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Il dossier salario minimo a Fazzolari. Meloni anticipa la Lega per evitare nuove crepe

(ansa)

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Telefonata tra Schlein e la premier. Durigon “Noi del Carroccio favorevoli dove non c’è contrattazione”
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Giorgia Meloni cerca di non restare fuori dal popolare tema dei salari bassi in Italia, con l’opposizione compatta che, a eccezione di Matteo Renzi, ha presentato una proposta di legge per introdurre il salario minimo a 9 euro. Proposta che sarà votata martedì in commissione Lavoro alla Camera, con la maggioranza che la settimana scorsa ha presentato un emendamento soppressivo.

Ma proprio in queste ore da Palazzo Chigi tatticamente aprono a un confronto con il centrosinistra accogliendo soprattutto “l’invito garbato” di Carlo Calenda, che aveva scritto alla premier per sollecitare un dialogo. Una mossa che è riuscita, per ora. L’appello di Calenda era pubblico. Privatamente invece si è spesa la segretaria dei dem Elly Schlein. Nei giorni scorsi, prima dell’apertura della premier, ha chiamato Meloni. Uno scambio di vedute riservato sul tema, su cui la presidente del Consiglio dice di essere “laica”, con la richiesta della leader Pd di “trovare una soluzione per oltre 3 milioni di …

Giorgia Meloni cerca di non restare fuori dal popolare tema dei salari bassi in Italia, con l’opposizione compatta che, a eccezione di Matteo Renzi, ha presentato una proposta di legge per introdurre il salario minimo a 9 euro. Proposta che sarà votata martedì in commissione Lavoro alla Camera, con la maggioranza che la settimana scorsa ha presentato un emendamento soppressivo.

Ma proprio in queste ore da Palazzo Chigi tatticamente aprono a un confronto con il centrosinistra accogliendo soprattutto “l’invito garbato” di Carlo Calenda, che aveva scritto alla premier per sollecitare un dialogo. Una mossa che è riuscita, per ora. L’appello di Calenda era pubblico. Privatamente invece si è spesa la segretaria dei dem Elly Schlein. Nei giorni scorsi, prima dell’apertura della premier, ha chiamato Meloni. Uno scambio di vedute riservato sul tema, su cui la presidente del Consiglio dice di essere “laica”, con la richiesta della leader Pd di “trovare una soluzione per oltre 3 milioni di persone in povertà”.

Meloni per ora ha incaricato del dossier il sottosegretario alla Presidenza Giovan Battista Fazzolari, braccio destro politico ma anche uomo-dossier della leader di FdI. Ha il compito intanto di capire i margini di manovra, le coperture economiche, se ci sono insomma spiragli, da destra, per trovare un compromesso prima del voto. Una ipotesi sul campo è quella di sospendere fino a settembre la trattazione della proposta del centrosinistra. Il Pd forse (forse) potrebbe accettare un brevissimo rinvio, ma solo con una data certa, a strettissimo giro, per un tavolo col governo.

Se Palazzo Chigi ha aperto alla possibilità di un confronto è anche perché sa che la Lega è pronta a smarcarsi dal muro del centrodestra sul tema, aprendo un’altra crepa nella maggioranza. Il partito di Matteo Salvini a differenza di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, con il ministro Nello Musumeci che ha definito il salario minimo “assistenzialismo”, e di Forza Italia, con il segretario Antonio Tajani che ha detto “non siamo in Unione sovietica”, ha una posizione più articolata: “La Lega è favorevole certamente a introdurre un salario minimo dove non c’è contrattazione collettiva, e siamo favorevoli poi ad interventi mirati, come proposti dalla Cisl, per aumentare i salari previsti in alcuni contratti collettivi”, dice a Repubblica il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che aggiunge: “Non siamo comunque favorevoli a un salario minimo introdotto per legge e per tutti i contratti come vuole il centrosinistra”. Insomma, la Lega apre al salario minimo seppur con molti distinguo.

Meloni non vuole quindi restare fuori dal dibattito e intestarsi un no secco al salario minimo bocciando dritta una proposta popolare nei ceti impoveriti dalla crisi e dall’inflazione. Per questo nelle ultime ore è più conciliante e non esclude, con prudenza, di sedersi a un tavolo di confronto per provare a trovare una intesa. E per cercare di convincere Calenda, Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte della bontà delle sue intenzioni, affida l’incarico al fidato sottosegretario Fazzolari. Senza passare, per ora, dalla ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. Basterà questa apertura per evitare lo scontro martedì in commissione alla Camera? Calenda naturalmente ci spera. Ha già segnato un punto per la sua opposizione modello, dice lui, “non pregiudiziale”. Schlein è meno ottimista, ma la sua telefonata con la premier la mostra comunque pragmatica, intenzionata non a issare una bandierina ma a portare a dama l’operazione sul serio.

Mente Giuseppe Conte dei 5 Stelle già si posiziona sulle barricate: “Gli atti e le posizioni ufficiali di Meloni e dei suoi ministri sul salario minimo sono da tempo note – dicono dal quartier generale del Movimento – se Palazzo Chigi ci ha ripensato lo dica con atti ufficiali, non con meline, rinvii, tatticismi e raggiri. Un vero salario minimo legale è un’emergenza per quasi 4 milioni di italiani”.

Restano alcuni nodi. Da Palazzo Chigi fanno sapere che comunque la proposta del centrosinistra non è votabile perché «”ancano le coperture” e quindi una soluzione terza va comunque trovata. L’obiettivo del governo è adesso quello di rinviare la discussione a settembre senza bocciare la proposta e subire poi la campagna mediatica del centrosinistra su un tema molto popolare tra lavoratori e disoccupati. 

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