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Autonomia differenziata a rilento, corsa contro il tempo. Calderoli contro Balboni di FdI: acceleriamo. Rischio rinvio in autunno

Il ministro leghista dell’Autonomia, Roberto Calderoli

 
Il ministro vorrebbe l’approvazione del testo in Commissione Affari costituzionali al Senato entro fine mese e ha contestato al presidente meloniano la lenta discussione
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Calderoli contro Balboni. Il ministro leghista dell’Autonomia ha contestato al presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il meloniano Alberto Balboni la discussione lenta sull’autonomia differenziata, quel federalismo “à la carte” che è cavallo di battaglia della Lega. 
Per Roberto Calderoli è corsa contro il tempo: approvazione dell’Autonomia differenziata in commissione entro fine mese, poi discussione in aula e quindi a settembre voto, con i tempi a quel punto contingentati, così da portare a casa il via libera a Palazzo Madama. Poi il passaggio alla Camera. Prima del voto delle europee del 2024, Matteo Salvini punta ad avere la nuova architettura federalista dell’Italia.
Ma è un calendario che la stessa maggioranza di governo non condivide. Fratelli d’Italia poi è per la linea della prudenza e la difesa della “coesione nazionale”. E ieri la commissione del Senato è entrata nel merito della valanga di emendamenti presentati (557), soprattutto di Pd, M5S…

Calderoli contro Balboni. Il ministro leghista dell’Autonomia ha contestato al presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il meloniano Alberto Balboni la discussione lenta sull’autonomia differenziata, quel federalismo “à la carte” che è cavallo di battaglia della Lega. 
Per Roberto Calderoli è corsa contro il tempo: approvazione dell’Autonomia differenziata in commissione entro fine mese, poi discussione in aula e quindi a settembre voto, con i tempi a quel punto contingentati, così da portare a casa il via libera a Palazzo Madama. Poi il passaggio alla Camera. Prima del voto delle europee del 2024, Matteo Salvini punta ad avere la nuova architettura federalista dell’Italia.
Ma è un calendario che la stessa maggioranza di governo non condivide. Fratelli d’Italia poi è per la linea della prudenza e la difesa della “coesione nazionale”. E ieri la commissione del Senato è entrata nel merito della valanga di emendamenti presentati (557), soprattutto di Pd, M5Stelle e sinistra, ma anche 27 di FdI e 7 di Forza Italia.
Per la riforma-bandiera della Lega - che le opposizioni definiscono “spacca Italia - ci sono rallentamenti di tutti i tipi. Balboni ha concesso ieri che potessero intervenire in commissione più senatori per gruppo. Calderoli ha contestato la decisione: massimo spetta a due. Il presidente della Affari costituzionali ha deciso allora di sottoporre alla presidenza del Senato la corretta interpretazione dei regolamenti per stabilire chi avesse ragione. Un fatto formale, ma che nasconde la sostanza: le riserve sull’autonomia leghista e quindi nessuna fretta.
Responso dalla presidenza del Senato: possono parlare per 5 minuti tutti i primi firmatari degli emendamenti. Si procederà così.
Se l’andamento in commissione è quello che si è visto, il voto sul federalismo à la carte (in cui ciascuna Regione chiede la piena competenza su tutte o parte di 23 materie, in base al terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione), slitterebbe a settembre. Tempi più lunghi, il contrario di quello che vuole la Lega.
E in una intervista al Messaggero, Balboni mette paletti sui Lep, i livelli essenziali si prestazioni che, dice, vanno individuati con un “decreto legislativo” e non con un atto amministrativo, affinché sia “coinvolto maggiormente il governo”. Sempre Balboni ammette che sulle materie su cui trovare le intese tra Stato e Regioni “ci sono molti problemi. Tutti coloro che abbiamo audito, persino Zaia, hanno riconosciuto che questo processo deve essere graduale. Nessuna Regione si sogna di chiedere tutte e 23 le materie e tutte in una volta. Ma il vero tema è che ogni materia è composta da centinaia di funzioni. Secondo l'Anci sono addirittura più di 800”.
Quindi sarebbe bene cambiare prospettiva: non tanto parlare di materie, ma di funzioni. In pratica FdI non sottovaluta il rischio delle diseguaglianze tra Nord e Sud dell’Italia. Che sono cosa certa per le opposizioni da tempo sulle barricate. Elly Schlein, la segretaria del Pd, ha indetto una mobilitazione contro nel fine settimana, venerdì e sabato, a Napoli. Il dem Andrea Giorgis, che ha scritto una legge “alternativa” a quella di Calderoli, ha insistito per avere una audizione con Sabino Cassese, il costituzionalista che presiede il Comitato per i Lep voluto dal ministro Calderoli e che raccoglie intellettuali e giuristi.
Due settimane fa però, alcuni “saggi” del comitato per i Lep – Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno, hanno abbandonato. Il Pd vuole vederci chiaro, Cassese ha dato la sua disponibilità a rispondere ma dopo l’estate, mentre le opposizioni vogliono anticipare. Sull’autonomia differenziata e sui rischi che comporta per il Mezzogiorno sono intervenuti ieri anche i vescovi riuniti a Benevento. Pareri negativi e perplessità sono stati espressi da Bankitalia, dall’Ufficio bilancio, da Confindustria. Le opposizioni poi pressano perché in commissione siano incardinate anche i disegni di legge di riforma costituzionale degli articolo 116 e 117 della Carta, rispettivamente del Pd, del M5Stelle e quello proposto dal Coordinamento per la democrazia costituzionale presieduto da Massimo Villone.
 

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