Salario minimo, dialogo in salita. Schlein: “La destra voti con noi”
di Giovanna CasadioNella partita sul salario minimo Elly Schlein è disposta a sedersi al tavolo del confronto con la destra, pur di portare a casa il risultato. Ma è da Giorgia Meloni che deve arrivare il segnale, mostrando che l’apertura annunciata non è una bugia. Quindi la segretaria del Pd chiede che “la maggioranza ritiri l’emendamento soppressivo” della legge voluta da tutte le opposizioni (eccetto Renzi) per i 9 euro all’ora di salario minimo legale. “Felici per l’apertura di Meloni, sono pronta a un incontro”.
Però la destra fa e la destra disfa. Dal momento che, forse spiazzati per la posizione ‘laica’ della premier anticipata ieri da Repubblica, la maggioranza ribalta la frittata e chiede alle opposizioni, e in particolare ai Dem, di ritirare la legge per riparlarne a settembre. Non ha intenzione di rimuovere evidentemente il ‘macigno’, cioè l’emendamento composto da una parola sola: all’articolo 1, “sopprimerlo”. Il dialogo Schlein-Meloni parte insomma in salita.
Martedì in commissione Lavoro…
Nella partita sul salario minimo Elly Schlein è disposta a sedersi al tavolo del confronto con la destra, pur di portare a casa il risultato. Ma è da Giorgia Meloni che deve arrivare il segnale, mostrando che l’apertura annunciata non è una bugia. Quindi la segretaria del Pd chiede che “la maggioranza ritiri l’emendamento soppressivo” della legge voluta da tutte le opposizioni (eccetto Renzi) per i 9 euro all’ora di salario minimo legale. “Felici per l’apertura di Meloni, sono pronta a un incontro”.
Però la destra fa e la destra disfa. Dal momento che, forse spiazzati per la posizione ‘laica’ della premier anticipata ieri da Repubblica, la maggioranza ribalta la frittata e chiede alle opposizioni, e in particolare ai Dem, di ritirare la legge per riparlarne a settembre. Non ha intenzione di rimuovere evidentemente il ‘macigno’, cioè l’emendamento composto da una parola sola: all’articolo 1, “sopprimerlo”. Il dialogo Schlein-Meloni parte insomma in salita.
Martedì in commissione Lavoro della Camera ci sarà lo showdown. Venerdì prossimo poi, il salario minimo passa all’esame dell’aula dove arriverebbe però già cassato. Arturo Scotto, capogruppo dem in commissione, regista del filibustering che ha impedito alla destra di sopprimere sul nascere il salario minimo nelle tre sedute della settimana scorsa, sonda il terreno con la destra: “Se vogliono attirarci nelle sabbie mobili, si sbagliano. Il memorandum sul salario minimo è questo: la destra non ha mai proposto un tavolo, solo un rinvio a settembre. Non hanno mai avanzato una obiezione nel merito della nostra legge, ma solo un emendamento soppressivo. Se ci hanno ripensato, il macigno da rimuovere è quell’emendamento. E va fatto prima di martedì, altrimenti sarà chiaro il bluff: hanno visto i sondaggi e si sono spaventati”. Rilancia il capogruppo di FdI, Tommaso Foti picconando la proposta delle opposizioni: “Chiedano di posticipare a settembre la discussione in aula che è prevista per il 28 luglio, solo così ci si può confrontare”. Controreplica Schlein: “Andiamo avanti, la maggioranza approvi la nostra proposta”.
Pd, M5S, +Europa, Verdi-Sinistra e Azione puntano insomma alla retromarcia della destra e del governo. Carlo Calenda ha smosso le acque chiedendo l’incontro tra Meloni e opposizioni, da cui è nata l’apertura. Dura è la posizione di Giuseppe Conte e dei 5 Stelle che non credono alla buonafede della maggioranza. Per i grillini, se Palazzo Chigi ci ha ripensato lo dica con atti ufficiali, non con meline, rinvii, tatticismi e raggiri. E ricordano che sono 4 milioni di lavoratori ad attendere il salario minimo.
I sondaggi assegnano alla destra l’impopolarità per il catenaccio contro, dal momento che oltre 7 persone su dieci sono favorevoli al salario minimo. Tuttavia Forza Italia, che già con il vice premier Antonio Tajani aveva definito il salario minimo una “misura da Urss”, ritorna sul no. Afferma il capogruppo Paolo Barelli: “Per noi il salario minimo garantito non va incontro agli interessi dei lavoratori”. E ancora Tajani ieri rivendicava: “Sì a salario ricco, ma con meno tasse sul lavoro, taglio del cuneo fiscale, e nessuna tassa su tredicesima e straordinari”.
D’altra parte Walter Rizzetto, il presidente della commissione Lavoro, di Fratelli d’Italia (ex 5Stelle), sostiene: “Schlein propone un tavolo sul salario minimo sulla base del miglioramento della contrattazione. È quanto avevo chiesto io, suggerendo alle opposizioni di portare il provvedimento a settembre”. Il giudizio di Riccardo Magi, segretario di + Europa, è tranciante: “Un trappolone per togliersi dall’impaccio di dovere spiegare perché hanno detto no a una misura di civiltà e allo stesso tempo fare stare buone le opposizioni fino a quando il tema non sarà caduto nel dimenticatoio”. Insomma spazi per congelare il salario minimo da parte delle opposizioni non ce ne sono.
Così Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, commenta: “Bene l’apertura di Meloni, ma ora si confronti sulla nostra proposta, non mandi di nuovo la palla in tribuna”. Dalle file dem è un coro. Stefano Bonaccini, il presidente del partito e governatore dell’Emilia Romagna, denuncia: “La destra è confusa, il salario minimo va fatto, è indegno avere 3 milioni di sfruttati e intanto parlare di idee mortifere come i vitalizi”. Francesco Boccia invita Meloni a “fermare la sua maggioranza”, come il responsabile dem per il Sud, Marco Sarracino.