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Commissario per i depuratori, così i ritardi del governo Meloni bloccano 3 miliardi e ci costano 160 mila euro al giorno di multe dalla Ue

(fotogramma)
Già firmate da Mantovano, le nomine dell’esecutivo dovevano solo essere inviate alla Corte dei Conti ma tutto è stato bloccato perché poco gradite a Lollobrigida
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Le nomine erano già state firmate dal sottosegretario Alfredo Mantovano e inviate alla Corte dei conti, perché in ballo ci sono 3 miliardi di euro di appalti e una penale che l’Italia paga all’Europa da 160 mila euro al giorno. Ma qualcosa è accaduto e le nomine sono state ritirate con il risultato che oggi l’Italia per i ritardi del governo Meloni non ha più la “Struttura commissariale per i depuratori”: creata proprio per chiudere la multa di Bruxelles per l’inquinamento dei nostri mari e dei nostri fiumi da fogne e scarichi che vanno direttamente nelle acque.

Fermi appalti già avviati per 200 milioni di euro, con le aziende che protestano perché tecnicamente non c’è più nessuno che firma i pagamenti e, come detto, altri 3 miliardi restano nei cassetti perché non si possono bandire le gare. E tutto per beghe politiche, perché a quanto pare il plenipotenziaro per le nomine di Fratelli d’Italia, il ministro dell’Agricoltura e cognato d’Italia Francesco Lollobrigida, non gradiva le nom…

Le nomine erano già state firmate dal sottosegretario Alfredo Mantovano e inviate alla Corte dei conti, perché in ballo ci sono 3 miliardi di euro di appalti e una penale che l’Italia paga all’Europa da 160 mila euro al giorno. Ma qualcosa è accaduto e le nomine sono state ritirate con il risultato che oggi l’Italia per i ritardi del governo Meloni non ha più la “Struttura commissariale per i depuratori”: creata proprio per chiudere la multa di Bruxelles per l’inquinamento dei nostri mari e dei nostri fiumi da fogne e scarichi che vanno direttamente nelle acque.

Fermi appalti già avviati per 200 milioni di euro, con le aziende che protestano perché tecnicamente non c’è più nessuno che firma i pagamenti e, come detto, altri 3 miliardi restano nei cassetti perché non si possono bandire le gare. E tutto per beghe politiche, perché a quanto pare il plenipotenziaro per le nomine di Fratelli d’Italia, il ministro dell’Agricoltura e cognato d’Italia Francesco Lollobrigida, non gradiva le nomine fatte in un primo momento: stesso discorso per il ministro della Protezione civile Nello Musumeci e per quello dello Sviluppo economico Adolfo Urso, tutti molto interessati al tema perché la gran parte dei depuratori da realizzare, e mai costruiti in questi anni a onor del vero nonostante strutture commissariali avviate già dal 2012, sono in Sicilia, Calabria e Campania.

Ma andiamo per ordine. L’ultimo commissario nominato dal governo Conte II nel maggio 2020 è stato il professore di costruzione idrauliche della Federico II Maurizio Giugni. Il suo mandato è scaduto il 10 maggio scorso, oltre due mesi fa. Dopo una interrogazione presentata dal deputato di Italia Viva Davide Faraone, che segnalava “i gravi ritardi nelle nomine dei vertici della Struttura”, e dopo anche le proteste dell’Ance e di altre associazioni di categoria, il governo su proposta dei ministeri del Sud e dell’Ambiente aveva nominato come nuovo commissario Cirino Gallo, in area Lega, e come sub commissari il commercialista Antonino Daffinà, in quota governatore della Calabria Francesco Occhiuto, e Riccardo Costanza, in area Fratelli d’Italia e già sub commissario uscente.
Sulla carta le nomine dovrebbero essere di esperti e tecnici, ma tant’è. Prima della scadenza del mandato commissariale erano comunque in corso di esecuzione 26 cantieri per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro di investimenti pubblici e numerose procedure di gara per l’affidamento di servizi e i lavori finalizzati al superamento del contenzioso comunitario in corso.

Le nomine vengono controfirmate dal sottosegretario alla Presidenza Mantovano e inviate alla Corte dei conti per il via libera definitivo. Ma si scopre che nei giorni scorsi queste nomine sono state ritirate e adesso circola una seconda terna di nomi maggiormente graditi al governo: tra i nomi che si fanno quello dell’ex assessore regionale della Sicilia, e fedelissimo del ministro Musumeci, Toto Cordaro, e di ex senatori non rieletti. Restano comunque i ritardi nella nomina della struttura che a oggi non c’è: nonostante la penale da 160 mila al giorno che paga l’Italia per l’infrazione Ue in tema di pulizia delle acque e depurazione delle fogne e degli scarichi. Un inciso: tra i nomi sul tappeto nel primo decreto ritirato e nel secondo che si sta ancora scrivendo non c’è nessun docente in materia di idraulica o esperto del settore. Contano altri titoli evidentemente.
 

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