Elezioni in Spagna, la maggioranza Ursula tira un sospiro di sollievo: “Estremisti ai margini”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES — Un sospiro di sollievo da una parte. Una grande delusione dall’altra. Nelle Istituzioni europee il voto in Spagna divide. Buona parte della Commissione, a cominciare da Ursula von der Leyen, si gode una sorta di scampato pericolo. I suoi avversari, e in particolare quella parte di Partito popolare europeo che più ha seguito il suo presidente Manfred Weber, ne escono invece ammaccati.
Quella dei popolari viene considerata una vittoria di Pirro, alla stregua di un pareggio. Ma soprattutto la debacle politica ed elettorale della destra di Vox conforta i “piani alti” di Bruxelles. Il partito di Santiago Abascal non solo arretra nei consensi ma soprattutto non sarà determinante per la formazione di un nuovo governo guidato dai popolari. Un esecutivo di destra, insomma, non potrà nascere. Il segno che l’“onda nera” non è inarrestabile in Europa.
La scommessa compiuta dal tedesco Weber e dagli italiani di centrodestra è quindi persa e inevitabilmente avrà delle conseguenze. …
BRUXELLES — Un sospiro di sollievo da una parte. Una grande delusione dall’altra. Nelle Istituzioni europee il voto in Spagna divide. Buona parte della Commissione, a cominciare da Ursula von der Leyen, si gode una sorta di scampato pericolo. I suoi avversari, e in particolare quella parte di Partito popolare europeo che più ha seguito il suo presidente Manfred Weber, ne escono invece ammaccati.
Quella dei popolari viene considerata una vittoria di Pirro, alla stregua di un pareggio. Ma soprattutto la debacle politica ed elettorale della destra di Vox conforta i “piani alti” di Bruxelles. Il partito di Santiago Abascal non solo arretra nei consensi ma soprattutto non sarà determinante per la formazione di un nuovo governo guidato dai popolari. Un esecutivo di destra, insomma, non potrà nascere. Il segno che l’“onda nera” non è inarrestabile in Europa.
La scommessa compiuta dal tedesco Weber e dagli italiani di centrodestra è quindi persa e inevitabilmente avrà delle conseguenze. In primo luogo perché il presidente del Ppe subisce il secondo pesantissimo smacco nel giro di dieci giorni. Il primo lo ha subito al Parlamento europeo che ha fatto cadere la presunta alleanza con i Conservatori nel voto sul Green Deal. E ora le urne iberiche.
Anche perché molti esponenti dei popolari, soprattutto del nord Europa, avevano accettato molto malvolentieri lo slittamento a destra. Gli scandinavi, gli irlandesi, i polacchi avevano già avanzato le loro rimostranze. Ora lo faranno ancora di più. Le elezioni in Spagna vengono dunque giudicate, nelle prime riflessioni riservate, la prova che il patto con la destra conservatrice “meloniana” non è vincente. E in modo particolare perché non può modificare gli equilibri su cui poggiano le Istituzioni dell’Unione europea.
Una sensazione che punta anche a disinnescare l’apertura compiuta proprio ieri — prima che le urne spagnole si chiudessero — dal leader tedesco della Cdu, Friedrich Merz, che ipotizzava una collaborazione con i neonazisti dell’Afd almeno a livello locale. Una disponibilità che ha creato sconcerto a Bruxelles e a Berlino. E che ora rischia di essere completamente in controdenza rispetto alle dinamiche indotte dalla Spagna.
In secondo luogo, la battuta di arresto di Vox, apre prospettive nuove nell’ultimo anno di legislatura europea. La cosiddetta “maggioranza Ursula” riceve una dose di cemento per sostenere il suo edificio. Non si tratta solo dei rapporti di forza nel Parlamento europeo che comunque difficilmente offriranno in occasione delle prossime elezioni di giugno 2024 uno schema diverso da quello attuale. Ma è la geografia delle Cancellerie, fondamentale per indicare il/la nuovo/a presidente della Commissione, che frena le ambizioni della destra. La paura dei sostenitori della “maggioranza Ursula” si concentrava sulla possibilità che dopo l’Italia, la Svezia e la Finlandia anche la Spagna potesse essere governata con i voti essenziali dell’estrema destra. Il patto di ferro tra Francia e Germania viene in questo modo corroborato dal paese iberico. Almeno per ora.
Da tenere poi presente che in autunno si terranno altre due elezioni fondamentali: in Polonia e in Olanda. A Varsavia lo scontro tra popolari e destra è davvero al fulmicotone. I rappresentanti polacchi del Ppe non ne vogliono sapere della destra populista di Moraviecky e si battono affiché il Ppe non perda la sua bussola originaria che lo manteneva costantemente al centro.
In Olanda si giocherà un partita analoga in cui la nuova alleanza tra Verdi e Socialisti, guidata dall’attuale vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, contenderà la leadership ai populisti del Partito dei Contadini pronto a costruire una coalizione con l’estrema destra.
C’è poi un ultimo aspetto che ha confortato i vertici dei Palazzi europei. La Spagna sta gestendo il semestre di presidenza dell’Ue. Passare in corsa da un esecutivo decisamente europeista ad uno chiaramente euroscettico avrebbe creato non pochi problemi. I risultati spagnoli molto confusi danno almeno la garanzia che la transizione non sarà breve. Senza escludere che il socialista Sanchez rimanga al suo posto di primo ministro.