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D’Amato passa con Calenda dopo le polemiche con Schlein. Il leader di Azione: “Ricostruiamo quell’area riformista che il Pd non rappresenta più”

Alessio D'Amato

 
L’ex candidato dem alla Regione Lazio nelle scorse settimane aveva criticato la partecipazione della segretaria alla manifestazione di Conte nelle ore in cui Grillo lanciava la provocazione delle “brigate di cittadinanza”
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Alessio D’Amato, l’ex candidato del centrosinistra a governatore del Lazio come successore di Nicola Zingaretti, passa con Carlo Calenda. La voce si rincorre da giorni, dopo che D’Amato ha sbattuto la porta del Pd e preso le distanze da Elly Schlein e dalla sua linea politica.

La conferma dovrebbe arrivare lunedì nella conferenza stampa che il leader di Azione ha convocato in Senato. Calenda vuole mantenere l’attesa e accendere la curiosità. Ma nella competizione ormai scattata con Matteo Renzi dentro il fu-Terzo Polo, il reclutamento di D’Amato viene considerato un buon colpo politico. “Il mio obiettivo è sempre lo stesso: ricostruire quell’area riformista che il Pd non rappresenta più”: è la dichiarazione che il leader di Azione è disposto a fare. Non mi interessa una campagna acquisti – spiega – per riportare nel gruppo Iv-Azione a Palazzo Madama il vecchio equilibrio (ora sono i renziani a prevalere), ma semplicemente proseguire nel progetto politico.  "La probabile adesione…

Alessio D’Amato, l’ex candidato del centrosinistra a governatore del Lazio come successore di Nicola Zingaretti, passa con Carlo Calenda. La voce si rincorre da giorni, dopo che D’Amato ha sbattuto la porta del Pd e preso le distanze da Elly Schlein e dalla sua linea politica.

La conferma dovrebbe arrivare lunedì nella conferenza stampa che il leader di Azione ha convocato in Senato. Calenda vuole mantenere l’attesa e accendere la curiosità. Ma nella competizione ormai scattata con Matteo Renzi dentro il fu-Terzo Polo, il reclutamento di D’Amato viene considerato un buon colpo politico. “Il mio obiettivo è sempre lo stesso: ricostruire quell’area riformista che il Pd non rappresenta più”: è la dichiarazione che il leader di Azione è disposto a fare. Non mi interessa una campagna acquisti – spiega – per riportare nel gruppo Iv-Azione a Palazzo Madama il vecchio equilibrio (ora sono i renziani a prevalere), ma semplicemente proseguire nel progetto politico.  "La probabile adesione di Alessio D’Amato ad Azione è qualcosa di più e di diverso di un passo verso la ricomposizione dell’area riformista – interviene di rincalzo Osvaldo Napoli, della segreteria nazionale di Azione –  Essa segna la nascita di un nuovo riformismo di impronta liberale, europeista e popolare che il Pd di Elly Schlein non potrà mai interpretare”.

E quindi D’Amato è l’ultimo in ordine di tempo ad avere abbandonato le file dem. Dopo la partecipazione della segretaria del Pd, Schlein alla manifestazione di Conte, D’Amato aveva giudicato “un errore” l’adesione a quel corteo. Era arrivata inoltre in quelle ore la provocazione di Beppe Grillo sulle “brigate di cittadinanza”. “Troppo”: aveva protestato D’Amato. “È inaccettabile”. Con una lettera al presidente del partito, Stefano Bonaccini aveva comunicato che lasciava l’assemblea dem.

Quasi scontato l’approdo verso il fu-Terzo Polo, che però è diviso e quindi o si sceglie Renzi o si sceglie Calenda.

La conferma la si avrà appunto lunedì. Calenda parla genericamente di altri che si aggregheranno. Tra i centristi c’è molto movimento, per ora più annunciato che realizzato. Mercoledì intanto a Palazzo Madama ci dovrebbe essere il passaggio di testimone come capogruppo da Raffaelle Paita (ora coordinatrice di Italia Viva) a Enrico Borghi. Borghi è l’ex dem di Base riformista, la corrente adesso sciolta di Lorenzo Guerini, che è passato con Renzi. Grande seguito di polemiche per Borghi, che è anche componente del Copasir.

Per D’Amato la sorpresa è politica. Ex assessore alla Sanità, è stato l’uomo di punta della giunta Zingaretti, noto per l’efficienza e l’efficacia del modello sanitario del Lazio durante il Covid. Le voci degli ultimi giorni danno in uscita da Italia Viva sia Ettore Rosato che l’ex ministra Elena Bonetti, oltre al disagio di Teresa Bellanova e Luigi Marattin. Ma è arrivata puntale la smentita. Per ora.

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