Riavvolgiamo il film. Palazzo Chigi e via Arenula, senza metterci la faccia, utilizzano la dicitura “fonti anonime“ e si scatenano contro i magistrati. “Colpevoli“ di attaccare il governo in vista del voto europeo. Innanzitutto onore a Berlusconi che quando accusava i giudici ci metteva la faccia. Non solo, da premier, aggrediva le toghe per i “suoi” stessi processi. Qui parliamo invece di tre casi giudiziari ben diversi. Nel caso Santanchè di un’inchiesta risalente nel tempo, addirittura all’anno scorso. Nel caso Delmastro di una palese violazione di carte riservate per scatenare un attacco politico in Parlamento. La vicenda La Russa figlio poi è del tutto privata e c’è da mettersi a ridere al solo pensare che sia stata architettata ad arte in chiave anti Meloni.
Ma la questione è un’altra. Attiene agli attuali vertici delle procure di Milano e di Roma, protagoniste delle inchieste. E chi sono i capi di queste procure? Per caso le toghe rosse? Nient’affatto. Ci sono due magistrati dichiaratamente di Magistratura indipendente, cioè la corrente di destra cara al sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano. Che interloquisce abitualmente proprio con questi magistrati invitandoli a dividere l’Anm.
Non sono toghe rosse né Franco Lo Voi, che guida la procura di Roma, né tantomeno Marcello Viola, capo di quella di Milano. La loro storia professionale è nota. Ed è noto anche come siano due magistrati che esercitano nella pienezza la loro direzione dei due grandi uffici. Assieme a quello di Napoli, dov’è in arrivo Nicola Gratteri, che non è di sinistra neppure lui, tra le più grandi d’Italia. E allora quale fondamento ha la tesi precostituita delle “fonti di Palazzo Chigi“? Evidentemente quando sono stati scritti questi comunicati forse era sera tardi e le fonti avevano bisogno di una bella dormita. Oppure avevano bevuto un aperitivo di troppo.