Stop al patto conservatori-Ppe: frena la corsa di Meloni in Europa
di Tommaso CiriacoROMA — È una sconfitta che coinvolge anche lei. Non solo un tonfo di Vox, sostengono in Spagna e brindano a Bruxelles, ma un fallimento che smonta il progetto politico europeo di Giorgia Meloni. La leader puntava tutto sulla corazzata italo-spagnola per spostare gli equilibri della prossima Commissione e mettere in un angolo Francia e Germania, ma si ritrova con il flop di un alleato. E con sondaggi continentali che nelle ultime ore danno i brividi: con Abascal così debole, è la previsione che circola per il 2024, i due terzi dei seggi dei Conservatori dovrebbero essere occupati da italiani e polacchi. Salterebbe l’asse conservatore mediterraneo, si assottiglierebbe anche la dote politica su cui la presidente del Consiglio contava per trattare al tavolo di Bruxelles. Poi, certo, Meloni cerca di tenere vivo un progetto, ammortizzare il danno, non archiviare una prospettiva: «Vedo che la sinistra italiana — ragiona con i suoi — si consola con il pareggio della sinistra spagnola che prim…
ROMA — È una sconfitta che coinvolge anche lei. Non solo un tonfo di Vox, sostengono in Spagna e brindano a Bruxelles, ma un fallimento che smonta il progetto politico europeo di Giorgia Meloni. La leader puntava tutto sulla corazzata italo-spagnola per spostare gli equilibri della prossima Commissione e mettere in un angolo Francia e Germania, ma si ritrova con il flop di un alleato. E con sondaggi continentali che nelle ultime ore danno i brividi: con Abascal così debole, è la previsione che circola per il 2024, i due terzi dei seggi dei Conservatori dovrebbero essere occupati da italiani e polacchi. Salterebbe l’asse conservatore mediterraneo, si assottiglierebbe anche la dote politica su cui la presidente del Consiglio contava per trattare al tavolo di Bruxelles. Poi, certo, Meloni cerca di tenere vivo un progetto, ammortizzare il danno, non archiviare una prospettiva: «Vedo che la sinistra italiana — ragiona con i suoi — si consola con il pareggio della sinistra spagnola che prima era al governo…». Anche perché, è la tesi, al voto continentale manca un anno, «un’era geologica», e ogni previsione è dunque prematura e sostanzialemente inutile.
Anche il gesto notturno con cui Meloni accoglie la sconfitta di Vox mostra una difficoltà: a urne appena chiuse, chiama Abascal. Deve farlo, è la leader dei Conservatori. Ma vuole anche farlo, perché intende dare un segnale nella cattiva sorte, mostrarsi pronta a gestire le conseguenze dell’onda nera che si infrange su Madrid. In realtà, Meloni è ormai cosciente di un dato di realtà, o meglio, di uno scenario sancito da tutti i sondaggi: senza liberali e socialisti, non nasceranno maggioranze a Bruxelles nel 2024. Se la leader vorrà, potrà aggiungersi. O al limite sancire una desistenza con la nuova Commissione. Ma comunque, dicono tutte le rilevazioni, uscirà sconfitta dall’ambizione originaria: un accordo tra Ppe ed Ecr, in grado di cambiare i destini europei.
E così, nel giorno dopo la rimonta di Pedro Sanchez, la destra parla poco, piano e di sfuggita di Spagna. Lo fa Antonio Tajani, evitando accuratamente di soffermarsi sul fallimento di Abascal: «Congratulazioni a Feijoo e agli amici del Partito popolare — dice — che tornano ad essere il primo partito in Spagna. Il Ppe rappresenta il centro della politica, una buona notizia per tutta l’Europa».
Ovviamente spietato è invece il commento delle opposizioni. Si espone Giuseppe Conte, mettendo in luce l’aspetto politico più interessante (e doloroso) per Palazzo Chigi: «Un dato certo è la sonora sconfitta per Vox, gli amici della Meloni. L’importante è che le forze progressiste abbiano tenuto. Saluto l’amico Sanchez e l’amica Diaz. Hanno evidentemente presentato proposte più adeguate di quelle di Vox». Ancora più aspro Matteo Renzi: «In Spagna non sappiamo chi ha vinto, ma sappiamo chi ha perso: Vox, la destra estremista. È un segno interessante: non si vincono le elezioni contro l’Europa. E le prossime europee si vinceranno al centro. Un messaggio che da Madrid arriva forte e chiaro anche a Roma: Giorgia, la senti questa Vox?».
Sarà un argomento con cui Meloni dovrà fare i conti anche nelle prossime settimane. Forse soltanto l’imminente viaggio negli Stati Uniti permetterà alla presidente del Consiglio di spezzare l’assedio. Meloni è attesa alla Casa Bianca giovedì e resterà a Washington il 27 e 28 luglio. Si recherà anche al Congresso. E sul suolo americano cercherà il sostegno politico di Joe Biden, l’unico investimento che sembra poterla garantire in questa fase. Anche perché in Spagna l’onda nera non è passata. E a Bruxelles già si attrezzano per resisterle.