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Granata: “Nordio contrario alla nostra storia antimafia, l’intesa con Meloni finirà”

Fabio Granata

 
Lo storico esponente della destra siciliana è il promotore della prima fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino: “Il concorso esterno è uno strumento importante. La premier si faccia garante della richiesta di verità” e giustizia
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PALERMO – “Quello del concorso esterno è uno strumento importantissimo, non a caso individuato proprio da Falcone e Borsellino per colpire quei soggetti terzi che non fanno parte di Cosa nostra, ma che appartengono alla zona grigia delle connivenze”. Dopo le parole del Guardasigilli Carlo Nordio, Fabio Granata, storico esponente della destra siciliana e promotore della prima fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino, non ci gira attorno: “È inaccettabile che il problema del ministro della Giustizia non sia la mafia, ma i magistrati e le Procure”.

Cosa l’ha delusa della linea del governo in questi mesi?

“Nessun presidente del Consiglio negli ultimi vent’anni ha inserito nelle dichiarazioni programmatiche in maniera così centrale il tema del contrasto alle mafie e un riferimento diretto a Paolo Borsellino. È stato un fatto di grande coerenza con la vita e il percorso di Giorgia Meloni. Poi però è arrivato un ministro, Nordio, che ha fatto esattamente l’opposto”.

In che senso?

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PALERMO – “Quello del concorso esterno è uno strumento importantissimo, non a caso individuato proprio da Falcone e Borsellino per colpire quei soggetti terzi che non fanno parte di Cosa nostra, ma che appartengono alla zona grigia delle connivenze”. Dopo le parole del Guardasigilli Carlo Nordio, Fabio Granata, storico esponente della destra siciliana e promotore della prima fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino, non ci gira attorno: “È inaccettabile che il problema del ministro della Giustizia non sia la mafia, ma i magistrati e le Procure”.

Cosa l’ha delusa della linea del governo in questi mesi?

“Nessun presidente del Consiglio negli ultimi vent’anni ha inserito nelle dichiarazioni programmatiche in maniera così centrale il tema del contrasto alle mafie e un riferimento diretto a Paolo Borsellino. È stato un fatto di grande coerenza con la vita e il percorso di Giorgia Meloni. Poi però è arrivato un ministro, Nordio, che ha fatto esattamente l’opposto”.

In che senso?

“È sembrato che il suo problema principale non fossero più le mafie, ma i magistrati e le Procure. È inaccettabile. Non soltanto per la nostra tradizione e storia politica, ma anche per l’Italia, perché al di là dell’esito processuale sulla trattativa Stato-mafia, è indiscutibile che quei fatti abbiano segnato la vita politica del Paese. Il linguaggio, la prassi, l’impostazione del ministro della Giustizia è inaccettabile. E registro anche un altro elemento”.

Quale?

“La malcelata soddisfazione verso le assoluzioni di alcuni imputati nel processo Stato-mafia. Le sentenze si rispettano, ma vanno anche lette le motivazioni: di condanna, di appello e definitiva. Se c’è una cosa certa che emerge, è che la trattativa c’è stata. E su quella trattativa è morto Paolo Borsellino e sono stati mandati al massacro gli agenti della sua scorta”.

Si aspetta le dimissioni di Nordio?

“Penso che questo idillio con Giorgia Meloni, ammesso che di idillio si possa parlare, non durerà ancora a lungo”.

Il prossimo 19 luglio a Palermo sfilerà un secondo corteo, promosso dalla sinistra, fino a via D’Amelio.

“C’è una insostenibile equazione che si cerca di fare passare: quella che legherebbe il fascismo e la mafia. È un’equazione falsa, fa un torto alla memoria stessa di Paolo Borsellino. Invece bisogna tornare alla centralità di una questione: avere verità e giustizia su quella strage. Giorgia Meloni si deve fare garante di questa richiesta”.

Pensa che finora la premier si sia fatta garante?

“Finora non si è fatto garante nessuno, neanche la sinistra che riesuma l’antifascismo per contrastare Giorgia Meloni e offende la memoria di Borsellino. Da una parte e dall’altra c’è una rimozione della memoria storica e un uso strumentale della lotta alla mafia. Invece le dichiarazioni programmatiche avevano aperto una dinamica positiva e io credo che la prima cosa che debba fare Meloni sia non tollerare più un ministro della Giustizia che sembra avere come ragione sociale non l’attacco alla mafia, ma ai magistrati e agli strumenti politici voluti da Falcone e Borsellino”.

Ci sono altri aspetti che l’hanno portata a questa delusione nei confronti del governo?

“L’assordante silenzio, anche della sinistra, sui 30 milioni lasciati da Silvio Berlusconi a Marcello Dell’Utri. Dal Pd fino a Fratelli d’Italia, nessuno trova da eccepire su questa generosa donazione? È il dato sconfortante di questa vicenda e di questa fase della politica italiana. Non dimentichiamo l’azione dei giudici di Firenze, che prosegue su quella linea di comprensione di quale fosse il rapporto tra le stragi e l’irrompere sulla scena di un nuovo soggetto politico. La destra può far finta di nulla, ma fino a un certo punto, perché poi queste contraddizioni riemergono. Dobbiamo riappropriarci delle nostre battaglie”.

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