Meloni prende le distanze da La Russa: “Non sarei intervenuta, solidarizzo con la ragazza”. Schlein la attacca sulla giustizia

Ascolta l'audio

Nella conferenza stampa dopo il vertice Nato a Vilnius la premier rivendica la nota non firmata di Palazzo Chigi, ma afferma: “Nessuno scontro coi magistrati”. Su Santanchè: “Questione extrapolitica, da ministro sta facendo bene”. E contesta l’avviso di garanzia: “Notificato a un giornale, non a lei”. La segretaria dem: “Difende l’indifendibile”
4 minuti di lettura

VILNIUS – È difficile sostenere con la mano destra di non voler attaccare e “non voler aprire un conflitto con la magistratura”, mentre con quella sinistra si rivendica integralmente una nota attribuita a “fonti” di Palazzo Chigi in cui si accusavano i giudici di muoversi facendo campagna elettorale in vista delle Europee del 2024. E infatti Giorgia Meloni ci prova, ma senza riuscire nell’intento. Certo, la presidente del Consiglio parla al termine del vertice Nato di Vilnius spinta dalla necessità di contenere la portata dello scontro con le toghe. "Approfitto per fare chiarezza. Ci sono state molte polemiche, ma non c'è dal mio punto di vista alcun conflitto con la magistratura. Chi confida nel ritorno dello scontro tra politica e magistratura credo che rimarrà deluso".

Di più: non ci sarebbe nessun legame tra gli scandali giudiziari che riguardano membri dell’esecutivo e la linea dura contro i magistrati. “Non penso che vada messo insieme quello che il governo ha nel proprio progra…

VILNIUS – È difficile sostenere con la mano destra di non voler attaccare e “non voler aprire un conflitto con la magistratura”, mentre con quella sinistra si rivendica integralmente una nota attribuita a “fonti” di Palazzo Chigi in cui si accusavano i giudici di muoversi facendo campagna elettorale in vista delle Europee del 2024. E infatti Giorgia Meloni ci prova, ma senza riuscire nell’intento. Certo, la presidente del Consiglio parla al termine del vertice Nato di Vilnius spinta dalla necessità di contenere la portata dello scontro con le toghe. "Approfitto per fare chiarezza. Ci sono state molte polemiche, ma non c'è dal mio punto di vista alcun conflitto con la magistratura. Chi confida nel ritorno dello scontro tra politica e magistratura credo che rimarrà deluso".

Di più: non ci sarebbe nessun legame tra gli scandali giudiziari che riguardano membri dell’esecutivo e la linea dura contro i magistrati. “Non penso che vada messo insieme quello che il governo ha nel proprio programma sulla giustizia e le scelte che i magistrati fanno su casi specifici: sono due materie diverse e non vogliamo aprire un conflitto. Mi hanno sorpreso alcune dichiarazioni dell'Anm, come se le posizioni che portiamo avanti da sempre avessero un intento punitivo”. Poi però un cronista di Repubblica le ricorda la nota con cui le già citate “fonti” di Palazzo Chigi attribuivano volontà politiche all’azione dei magistrati - non esattamente un approccio che evita il conflitto – e chiede se la premier si riconosca in quelle parole. E la presidente del Consiglio ammette: “Mi identifico nella nota di Palazzo Chigi, certo”. Quella che ha suscitato l’ira dei giudici e la reazione sdegnata dell’Anm. 

Ma la segretaria del Pd Elly Schlein attacca: "Un brutto spettacolo per il Paese: difende l'indifendibile. Riesce a dire tutto e il suo contrario. Questo abbiamo sentito nelle contraddittorie dichiarazioni sulla giustizia della premier Giorgia Meloni. È evidente dalla conferenza stampa di oggi che ci sono due Meloni. Una che rivendica con orgoglio le note di Palazzo Chigi che accusano la magistratura di fare opposizione. E l'altra che nega qualsiasi scontro con la magistratura". 

Metropolis/371 - Magistrati, Delmastro, Santanché, La Russa: Meloni a ruota libera da Vilnius

Meloni parla dopo lunghi giorni di silenzio e un dribbling delle domande dei giornalisti cercato con ostinazione. Non può e non vuole evitare di farlo qui in Lituania, anche perché l’assenza dalla scena pubblica sulla politica interna rischia di diventare mancanza di controllo dei casi più controversi. Per questo, Meloni sceglie di affrontare le tre vicende più sensibili – quella del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, della ministra Daniela Santanché e quella alimentata da alcune dichiarazioni pubbliche del presidente del Senato Ignazio La Russa – e di farlo nello stesso intervento pubblico. Distinguendo però: piena solidarietà a Delmastro, fredda fiducia a Santanchè – ma comunque copertura politica anche in caso di avviso di garanzia – e presa di distanza fragorosa da La Russa. Di fatto, comunque, sostiene i due membri dell’esecutivo finiti sotto inchiesta.

Appoggio pieno a Dalmastro

La solidarietà a Delmastro sembra incondizionata. A tal punto da contestare, da premier in carica e in un caso che riguarda un suo sottosegretario, una legittima scelta del gip, che ha disposto l’imputazione coatta, prevista dal codice. Per Meloni, si tratta di un “caso politico”, la decisione suscita “stupore” e va contestata anche perché si tratta di una opzione poco esercitata nei tribunali: “Per come la vedo io, il processo di parti e la terzietà del giudice significa che il giudice non dovrebbe sostituirsi al pm. E’ una cosa che guardo con stupore: di fronte una richiesta di archiviazione, c’è una scelta - lecita giuridicamente - ma che non avviene quasi mai".

Il distinguo su Santanchè

La difesa di Santanchè è meno calorosa, con una premessa che sa di distinguo: "La questione è extrapolitica, non riguarda la sua attività di ministro che sta facendo molto bene. Va vista nel merito, quando il merito sarà completamente conosciuto, ma credo che questo competa alle aule dei tribunali e non alle trasmissioni tv. L'anomalia è che al ministro non viene notificata l'indagine, ma viene notificata a un quotidiano il giorno stesso in cui lei va in Aula per l'informativa. Io segnalo un problema di procedura". Poi però arriva un’altra domanda, secca: in caso di avviso di garanzia deve dimettersi? E Meloni copre politicamente la sua ministra: “Un avviso di garanzia non determina in automatico le dimissioni di un ministro, a maggior ragione con queste modalità".

Il messaggio per La Russa

Infine il caso La Russa. Sono le parole più dure, ma anche quelle che non riguardano un’indagine che interessa personalmente un suo dirigente (a differenza di Santanché e Delmastro). Le chiedono delle dichiarazioni del presidente del Senato e della sua difesa del figlio diciannovenne denunciato per violenza sessuale. "Per quello che riguarda il caso di Leonardo La Russa, voglio dire che comprendo da madre la sofferenza del presidente del Senato, anche se non sarei intervenuta nel merito della vicenda. Tendo a solidarizzare per natura con una ragazza che denuncia e non mi pongo il problema dei tempi". In questo caso, i tempi sono quelli intercorsi tra i fatti e la denuncia della giovane, per i quali il codice riconosce scadenze più lunghe di altre fattispecie. 

Scontro o non scontro, comunque, Meloni rivendica anche le scelte politiche che l’esecutivo prenderà nei confronti delle toghe. A partire dalla separazione delle carriere, che ci sarà: "Non capisco: rafforzare la terzietà del giudice è un modo per aggredire la magistratura? Io non sono d'accordo". E in ogni caso, la riforma dovrà essere fatta – “spero” – “non contro le toghe, ma con il loro contributo”.

Il vertice Nato 

“Senza l’unità dell’Alleanza atlantica nessun Paese è al sicuro”. Ha inoltre detto Giorgia Meloni soffermandosi sui temi propri del summit della Nato. Precisando che durante il vertice sui tempi di difesa e deterrenza “sono state prese decisioni all’altezza dei tempi difficili dettati dalla guerra in Ucraina”, la premier si è congratulata con “il segretario Stoltenberg anche per la proroga del suo mandato che racconta l'eccezionalità del momento ma anche di una leadership ferma ed equilibrata". Poi l’annuncio: “Sono stata invitata da Biden alla Casa Bianca, dove andrà il 27 luglio”.

Vilnius, Giorgia Meloni: "Soddisfatta del contributo italiano al vertice Nato. Biden mi ha invitato alla Casa Bianca"

L’Italia, ha poi spiegato Meloni, "ha sostenuto e sostiene gli adattamenti in corso, come dimostrano i contributi sul fianco orientale e nel Mediterraneo e che sono stati anche rivendicati. Abbiamo rivendicato il ruolo dell'alleanza e abbiamo anche chiesto maggiore attenzione nei confronti del fianco Sud". Questo perché "la guerra in Ucraina ha avuto pesanti ripercussioni soprattutto su Paesi in via di sviluppo come quelli dell'Africa. Sono conseguenze che creano instabilità, in cui si s'inseriscono spoiler esterni e fondamentalismi". 

La guerra in Ucraina 

Sull’ingresso dell’Ucraina nella Nato, Meloni ha precisato che "passi in avanti importanti per il futuro accesso dell'Ucraina nella Nato. È stato snellito il percorso di adesione, pur ribadendo che l'Ucraina entrerà nella Nato quando le condizioni lo permetteranno". E sul conflitto in corso, la premier ha detto: "Continuiamo a lavorare per favorire le condizioni negoziali che portino ad una pace giusta, duratura e globale in Ucraina. Senza adeguate condizioni di garanzia per l'Ucraina è più difficile arrivare alla pace, visto che sappiamo che spesso la Russia ha violato i patti sottoscritti. Servono le condizioni di garanzia". L’Italia, che l’anno prossimo ospiterà il G7, intende “giocare un ruolo di primo piano anche sul tema della ricostruzione per scommettere su un futuro di pace, libertà e benessere”.

Leggi i commenti