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Spagna, la disfatta di Abascal gela la madrina Meloni. Il Pd: flop sovranista

Giorgia Meloni in collegamento al comizio di Vox

 (ansa)
Lo scambio di messaggi della premier con il leader di Vox per il quale si era spesa durante la campagna elettorale. L’ottimismo in casa dem
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ROMA — «I nazionalisti hanno fatto flop, altro che onda di destra», esultano al Nazareno. Le elezioni spagnole sono state un disastro, per la destra di Giorgia Meloni. La premier ha atteso i risultati fino a notte, ma già dalla sera aveva intuito che il film non avrebbe avuto l’happy ending. Da quando tutti i sondaggi ufficiosi, rivelati verso le 8 di sera, mostravano concordi un dato: che Vox sarebbe andata male. Cioè anziché crescere, avrebbe strappato meno del 2019 in termini percentuali. Con una sforbiciata pesante al gruppo parlamentare: una ventina di deputati in meno. Stime che poi lo spoglio a mano a mano ha confermato. L’ultima speranza era che pur ridimensionandosi come bottino elettorale, i nazionalisti gemelli di FdI avrebbero fatto centro, andando al governo coi popolari. Ma anche questa ipotesi, nel volgere della notte, è diventata sempre meno probabile. Smentendo perfino gli exit poll. Dunque la nottata della presidente del Consiglio, dopo la conferenza sui migrant…

ROMA — «I nazionalisti hanno fatto flop, altro che onda di destra», esultano al Nazareno. Le elezioni spagnole sono state un disastro, per la destra di Giorgia Meloni. La premier ha atteso i risultati fino a notte, ma già dalla sera aveva intuito che il film non avrebbe avuto l’happy ending. Da quando tutti i sondaggi ufficiosi, rivelati verso le 8 di sera, mostravano concordi un dato: che Vox sarebbe andata male. Cioè anziché crescere, avrebbe strappato meno del 2019 in termini percentuali. Con una sforbiciata pesante al gruppo parlamentare: una ventina di deputati in meno. Stime che poi lo spoglio a mano a mano ha confermato. L’ultima speranza era che pur ridimensionandosi come bottino elettorale, i nazionalisti gemelli di FdI avrebbero fatto centro, andando al governo coi popolari. Ma anche questa ipotesi, nel volgere della notte, è diventata sempre meno probabile. Smentendo perfino gli exit poll. Dunque la nottata della presidente del Consiglio, dopo la conferenza sui migranti alla Farnesina, è stata tutta un compulsare il cellulare, pare anche con qualche scambio con Santiago Abascal, il leader di Vox. Ma da “Santi”, come lo chiama lei, non sono arrivate buone nuove.

Anche Antonio Tajani ieri sera era al telefono, a messaggiare e cercare di capire che piega avrebbe preso il voto. Il partito popolare, vicinissimo a FI e tra gli assi portanti del Ppe a Bruxelles, ha recuperato un mucchio di seggi, ma non abbastanza. Il vice-premier e segretario di FI ieri sera difatti, a urne quasi chiuse, si mostrava prudente: «Vediamo, gli exit poll sono molto diversi fra loro…». E alla fine i numeri veri hanno validato quelli meno ottimistici. Il risultato spagnolo dunque è uno scossone al tentativo italiano di replicare in Europa l’asse tra popolari e nazionalisti: con tappa prima a Madrid e poi nel cuore delle istituzioni europee, fra un anno, dopo il voto del giugno 2024.

L’amaro in bocca resta soprattutto alla presidente del Consiglio, che molto si era spesa per la causa di Vox. Con tanto di comizio bis in favore di “Santi”, che ricalcava quello virale dell’ottobre 2021 col tormentone Yo soy Giorgia, soy una madre, soy cristiana. Il 13 luglio Meloni era stata più istituzionale, video-collegata a Valencia con la bandiera dell’Italia piazzata dietro. Un simbolo: era già in charge, a Roma, augurando al collega Abascal di trovarsi nella stessa posizione a Madrid, da vice-presidente, qualche settimana dopo: «Serve un governo di patrioti anche alla Spagna», l’augurio. E lui ricambiava: «Speriamo di essere presto con te nelle istituzioni europee per difendere un’Europa unita e rispettosa degli Stati nazionali».

Reazioni opposte, ieri notte, nel Pd. Schlein pure si era spesa per la causa spagnola. Per Sanchez, sempre in video-collegamento, come altri leader socialisti, dal cancelliere tedesco Olaf Scholz all’olandese Frans Timmermans. Ma tutto all’opposto di Meloni, cioè parlando in italiano, toni pacati, sorriso, per far passare un messaggio: «Fatevelo dire dall’Italia, sappiamo cosa vuol dire quando l’estrema destra va al governo». E si augurava la vittoria di «Pedro», perché «è importante per il futuro di tutta l’Ue». «E una cosa a questo punto dello spoglio la possiamo dire con certezza — commentava ieri verso le 23 Peppe Provenzano, il responsabile Esteri di Schlein — l’ondata di destra non c’è stata».

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