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La destra alla conquista di Radio Rai: trasmissioni e conduttori in stand-by. Cancellato senza avviso il programma Forrest

Terminato il palinsesto e cominciato il periodo di ferie, sono diversi gli spazi informativi e di intrattenimento che conoscono il proprio destino
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Una delle battute più in voga tra i corridoi delle radio Rai suona più o meno così: «Non ci sono più i democristiani di una volta». "Una volta", quando con garbo e cortesia, e sicuramente una bella dose di ipocrisia condita, si chiudevano trasmissioni, si spostavano giornalisti, si rimandavano promozioni e se ne facevano altre. 
Come avvenuto con Luca Bottura, Marianna Aprile e il loro Forrest, trasmissione portata a naturale esaurimento senza un cenno, senza una comunicazione, senza che nessuno avesse voluto incontrarli, un epilogo avvolto nel muro di silenzio aziendale; e com'era successo con Fabio Fazio, abbandonato al proprio destino prima nell'indifferenza e poi nella gioia scomposta della destra per averlo visto andare altrove: terminato il palinsesto e cominciato il periodo di ferie, sono diversi gli spazi informativi e di intrattenimento inghiottiti nella nebbia. Gente - esterni ma non solo - che attende di avere notizie o addirittura invoca il «rispetto per il pubblico» p…

Una delle battute più in voga tra i corridoi delle radio Rai suona più o meno così: «Non ci sono più i democristiani di una volta». "Una volta", quando con garbo e cortesia, e sicuramente una bella dose di ipocrisia condita, si chiudevano trasmissioni, si spostavano giornalisti, si rimandavano promozioni e se ne facevano altre. 
Come avvenuto con Luca Bottura, Marianna Aprile e il loro Forrest, trasmissione portata a naturale esaurimento senza un cenno, senza una comunicazione, senza che nessuno avesse voluto incontrarli, un epilogo avvolto nel muro di silenzio aziendale; e com'era successo con Fabio Fazio, abbandonato al proprio destino prima nell'indifferenza e poi nella gioia scomposta della destra per averlo visto andare altrove: terminato il palinsesto e cominciato il periodo di ferie, sono diversi gli spazi informativi e di intrattenimento inghiottiti nella nebbia. Gente - esterni ma non solo - che attende di avere notizie o addirittura invoca il «rispetto per il pubblico» più che mai doveroso per la televisione pubblica, argomento che però non sembra proprio in cima agli interessi aziendali.
Il nuovo corso della Rai che vorrebbe o dovrebbe cambiare narrazione non riguarda solo le televisioni e non a caso Roberto Sergio, amministratore delegato in attesa dell'arrivo di Gianpaolo Rossi tra un anno, si è mantenuto ad interim la responsabilità della direzione radio, ruolo che ricopre dal 2017. Sbolognato senza troppi patemi Andrea Vianello a San Marino - un professionista di primo piano che twitta per omaggiare la ex partigiana Iole Mancini, non è più aria per persone così - a maggio al suo posto è arrivato Francesco Pionati: direttore di Radio 1 e quindi anche le testate Gr1, Gr2, Gr3e Gr Parlamento, assunto in Rai negli anni '80 col bollino doc demitiano, avellinese com'era il gran visir della Dc, poi parlamentare con formazioni post-centriste tendenti a destra, infine rientrato in Rai e ora ripescato dal cilindro. Il boccino editoriale radiofonico adesso ce l'ha in mano lui e da settembre parte la nuova programmazione. Fino a qualche anno fa - si racconta - un eventuale silenzio per conduttori e collaboratori era un buon segnale per il prosieguo, oggi pare invece significare l'opposto, un modo per dire addio senza fatica. Anche perché si vocifera di arrivi e spazi nuovi, quindi da togliere ad altri: dall'ex presidente della Rai gialloverde Marcello Foa a un coinvolgimento di Francesco Storace, l'ex presidente della Regione Lazio di filiera missina.
Intanto il mondo della radio Rai è in guerra contro la società che raccoglie e pubblica i dati d'ascolto delle emittenti radio in Italia, Ter (tavolo editori radio), con la decisione recente di uscire dalla rilevazione perché «non si può accettare una rilevazione basata solo su interviste telefoniche viziate da costanti appelli da parte delle altre emittenti radiofoniche nazionali. Rai Radio non è in crisi e lo dimostrano i dati della ricerca Qualitel», recitava il comunicato dello scorso 4 luglio. Se i numeri e le classifiche non sono buone, meglio uscire dal torneo insomma. Di sicuro in questo modo diventa difficile se non impossibile valutare i programmi anche in base al loro successo di pubblico.
Dopodiché gli equilibri delle testate radiofoniche della Rai non sono cambiati solo con l'avvicendamento tra Vianello e Pionati. Sempre da maggio a dirigere Radio 2, centrata molto sull'intrattenimento a differenza di Radio 1 votata all'informazione, c'è Simona Sala, giornalista che non è mai dispiaciuta al M5S e quirinalista con Giorgio Napolitano. Prima donna (nel 2020) a dirigere la principale rete e testata radiofonica del servizio pubblico dopo oltre 90 anni di storia, cioè sedendo laddove adesso è Pionati. Sala comunque non avrebbe in mente particolari stravolgimenti dei palinsesti. Mentre a Radio 3, dove la programmazione culturale è preponderante, è rimasto Andrea Montanari, area moderata del Pd. Nel 2021 ha ereditato una struttura ben rodata dopo gli oltre dieci anni di guida di Marino Sinibaldi. La terza stazione radio per ora sembra al riparo dalle incursioni nemiche né si prevedono scombussolamenti, ma Montanari non è lontano alla pensione e allora chissà.
 

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