso che chi lo ha scelto lo conoscesse perfettamente e questo rende la cosa ancora più grave. Meloni perde l’occasione di schierarsi dalla parte di tutte le donne, rischia di essere una donna di parte. Una persona che si esprime in quel modo non deve trovare spazio nella tv di Stato». Concordano le associazioni DI.Re e Differenza donna, che annunciano un esposto all’Ordine dei giornalisti.
A difendere Facci restano solo il senatore azzurro Maurizio Gasparri e il sottosegretario Vittorio Sgarbi, che dice: «Ho trovato il gioco di parole non di buongusto», ma quando si parla di uomini e donne «emerge una sessuofobia». Tanto più che «lui, a differenza mia, si è pentito».