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La destra contro l’Ue sull’abuso d’ufficio: approvato alla Camera un parere che boccia la direttiva sulla corruzione

Giorgia Meloni e Carlo Nordio alla Camera

 (ansa)
Il deputato FdI Antonio Giordano firma il testo per garantire al Guardasigilli Carlo Nordio la possibilità di mantenere la sua cancellazione del reato. Nel testo uno schiaffo a Bruxelles: “Disposizioni troppo pervasive”. Votano contro M5S e Pd
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ROMA - La Camera boccia la direttiva Ue sulla corruzione laddove ribadisce che l’abuso d’ufficio è un reato fondamentale nella lotta alla corruzione che non può essere cancellato. Un passo direttamente contro le indicazioni del Quirinale proprio sull’abuso d’ufficio date a voce dalla premier Giorgia Meloni allo stesso Sergio Mattarella appena una settimana a fa, con l’impegno della prima inquilina di palazzo Chigi a cambiare il testo. Ma per venire in soccorso al Guardasigilli Carlo Nordio, che invece non demorde dalla sua idea, ribadita l’altro ieri nei suoi conversare a Montecitorio di cancellare l’articolo 323 del codice penale, contenuto nel suo disegno di legge ancora alla firma del Quirinale, ecco il parere - che Repubblica ha letto in anteprima - della commissione per le Politiche comunitarie, firmata dal deputato di FdI Antonio Giordano, per bocciare la direttiva europea che, all’opposto, contiene proprio la necessità di confermare appieno l’esistenza di questo reato. Sia…

ROMA - La Camera boccia la direttiva Ue sulla corruzione laddove ribadisce che l’abuso d’ufficio è un reato fondamentale nella lotta alla corruzione che non può essere cancellato. Un passo direttamente contro le indicazioni del Quirinale proprio sull’abuso d’ufficio date a voce dalla premier Giorgia Meloni allo stesso Sergio Mattarella appena una settimana a fa, con l’impegno della prima inquilina di palazzo Chigi a cambiare il testo. Ma per venire in soccorso al Guardasigilli Carlo Nordio, che invece non demorde dalla sua idea, ribadita l’altro ieri nei suoi conversare a Montecitorio di cancellare l’articolo 323 del codice penale, contenuto nel suo disegno di legge ancora alla firma del Quirinale, ecco il parere - che Repubblica ha letto in anteprima - della commissione per le Politiche comunitarie, firmata dal deputato di FdI Antonio Giordano, per bocciare la direttiva europea che, all’opposto, contiene proprio la necessità di confermare appieno l’esistenza di questo reato. Sia M5S che Pd criticano la scelta. Una “bocciatura clamorosa” dicono i grillini, mentre il Dem Piero De Luca parla di un “incredibile il voto contrario della destra”.

Ma ecco il passaggio finale del parere della commissione che addirittura boccia in toto la direttiva europea: “La proposta esorbita dalla base giuridica richiamata a suo fondamento nella misura in cui disciplina reati ulteriori rispetto a quello di corruzione in senso stretto, privi peraltro del requisito della transnazionalità, relativamente ai quali la Ue non ha la competenza ad adottare norme di armonizzazione”.

Una singolare contestazione complessiva quindi, che suona come un’affermazione di totale autonomia legislativa rispetto ai dettati dell’Unione. Ogni Stato ha le sue leggi “specifiche”, frutto della storia giuridica del Paese, e delle condizioni medesime del singolo Stato, che ha diritto di mantenere invariate. Un’affermazione che, se confermata, cambia la storia dei rapporti tra l’Italia e la Ue. E suona come uno schiaffo a Bruxelles.

E ancora: “La proposta risulterebbe palesemente in contrasto con il principio di sussidiarietà e con quella di proporzionalità. In quanto detta, senza che sia dimostrata la necessità e il valore aggiunto dell’intervento a livello unionale, una disciplina pervasiva che incide profondamente su normative, quali quelle contenute nei codici penali e di procedura penale, che tengono conto delle specificità dei sistemi e delle culture giuridiche, economiche e sociali, nonché dell’ordinamento costituzionale e delle Pubbliche amministrazioni di ciascuno Stato membro. Peraltro, le norme di armonizzazione non si limitano alla definizione dei reati e delle relative sanzioni ma investono in modo ultroneo anche la disciplina dei termini di prescrizione nonché le circostanze aggravanti ed attenuanti”.

Nella sua direttiva sulla corruzione la Ue, agli articoli 10 e 11, ribadisce la necessità di prevedere i reati di abuso d’ufficio e di traffico di influenze, giusto i due che, nel primo caso, Nordio vuole abolire, e nel secondo vuole attenuare e ridurre nella sua portata. All’opposto della Ue. Che così struttura l’abuso d’ufficio dando un preciso mandato agli Stati membri: “Articolo 11. Abuso di ufficio. Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché sia punibile come reato la condotta seguente, se intenzionale: 1. l'esecuzione o l'omissione di un atto, in violazione delle leggi, da parte di un funzionario pubblico nell'esercizio delle sue funzioni al fine di ottenere un indebito vantaggio per sé o per un terzo; 2. l'esecuzione o l'omissione di un atto, in violazione di un dovere, da parte di una persona che svolge a qualsiasi titolo funzioni direttive o lavorative per un'entità del settore privato nell'ambito di attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o commerciali al fine di ottenere un indebito vantaggio per sé o per un terzo”.

Ma il deputato Antonio Giordano, che ha scritto il parere, in una commissione di cui fa parte anche il capogruppo dei meloniani alla Camera Giovanni Donzelli, la cui linea è invece quella di “abolirei l’abuso d’ufficio”, motiva così la sua proposta. “Appare fisiologico, se non necessario, che in talune circostanze un determinato fenomeno criminale presenti specificità quanto alla sua definizione penalistica nell’ambito dei singoli ordinamenti nazionali, considerate le inevitabili peculiarità di contesto e di cornice giuridico-costituzionale dei singoli Stati membri”. E ancora: “Appare peraltro fisiologico, se non necessario, che in talune circostanze un determinato fenomeno criminale presenti specificità quanto alla sua definizione penalistica nell’ambito dei singoli ordinamenti nazionali, considerate le inevitabili peculiarità di contesto e di cornice giuridico-costituzionale dei singoli Stati membri”.

Dunque Giordano teorizza che ogni Stato può andare per conto suo alla faccia delle indicazioni della Ue. Tant’è che va avanti così: “La Convenzione, tuttavia, prevede un’incriminazione meramente facoltativa per quanto riguarda l’abuso d’ufficio, la corruzione nel settore privato, e l’arricchimento illecito nonché altre fattispecie disciplinate dalla proposta della Commissione europea. Appare quindi difficilmente giustificabile la sovrapposizione tra fenomenologie criminali radicalmente dissimili che potrebbe alimentare il rischio di realizzare squilibri non trascurabili in termini di proporzionalità del sistema; la stessa diversificazione operata dalla Convenzione sottende infatti la consapevolezza delle parti contraenti in ordine all’adozione di un approccio regolatorio prudenziale, rispettoso della diversità e delle dinamiche dei diversi ordinamenti statali”.

Da qui alla conclusione - respingere le indicazioni della Ue e seguire la linea Nordio anche contro le preoccupazioni di Mattarella - il passo è breve. “Ne discende che l’intervento normativo a livello unionale, obbligando alla criminalizzazione di una serie eterogenea di fattispecie di reato, valutate in maniera diversa a livello internazionale, corre il rischio di porre su uno stesso piano dogmatico veri e propri obblighi convenzionali insieme a semplici raccomandazioni”. E dunque una “semplice raccomandazione può anche essere ignorata”. E così i meloniani cercano di salvare la proposta di Nordio, ignorano le indicazioni del Colle, e vanno avanti a cancellare l’abuso d’ufficio. Anche a costo di andare allo scontro con il Quirinale.

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