“Garantisti alla Berlusconi”. Tajani segretario porta FI alla crociata sulla giustizia
di Antonio FraschillaROMA – La continuità col berlusconismo è nella giustizia, perno del “nuovo” programma di Forza Italia. Mentre sul palco va in scena il primo Consiglio nazionale dell’era post Berlusconi, in sala circola il testo di una interrogazione che a breve arriverà al ministro Carlo Nordio per mandare una ispezione alla procura di Firenze, rea di indagare sempre più a fondo sui rapporti tra il Cavaliere e la mafia. È la difesa estrema del fondatore, mentre il partito nomina il suo primo segretario. Non un “presidente, perché di presidente nella storia di FI ce ne sarà solo uno, Silvio Berlusconi”. Ma un segretario, grande novità per il “non partito” creato nel 1994, che non aveva questa figura per non “ricordare troppo il Pci”. Ma tant’è, trent’anni dopo, all’Hotel Parco dei Principi, inizia così la nuova era: le redini per acclamazione passano al ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La continuità è incarnata da Tajani, trova sponda in Nordio. Nella sala della “rifondazione” azzurra il ministro…
ROMA – La continuità col berlusconismo è nella giustizia, perno del “nuovo” programma di Forza Italia. Mentre sul palco va in scena il primo Consiglio nazionale dell’era post Berlusconi, in sala circola il testo di una interrogazione che a breve arriverà al ministro Carlo Nordio per mandare una ispezione alla procura di Firenze, rea di indagare sempre più a fondo sui rapporti tra il Cavaliere e la mafia. È la difesa estrema del fondatore, mentre il partito nomina il suo primo segretario. Non un “presidente, perché di presidente nella storia di FI ce ne sarà solo uno, Silvio Berlusconi”. Ma un segretario, grande novità per il “non partito” creato nel 1994, che non aveva questa figura per non “ricordare troppo il Pci”. Ma tant’è, trent’anni dopo, all’Hotel Parco dei Principi, inizia così la nuova era: le redini per acclamazione passano al ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La continuità è incarnata da Tajani, trova sponda in Nordio. Nella sala della “rifondazione” azzurra il ministro, che non pochi grattacapi sta creando con le sue uscite a Giorgia Meloni, è più volte lodato non solo per la riforma, che attende la firma di Mattarella, con l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la limitazione del reato di traffico di influenze, la stretta sulle intercettazioni: ma anche per la volontà di rivedere il reato di “concorso esterno” in associazione mafiosa. Musica per le orecchie dei berlusconiani. Non a caso Tajani, nel suo primo discorso da segretario, inizia proprio dalla giustizia: “Quando chiediamo la separazione delle carriere non c’è nulla contro i magistrati, è un modo per avere un processo giusto”, dice sul palco. “Dobbiamo concludere la nostra rivoluzione liberare e andare avanti su un principio fondamentale per noi che è il garantismo. Voglio essere chiaro: essere garantisti non significa essere deboli verso la criminalità”.
Mentre parla nella sala qualcuno sussurra del testo dell’interrogazione a Nordio che presenterà Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera “per chiedere se non valuti opportuno inviare ispettori alla procura di Firenze per gli accertamenti del caso” per la fuga di notizie sulla perquisizione a Marcello Dell’Utri, di cui ha scritto Repubblica.
A margine della sua incoronazione, parlando con i giornalisti prima di scendere dal palco Tajani dice di essere favorevole anche all’abolizione del concorso esterno proposta da Nordio: “L’analisi del ministro è impeccabile”. Subito dopo incrocia l’eurodeputata Caterina Chinnici, passata dal Pd a Forza Italia, figlia del giudice Rocco Chinnici ucciso dalla mafia: “Hai sentito le mie parole contro la mafia? Attendo anche tuoi suggerimenti in materia”, dice alla Chinnici che risponde: “Certo ti aspetto a Palermo per l’anniversario della morte di mio padre”.
Alla domanda dei cronisti se è favorevole o meno all’abolizione del concorso esterno, Chinnici non risponde e svicola via. Stefania Craxi, figlia del segretario socialista che con ministro Claudio Martelli portò Giovanni Falcone al ministero della Giustizia, invece ribadisce:”È un reato evanescente, va abolito”. Concetto condiviso anche dall’avvocato di Berlusconi, e oggi viceministro, Francesco Paolo Sisto, che se da un lato dice che «non è nel programma di governo», poi aggiunge: “Quella espressa da Nordio è un’opinione condivisa da chili di giurisprudenza”.
Forza Italia riparte insomma dalla giustizia e Tajani sarà il nocchiero, senza per ora alcuna fronda interna neanche dell’ala più riottosa, quella guidata dalla capogruppo in Senato Licia Ronzulli. Molti attendevano un suo intervento, invece a margine benedice Tajani: “I cinque punti indicati dal segretario, giustizia, fisco, anziani, giovani e sud, sono da sempre nel dna di FI”.
Ad applaudire in prima fila non c’è la compagna di Berlusconi, Marta Fascina. Ci sono i governatori di Sicilia e Calabra, Renato Schifani e Francesco Occhiuto, i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati, e anche il capogruppo del Partito popolare europeo Manfred Weber, che interviene per benedire Tajani: l’unica speranza di poter eleggere una pattuglia di popolari italiani alle prossime europee.
In ogni caso quella andata in scena al Parco dei Principi è sembrata una recita già scritta. Tajani era stato incoronato prima, da chi resta il padrone del partito avendo in mano le fideiussioni per 90 milioni di debiti che se richiesti farebbero chiudere tutto: la famiglia Berlusconi. I cinque figli che hanno ereditato queste fideiussioni hanno inviato una lettera di sostegno al partito ringraziando chi “porterà avanti gli ideali di libertà, giustizia e democrazia”. Al momento ci si concentra molto sul secondo punto: non in senso astratto ma molto concreto.