Conferenza sulle migrazioni, Francia e Germania: un dispetto l’esclusione dal vertice. È di nuovo gelo con l’Eliseo
dalla nostra corrispondente Anais GinoriEmmanuel Macron e Olaf Scholz
(afp)PARIGI – «Con Emmanuel Macron c’è una buona relazione. La politica estera non è come giocare a fare dispetti nel cortile di scuola». Poco più di un mese fa, Giorgia Meloni rispondeva così a un cronista francese che l’aveva interrogata durante la sua visita a Parigi, primo bilaterale dopo mesi di tensioni. «Macron è per lei un amico, un alleato o un avversario?», aveva chiesto il giornalista della popolare trasmissione Le Quotidien. La premier aveva glissato, insistendo su un approccio istituzionale e “adulto” nella relazione con la Francia.
La clamorosa esclusione della seconda potenza europea, assente ieri tra gli invitati della conferenza sul “Processo di Roma”, non è forse un dispetto ma ci assomiglia molto. L’irritazione a Parigi è palpabile, anche se non filtra nessuna reazione ufficiale. Si tenta di salvare le apparenze ma la normalizzazione dei rapporti tra i due leader, ostentata a giugno, si rivela già fragile. Macron e Meloni avevano parlato di «convergenze» sull’a…
PARIGI – «Con Emmanuel Macron c’è una buona relazione. La politica estera non è come giocare a fare dispetti nel cortile di scuola». Poco più di un mese fa, Giorgia Meloni rispondeva così a un cronista francese che l’aveva interrogata durante la sua visita a Parigi, primo bilaterale dopo mesi di tensioni. «Macron è per lei un amico, un alleato o un avversario?», aveva chiesto il giornalista della popolare trasmissione Le Quotidien. La premier aveva glissato, insistendo su un approccio istituzionale e “adulto” nella relazione con la Francia.
La clamorosa esclusione della seconda potenza europea, assente ieri tra gli invitati della conferenza sul “Processo di Roma”, non è forse un dispetto ma ci assomiglia molto. L’irritazione a Parigi è palpabile, anche se non filtra nessuna reazione ufficiale. Si tenta di salvare le apparenze ma la normalizzazione dei rapporti tra i due leader, ostentata a giugno, si rivela già fragile. Macron e Meloni avevano parlato di «convergenze» sull’accordo da trovare con la Tunisia e sul lavoro di coordinamento per rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell’Ue. L’attivismo di Meloni con Kais Saied ha invece scavalcato Parigi, in uno dei paesi su cui storicamente la Francia esercita la sua influenza. «Non c’è stato alcun coordinamento», lamenta una fonte diplomatica francese.
Lo smacco del mancato invito al vertice di Roma si è aggiunto come una conferma. Nelle ultime settimane Meloni ha preferito fare coppia col premier olandese Mark Rutte, lasciando da parte Francia e Germania, i due paesi che più subiscono l’impatto dei “movimenti secondari” dei migranti che entrano nell’Ue. Le ragioni legate al formato deciso dalla Farnesina — ovvero invitare solo paesi di transito, origine o primo approdo — sembrano più un pretesto che una realtà. La Francia è, insieme alla Germania, uno dei paesi di prima destinazione dei migranti che sbarcano in Italia, e già registra negli ultimi mesi nuovi record delle domande di asilo.
«Sull’immigrazione il buon lavoro tra Francia e Italia deve continuare», aveva auspicato Macron dopo l’incontro con Meloni. Il leader francese da anni tenta di promuovere una “politica mediterranea” dell’Ue. Nel 2018 aveva organizzato nella Ville Lumière una conferenza sull’immigrazione simile a quella avvenuta ieri a Roma, invitando l’allora premier Paolo Gentiloni e la cancelliera Angela Merkel. Durante la presidenza francese di turno dell’Ue nel 2022, Macron aveva puntato sulla riforma del Patto Asilo e Immigrazione. E l’adesione del governo Meloni al nuovo testo europeo che stabilisce una divisione di responsabilità più equa fra Stati membri di primo ingresso e paesi di destinazione dei migranti era stato letto a Parigi come un segnale di buona volontà, già tradito nei fatti.
«Meloni utilizza un approccio ideologico e settario su un’iniziativa giusta», commenta l’eurodeputato di Renew Sandro Gozi. «La mancata partecipazione di esponenti di governo francese e il mancato invito della Germania — prosegue Gozi — denotano un metodo poco pragmatico che indebolisce la conferenza stessa». Tornare a una competizione tra paesi dell’Ue sul dossier dell’immigrazione appare velleitario. A meno che a prevalere non siano già interessi nazionali in vista della campagna per le europee. La coppia tra Meloni e von der Leyen, in cerca di un nuovo mandato, viene letta anche dentro ai giochi sulla futura governance dell’Ue che scatteranno nella primavera 2024. Il sospetto a Parigi è anche che il governo Meloni voglia approfittare della perdita di influenza della Francia in alcuni paesi della sponda sud del Mediterraneo. Ai dissidi continui con l’Algeria, si sono sono aggiunte le tensioni col Marocco e ora con la Tunisia. E nel continente africano, dopo la débâcle della missione militare nel Sahel, Macron è confrontato alla concorrenza economica della Cina e a un sentimento popolare anti-francese sobillato dalla Russia.