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Toghe | Il sapore dell’illibertà

(ansa)
La lettera di Marina Berlusconi, l’interrogazione di Forza Italia contro i pm di Firenze e i giornali: mettere il bavaglio alla libertà di stampa non è garantire prerogative costituzionali. Questa è "Toghe", la newsletter sui temi legati alla giustizia, a cura di Liana Milella. Qui il link per iscriversi
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“I figli so’ figli” diceva Filomena Marturano. E questo ci sta. Marina Berlusconi difende suo padre. E ci sta. Ma da qui a teorizzare che i cronisti giudiziari debbano smetterla di fare il loro lavoro informando l’opinione pubblica di quello che succede nei palazzi di giustizia ce ne corre. È la stessa linea che sta seguendo il governo Meloni con il Guardasigilli Carlo Nordio.

La richiesta - che si può definire in un solo nodo: autoritaria - è quella di silenziare completamente l’informazione giudiziaria. Avviso di garanzia segreto. Carte dei giudici segrete. Intercettazioni segrete. Con un solo obiettivo: non disturbare il manovratore e non raccontare all’opinione pubblica cosa sta facendo e ha fatto la politica.

È una richiesta inaccettabile. Antidemocratica. Anticostituzionale. Da paese autoritario. Proprio come nei paesi autoritari dove i giornalisti scomodi fanno una brutta fine. E quando, un giorno dopo l’altro, esponenti di spicco del governo si scagliano contro l’informazione …

“I figli so’ figli” diceva Filomena Marturano. E questo ci sta. Marina Berlusconi difende suo padre. E ci sta. Ma da qui a teorizzare che i cronisti giudiziari debbano smetterla di fare il loro lavoro informando l’opinione pubblica di quello che succede nei palazzi di giustizia ce ne corre. È la stessa linea che sta seguendo il governo Meloni con il Guardasigilli Carlo Nordio.

La richiesta - che si può definire in un solo nodo: autoritaria - è quella di silenziare completamente l’informazione giudiziaria. Avviso di garanzia segreto. Carte dei giudici segrete. Intercettazioni segrete. Con un solo obiettivo: non disturbare il manovratore e non raccontare all’opinione pubblica cosa sta facendo e ha fatto la politica.

È una richiesta inaccettabile. Antidemocratica. Anticostituzionale. Da paese autoritario. Proprio come nei paesi autoritari dove i giornalisti scomodi fanno una brutta fine. E quando, un giorno dopo l’altro, esponenti di spicco del governo si scagliano contro l’informazione le conseguenze possono essere le più pericolose.

La destra ha vinto le elezioni ed è legittimata a governare l’Italia. Ma non è autorizzata a negare agli italiani il diritto di essere informati su cosa succede nei palazzi di giustizia. Non è garantismo rendere obbligatorio il silenzio su chi finisce sotto inchiesta.

E non è legittimo farlo proprio nei giorni che precedono la ricorrenza della strage Borsellino. Quel magistrato cercava la verità dopo l’assassinio di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca, dei suoi bodyguard. Una verità nascosta da 31 anni nei rapporti oscuri tra politica e mafia. Borsellino è saltato in aria con tutta la sua scorta. Un attentato volutamente esemplare nelle modalità di esecuzione, in stile Beirut si disse allora, proprio come quello contro il suo da sempre amico Giovanni. Stragi gestite in modo da intimidire l’opinione pubblica e chi eventualmente avesse avuto voglia di raccontare la verità. Stragi pensate come segnale per obbligare al silenzio chiunque fosse pronto a un’obiezione di coscienza.

Nordio si è proclamato garantista sin dalle sue prime battute. Garantismo è soprattutto garantire una libera informazione. Mettere il bavaglio alla libertà di stampa non è garantire le garanzie.
 

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