Le mani della destra sul Centro sperimentale di cinematografia: la Lega ora punta ad azzerare i vertici
di Giovanna VitaleDopo aver messo le mani sulla Rai, tocca al Centro sperimentale di cinematografia, altro snodo strategico da espugnare per centrare i due obiettivi che il governo sovranista si è dato sin dal principio: creare un'egemonia culturale di destra e inventare un nuovo immaginario italiano. Da realizzare attraverso l’occupazione sistematica di tutti i principali motori della produzione artistica e culturale del Paese.
L’emendamento leghista
E così nelle maglie del Decreto Giubileo in discussione alla Camera è stato inserito un emendamento, firmato da quattro deputati leghisti, per smantellare la Fondazione che si occupa di Cinema, presieduta da Marta Donzelli, e porla sotto il controllo dell’esecutivo. Il che significa gestire, attraverso nomine esclusivamente governative, sia la Scuola Nazionale di Cinema, impegnata da ottant’anni nella formazione d’eccellenza per le professioni del cinema, sia la Cineteca Nazionale, uno dei più antichi e importanti archivi cinematografici del mondo. Per di…
Dopo aver messo le mani sulla Rai, tocca al Centro sperimentale di cinematografia, altro snodo strategico da espugnare per centrare i due obiettivi che il governo sovranista si è dato sin dal principio: creare un'egemonia culturale di destra e inventare un nuovo immaginario italiano. Da realizzare attraverso l’occupazione sistematica di tutti i principali motori della produzione artistica e culturale del Paese.
L’emendamento leghista
E così nelle maglie del Decreto Giubileo in discussione alla Camera è stato inserito un emendamento, firmato da quattro deputati leghisti, per smantellare la Fondazione che si occupa di Cinema, presieduta da Marta Donzelli, e porla sotto il controllo dell’esecutivo. Il che significa gestire, attraverso nomine esclusivamente governative, sia la Scuola Nazionale di Cinema, impegnata da ottant’anni nella formazione d’eccellenza per le professioni del cinema, sia la Cineteca Nazionale, uno dei più antichi e importanti archivi cinematografici del mondo. Per di più con un colpo di mano che azzera gli attuali vertici con quasi due anni di anticipo rispetto al termine naturale del mandato.
Il controllo governativo
Oltre alla soppressione del direttore generale, l’emendamento prevede infatti un cambio sostanziale dei compiti, della struttura, della nomina e degli emolumenti (ora assenti) del Comitato scientifico. Che diventa il dominus della Fondazione e viene indicato non più dal presidente, come logica vorrebbe, ma da tre diversi ministeri: si trasforma, in pratica, nel braccio armato del gabinetto Meloni nella gestione del Cinema tricolore. Mutatis mutandis lo stesso schema con cui la Rai è stata assoggettata all’esecutivo in carica. Diventando fra l’altro decisivo anche per la scelta del preside e del conservatore: ogni incarico sarebbe dunque diretta emanazione della politica, visto che politica sarebbe la nomina di chi sceglie professori, programmi e persino strategie di conservazione e restauro.
L’azzeramento dei vertici
I componenti del Comitato scientifico salirebbero da quattro a sei: tre espressi dal ministero della Cultura, due dal ministero dell’Istruzione e del merito, uno dal ministero dell’Economia. Con buona pace dell’indipendenza di un’istituzione che ha nella libertà d’azione il suo genoma. Non solo. Nell’ultima parte, l’emendamento leghista specifica: “Alla costituzione del Consiglio di amministrazione della Fondazione e del Comitato scientifico si provvede entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione; fino a tale costituzione restano in carica il precedente consiglio di amministrazione e il precedente Comitato scientifico. Il Consiglio di amministrazione provvede all’adeguamento dello Statuto entro sessanta giorni dalla data di insediamento”. Significa che l’attuale presidente e il Comitato scientifico potrebbero decadere subito dopo la pausa estiva, con quasi due anni di anticipo la naturale scadenza del mandato fissata nel febbraio 2025.
L’egemonia culturale della destra
Ma i sovranisti non possono aspettare. Hanno fretta di mettere le mani sul Cinema. A dispetto delle proteste del Pd, deciso a sbarrare la strada a questo disegno: “Con un emendamento improvvisato la destra tenta un colpo di mano per cambiare in anticipo gli organi di governo del Centro Sperimentale di Cinematografia”, denuncia Nicola Zingaretti. “Un'altra vergogna di una maggioranza ossessionata dalle poltrone e che disprezza l’autonomia delle istituzioni pubbliche”. Non ha tutti i torti. Se la riforma andrà in porto, il Centro sperimentale diventerà un’articolazione del governo e il presidente una figura ornamentale, sostituita nei suoi poteri da un super comitato scientifico nominato e pagato dalla politica, dunque politicamente ed economicamente ricattabile. Se a questo si aggiunge il progetto “visionario” del dg Rai Giampaolo Rossi, altro teorico del nuovo immaginario di destra, che intende accorpare in un unico polo audiovisivo pubblico tutte le strutture e società che a Viale Mazzini producono documentari, film e serie tv, ecco che il gioco dell’egemonia sovranista è compiuto.