Bandiere rosse con falce e martello fuori, vip nei privè dentro: davanti al Twiga parte la raccolta firme dei comunisti per il salario minimo
di Matteo PucciarelliBandiere rosse con la falce e martello fuori, vip e aspiranti tali dentro a godersi un po’ di lusso nei privè, serviti e riveriti.
Sarà contento Flavio Briatore a vedersele oggi, sabato 15 luglio, lì davanti; sarebbe stata contenta anche Daniela Santanché, la (ex?) socia, ora impegnata in altri guai. Comunque: in questo fine settimana davanti al Twiga di Forte dei Marmi a raccogliere le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per un salario minimo di 10 euro agganciato automaticamente all’inflazione ci saranno i banchetti dei comunisti. Per la precisione quelli di Rifondazione e Unione popolare.
La mobilitazione della sinistra radicale infatti prevede centinaia di banchetti in tutta Italia, presidi e flash mob in città con grande presenza di turisti e di lavoratori e lavoratrici del settore come Roma, Venezia, Desenzano del Garda, Rimini, Napoli, Torino, Bari, Catania, Firenze. E appunto in luoghi come la Versilia “davanti al Twiga,…
Bandiere rosse con la falce e martello fuori, vip e aspiranti tali dentro a godersi un po’ di lusso nei privè, serviti e riveriti.
Sarà contento Flavio Briatore a vedersele oggi, sabato 15 luglio, lì davanti; sarebbe stata contenta anche Daniela Santanché, la (ex?) socia, ora impegnata in altri guai. Comunque: in questo fine settimana davanti al Twiga di Forte dei Marmi a raccogliere le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per un salario minimo di 10 euro agganciato automaticamente all’inflazione ci saranno i banchetti dei comunisti. Per la precisione quelli di Rifondazione e Unione popolare.
La mobilitazione della sinistra radicale infatti prevede centinaia di banchetti in tutta Italia, presidi e flash mob in città con grande presenza di turisti e di lavoratori e lavoratrici del settore come Roma, Venezia, Desenzano del Garda, Rimini, Napoli, Torino, Bari, Catania, Firenze. E appunto in luoghi come la Versilia “davanti al Twiga, concessione di una ministra che mentre insultava i percettori di reddito di cittadinanza prendeva i fondi dello Stato e non pagava i dipendenti facendoli figurare in cassa covid mentre lavoravano”, ricorda il segretario Maurizio Acerbo.
Il caso Santanché è indicativo, dice Acerbo, “di quello che si cela dietro le periodiche lamentele di proprietari di alberghi, bar, ristoranti, stabilimenti balneari sui lavoratori che non si trovano, dietro le invettive contro i giovani fannulloni che pretendono troppe ferie e contro il reddito di cittadinanza”.
Da qui la scelta di andare proprio tra i tavolini di bar, ristoranti e locali dove si lavora per stipendi da 1.200 euro al mese, orari infiniti e diritti al minimo. L’altra faccia del lusso e del divertimento.