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Hanno tutti ragione | Un capolavoro di vergogna, lo street artist italiano che decora i palazzi sventrati da Putin

(ansa)
Questo è il numero di venerdì 14 luglio 2023 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui Le imprese di Ciro Cerullo detto Jorit a Mariupol, città occupata che l'artista considera liberata dai russi
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Ciro Cerullo è uno street artist napoletano, noto con il nome d’arte di Jorit. Magari il nome non vi dice ma sarà capitato a molti di avere sotto gli occhi uno dei suoi murales, volti di personaggi famosi con il particolare delle strisce rosse sul volto, segni che – citiamo dal sito Jorit.it – “rimandano a rituali magici/curativi africani in particolare alla procedura della scarnificazione, rito iniziatico del passaggio dall’infanzia all’età adulta legato al momento simbolico dell’entrata dell’individuo nella tribù”.

Tra le sue rappresentazioni più famose: Diego Armando Maradona, Nelson Mandela, Ernesto Guevara, Rino Gaetano. Cerullo ha realizzato le sue opere in molti Paesi, vi risparmio il prestigioso elenco, ma è dell’ultima sortita internazionale che parleremo qui. Cerullo è infatti andato a Mariupol, nell’Ucraina occupata dall’esercito russo, anche se ci sono pochi dubbi sul fatto che Cerullo preferisca dire di essere ospite del Donbass liberato. A Mariupol Cerullo è salito su u…

Ciro Cerullo è uno street artist napoletano, noto con il nome d’arte di Jorit. Magari il nome non vi dice ma sarà capitato a molti di avere sotto gli occhi uno dei suoi murales, volti di personaggi famosi con il particolare delle strisce rosse sul volto, segni che – citiamo dal sito Jorit.it – “rimandano a rituali magici/curativi africani in particolare alla procedura della scarnificazione, rito iniziatico del passaggio dall’infanzia all’età adulta legato al momento simbolico dell’entrata dell’individuo nella tribù”.

Tra le sue rappresentazioni più famose: Diego Armando Maradona, Nelson Mandela, Ernesto Guevara, Rino Gaetano. Cerullo ha realizzato le sue opere in molti Paesi, vi risparmio il prestigioso elenco, ma è dell’ultima sortita internazionale che parleremo qui. Cerullo è infatti andato a Mariupol, nell’Ucraina occupata dall’esercito russo, anche se ci sono pochi dubbi sul fatto che Cerullo preferisca dire di essere ospite del Donbass liberato. A Mariupol Cerullo è salito su un ponteggio mobile, immaginiamo messo a disposizione dal mecenatismo degli occupanti, per istoriare con uno dei suoi volti a strisce la fiancata di un palazzo. E mica un palazzo qualunque, mica una delle palazzine nuove tirate su dai russi in fretta e furia dopo aver sventrato Mariupol. Cerullo ha riservato la sua arte a un palazzo bombardato dai russi, dipingendovi il volto di una bambina dolente. Immaginiamo, nelle sue intenzioni, il volto di una bambina che aspettava con ansia l’arrivo dell’esercito di Putin, certo non una di quelle morta sotto le bombe russe, e chissà se anche in quel palazzo oggi rivalutato dal pennello di Cerullo.
 

Cerullo è un convinto e dichiarato sostenitore dell’invasione russa, perché – almeno su questo è meno ipocrita di tanti – salta anche la premessa “so che c’è un aggressore e un aggredito…”, lui va dritto al fatto che – qui citiamo da un post che ha scritto in questi giorni da Mariupol – “non c’è nessuno da liberare, la resistenza che avremmo dovuto appoggiare è quella del popolo del Donbass che lotta da 8 anni per liberarsi da un regime, quello di Kiev, che di democratico ormai non aveva più niente”. Sostiene Cerullo: “Da quando inviare armi a un Paese pilotato dagli Usa in chiave antirussa che ha come eroe nazionale Stepan Bandera (nazista sterminatore di ebrei e russi) significa essere antifascista? Ma poi di quale sovranità violata stiamo parlando? Gli Usa controllano l’Ucraina come un pupazzo dal 2014”. Quindi la conclusione: “Basta con l’ipocrisia vogliamo la pace”, senza virgola in mezzo, perché Cerullo è artista e - ripeschiamo sempre dal suo sito – “è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari”.

La performance di Cerullo a Mariupol gli ha procurato numerose critiche dai suoi stessi fan, che di base non sono certo elettori di Meloni, cosicché Cerullo, che il dissenso lo ama, lo vive, lo nutre, ma solo se non gli macchia il tappeto in salotto, ha ritenuto di bloccare i commenti di disapprovazione. Non deve essere facile, per un campione di anticonformismo autopercepito, rendersi conto che per molti il suo lavoro a Mariupol è paragonabile a un articolo di Robert Brasillach, il giornalista nazista e antisemita che appoggiava i nazisti occupanti della Francia, a un film di Francesco De Robertis, l’ufficiale di Marina che realizzò alcuni film di propaganda fascista bellica nei primi anni Quaranta, a un decoratore dello stadio di Santiago con i dissidenti cileni rinchiusi dentro da Pinochet, ritrovandosi lui, strenuo difensore dei diritti dei più deboli, nei panni di una Leni Riefenstahl di Putin, la documentarista del Terzo Reich, con la differenza che Riefenstahl era almeno una sopraffina regista. Cerullo è uno che dipinge bambini sui palazzi sventrati dall’artiglieria di Mosca, convinto che gli ex abitanti del condominio, finiti chissà dove, se non sottoterra, siano grati a lui per l'opera e ai russi per la liberazione.
 

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