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Meloni commissaria Nordio. Modifiche alla riforma, si tratta con il Colle

Giorgia Meloni e Carlo Nordio

 
La premier ha deciso di avocare la mediazione con Mattarella sulla riforma
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ROMA - Ridimensionare Carlo Nordio, senza sollevare polveroni. Sconfessarlo, ma solo quando è necessario e senza esagerare. E, soprattutto, avocare alcuni dossier teoricamente in mano al ministero della Giustizia, riportando la regia sotto Palazzo Chigi. Giorgia Meloni si muove cercando di difendere un equilibrio precario. Il suo ministro sta portando avanti da giorni una campagna contro il concorso esterno che mette in difficoltà la Presidente del Consiglio. La espone a contestazioni del suo mondo. Per tutte queste ragioni, la leader ha dettato ai suoi una linea che racconta anche di un imbarazzo: nessuno strappo definitivo, a patto che il responsabile di via Arenula non si presenti in consiglio dei ministri con testi non concordati.

C’è in questa posizione una debolezza e, insieme, la scelta di un doppio registro, politico ed emotivo: Meloni stima Nordio, ha un buon rapporto personale con lui, ma nello stesso tempo continua a chiedergli continenza su alcune materie scivolose. Il Gua…

ROMA - Ridimensionare Carlo Nordio, senza sollevare polveroni. Sconfessarlo, ma solo quando è necessario e senza esagerare. E, soprattutto, avocare alcuni dossier teoricamente in mano al ministero della Giustizia, riportando la regia sotto Palazzo Chigi. Giorgia Meloni si muove cercando di difendere un equilibrio precario. Il suo ministro sta portando avanti da giorni una campagna contro il concorso esterno che mette in difficoltà la Presidente del Consiglio. La espone a contestazioni del suo mondo. Per tutte queste ragioni, la leader ha dettato ai suoi una linea che racconta anche di un imbarazzo: nessuno strappo definitivo, a patto che il responsabile di via Arenula non si presenti in consiglio dei ministri con testi non concordati.

C’è in questa posizione una debolezza e, insieme, la scelta di un doppio registro, politico ed emotivo: Meloni stima Nordio, ha un buon rapporto personale con lui, ma nello stesso tempo continua a chiedergli continenza su alcune materie scivolose. Il Guardasigilli, però, va dritto per la sua strada, o almeno: così mostra di fare pubblicamente. E questo crea frizioni e lascia strascichi. I due si sono rinfacciati alcuni atteggiamenti sgraditi anche nelle ultime ore. Ma è chiaro che la premier cerca, finché può (e non è detto che non cambi idea già nelle prossime ore), di evitare una pubblica sconfessione, perché mostrarsi spaccati mentre ci si considera vittime di un accerchiamento giudiziario — a causa delle inchieste che stanno colpendo membri del governo — rischierebbe di indebolire ancora l’esecutivo.

E però Palazzo Chigi comunque si muove, senza fare sconti a Nordio. Mettendolo ai margini su un punto fondamentale: il disegno di legge sull’abuso d’ufficio. La trattativa per modificarlo c’è. Discreta, ma intensa. È uno dei risultati dell’incontro al Quirinale tra Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, anche se nessuna fonte ufficiale veicola questa versione. Gli uffici del Colle e quelli di palazzo Chigi, però, sono in costante contatto. Guidano la mediazione il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i tecnici degli affari giuridici quirinalizi. Lo stato dell’arte, allora, si può sintetizzare così: il testo andrà in Aula senza modifiche, ma Fratelli d’Italia è disponibile ad aggiustamenti (in questo, sostenuta dalla leghista Giulia Bongiorno). Su questo terreno trattano le diplomazie. Il Colle mettendo in evidenza i nodi giuridici, che potrebbero entrare in conflitto con i nuovi trattati europei. Palazzo Chigi rispondendo agli appunti e proponendo idee alternative. Dunque, ci saranno modifiche, ma ancora non sono state identificate quali.

Di certo, Nordio sarà convocato tra qualche giorno proprio da Mantovano, che gli illustrerà l’intesa raggiunta e permetterà al ministero della Giustizia di intestarsi alcuni aggiustamenti. Sempre che il responsabile del dicastero, certo non entusiasta dell’idea di rimettere mano al ddl, non decida di sparigliare, rilanciare, mettersi di traverso. Giocando tra l’altro di sponda con Forza Italia.

Il sostegno degli azzurri all’abolizione totale dell’abuso d’ufficio, d’altra parte, è una delle ragioni per cui l’iter del provvedimento partirà al Senato: a Montecitorio, infatti, la maggioranza è divisa e litiga da mesi sulla cancellazione di questa norma del codice. Ed esistono anche diversi progetti in commissione già presentati: uno proprio da Forza Italia, un altro dal calendiano Enrico Costa. Meglio ragionare di ritocchi a Palazzo Madama, dunque.

I segnali sono contraddittori, in queste ore. Si alternano accelerazioni e frenate. Sulla separazione delle carriere, ad esempio, il Guardasigilli sembra cambiare ancora approccio, accettando i tempi lunghi approfondimenti che Meloni avrebbe promesso anche al Colle: nell’ultima riunione tenuta al ministero, il ministro ha spiegato che questa modifica costituzionale non sarà nel pacchetto di norme che la Giustizia presenterà a settembre.

Segnali contraddittori, ancora: sul concorso esterno Nordio invece insiste, si espone, tiene il punto nonostante la pubblica sconfessione ricevuta da Mantovano. Tanto da mettere in imbarazzo Meloni e farle valutare in queste ore un nuovo cambio di programma per le celebrazioni di Paolo Borsellino. La premier manderà infatti solo un videomessaggio per l’evento del 21 luglio, ma potrebbe decidere di partecipare alla fiaccolata in onore del magistrato ucciso. Deciderà soltanto all’ultimo cosa fare.

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