Dalle campagne No Euro, a quelle No Vax, fino al negazionismo climatico. Gli antisistema uniti da una nuova causa: “Non fa così caldo”
di Matteo PucciarelliMarco Rizzo
La si potrebbe definire una compagnia di giro: così affiatata che sembra coordinata. Passano le stagioni politiche, passa la crisi del momento e in prima fila a suonare il controcanto al cosiddetto mainstream ci sono sempre loro, con pochissime defezioni di volta in volta. Che sia la battaglia contro l'euro, che siano le teorie contro l'immigrazione, che siano i dubbi contro i vaccini e la gestione della pandemia, che sia le denuncia contro il politicamente corretto e la "teoria gender", che sia una certa sensibilità alle ragioni della Russia, che sia infine l'irrisione attorno all'emergenza ambientale, i protagonisti della propaganda "antisistema" non se ne perdono una. Tutti più o meno posizionati nell'area sovranista di destra, con qualche aggancio nel mondo liberista o di "sinistra" incarnato dal neocomunista Marco Rizzo.
La peculiarità è anche la perfetta sovrapposizione delle argomentazioni, di volta in volta. Sul riscaldamento climatico su giornali, televisioni e social è tutto…
La si potrebbe definire una compagnia di giro: così affiatata che sembra coordinata. Passano le stagioni politiche, passa la crisi del momento e in prima fila a suonare il controcanto al cosiddetto mainstream ci sono sempre loro, con pochissime defezioni di volta in volta. Che sia la battaglia contro l'euro, che siano le teorie contro l'immigrazione, che siano i dubbi contro i vaccini e la gestione della pandemia, che sia le denuncia contro il politicamente corretto e la "teoria gender", che sia una certa sensibilità alle ragioni della Russia, che sia infine l'irrisione attorno all'emergenza ambientale, i protagonisti della propaganda "antisistema" non se ne perdono una. Tutti più o meno posizionati nell'area sovranista di destra, con qualche aggancio nel mondo liberista o di "sinistra" incarnato dal neocomunista Marco Rizzo.
La peculiarità è anche la perfetta sovrapposizione delle argomentazioni, di volta in volta. Sul riscaldamento climatico su giornali, televisioni e social è tutto un darsi di gomito: ha sempre fatto caldo d'estate, punto. Rizzo ci ha messo un pizzico di fantasia in più allegando una prima pagina della Domenica del Corriere del 1952, donna in cucina e marito su una sedia morto dal caldo col ventaglio. «Anche 71 anni fa in Italia in estate faceva caldo - scrive su Twitter - Ma a nessuno veniva in mente di obbligarti a rottamare la tua auto né a seguire bizzarre mode volute dalla finanza e dalle multinazionali». Le riflessioni di Paolo Del Debbio sulla Verità vengono titolate con un sobrio "così si smontano le balle degli ecoimbecilli", l'ineffabile neofascista Francesca Totolo si trasforma in cabarettista: «La siccità dovuta al cambiamento climatico di origine antropica colpì anche i Maya: troppe puzzette dei chihuahua». E poi: Nicola Porro, Vittorio Feltri, Daniele Capezzone, Francesco Storace, Claudio Borghi, solo per citare i più attivi. Gli antisistema che conducono trasmissioni in tv e stanno al governo indicano la rotta del momento e il popolo dei nickname va dietro a ruota, per combattere «il fanatismo ultra-ecologista», citando le parole di Giorgia Meloni al comizio dell'estrema destra spagnola di Vox, pochi giorni fa. Come l'utente da 5 mila follower con la bandierina russa nel profilo che si domanda e si risponde: «Qual è la differenza fra il 2021 e il 2023? Che nel 2021 si vaccinava tanto e bisognava essere "positivi" d'estate. Oggi di finti vaccini Covid 19 non se ne fanno e quindi bisogna alimentare la paura meglio associandola al caldo e alla finta emergenza del cambiamento climatico». Parallelismi strampalati eppure funzionali alla messa in discussione di qualsiasi verità condivisa: potevano morire migliaia di persone per il Covid, il clima può dimostrarsi impazzito, eppure la negazione è più forte. Un report dal titolo ‘Deny, Deceive, Delay’ ha mostrato come da quando Elon Musk ha acquisito Twitter sono aumentati i post fuorvianti sui cambiamenti climatici. Un po' perché il fondatore di Tesla ha riaperto il social a chi era stato bannato perché spacciava false notizie, un po' perché deve essere cambiato qualche algoritmo: Marc Morano, uno dei più attivi negazionisti climatici americani sui social, in un’intervista del dicembre 2022 ammise che «il mio account Twitter e molti altri che si oppongono alla visione climatica del “consenso” hanno tutti aumentato notevolmente la visibilità da quando Musk ha preso il controllo di Twitter. Qualunque cosa Musk stia modificando, spero che continui così». Conquistare Twitter è fondamentale: ci passano molto tempo politici, giornalisti, studiosi, personaggi famosi. Il mondo che orienta il dibattito pubblico. E guarda caso in occasione di eventi pubblici internazionali dove gli Stati sono chiamati a prendere decisioni sulla questione ambientali, decine di migliaia di account aumentano la propria produzione di contenuti contro la "truffa climatica". Con ad esempio il capogruppo di Fdi al Senato Lucio Malan che "copia" tweet anti-ambiente di colleghi polacchi.
Eppure il nodo che spiega queste connessioni nazionali e internazionali è eminentemente politico, considerato che ad esempio Steve Bannon – ideologo di Donald Trump, pensatore corteggiato da Matteo Salvini e Meloni – con il suo Breitbart news promosse il negazionismo climatico, oltre che suprematismo bianco, razzismo e misoginia. «Quando si parla di clima il vero nodo è andare a vedere le emissioni pro-capite. Si scopre che negli ultimi anni quelle della classe media sono diminuite del 15 per cento, mentre quelle dei super ricchi del mondo, lo 0,01 per cento della popolazione, sono aumentate di quasi l'80 per cento. Parlare di questa emergenza significa affrontare le disuguaglianze», spiega Caterina Sarfatti, managing director di C40 cities, il network di 100 grandi città del mondo unite contro la crisi climatica. Insomma, il mondo conservatore si agita perché cambiare le abitudini in senso ambientale mette a rischio gli attuali assetti economici e di potere.