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Salario minimo, l’offerta della destra: “Ora non votiamo, se ne parla a settembre”. Ma l’opposizione replica: “Nessun rinvio”

Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro alla Camera e deputato di FdI

 (ansa)
La proposta di una sospensiva lanciata da Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro alla Camera e deputato di FdI. Dal Pd al M5S: “Bene non sopprimere, in Aula però si discuta subito”
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ROMA — Non ci sono defezioni né fughe in avanti: le opposizioni restano compatte e chiedono alla destra di dare una prova concreta del dialogo che, a parole, dice di volere sul salario minimo. La maggioranza ritiri l’emendamento soppressivo della legge sui 9 euro l’ora, che è in discussione domani in commissione Lavoro della Camera.

E a sorpresa la destra, dopo l’apertura della premier Giorgia Meloni, tratta e annuncia una retromarcia: è disposta a rimuovere il macigno dell’emendamento soppressivo. In pratica in commissione non si vota e la partita ricomincia con la discussione nell’aula di Montecitorio. Qui la proposta sarebbe di una sospensiva, in vista di un incontro tra la ministra del Lavoro, Marina Calderone e le opposizioni prima delle ferie estive. È l’offerta che il presidente della commissione Lavoro, Walter Rizzetto fa alle opposizioni. Rizzetto sonda i capigruppo della commissione, dopo che Pd, M5Stelle, +Europa, Verdi-Sinistra e Azione hanno ribadito in un comunicato…

ROMA — Non ci sono defezioni né fughe in avanti: le opposizioni restano compatte e chiedono alla destra di dare una prova concreta del dialogo che, a parole, dice di volere sul salario minimo. La maggioranza ritiri l’emendamento soppressivo della legge sui 9 euro l’ora, che è in discussione domani in commissione Lavoro della Camera.

E a sorpresa la destra, dopo l’apertura della premier Giorgia Meloni, tratta e annuncia una retromarcia: è disposta a rimuovere il macigno dell’emendamento soppressivo. In pratica in commissione non si vota e la partita ricomincia con la discussione nell’aula di Montecitorio. Qui la proposta sarebbe di una sospensiva, in vista di un incontro tra la ministra del Lavoro, Marina Calderone e le opposizioni prima delle ferie estive. È l’offerta che il presidente della commissione Lavoro, Walter Rizzetto fa alle opposizioni. Rizzetto sonda i capigruppo della commissione, dopo che Pd, M5Stelle, +Europa, Verdi-Sinistra e Azione hanno ribadito in un comunicato che la strada è una sola: «Le forze che hanno sottoscritto il disegno di legge sul salario minimo chiedono alla maggioranza il ritiro dell’emendamento soppressivo e confermano la volontà di andare in Parlamento già giovedì 27 a discutere nel merito la proposta». «Il nostro fronte di opposizione tiene», commenta il dem Arturo Scotto. Almeno per ora. Rizzetto chiarisce: «Per l’ennesima volta ho avanzato alle opposizioni la proposta che va verso il dialogo e il confronto: non votare alcun emendamento e arrivare in aula senza relatore per poi approvare una sospensiva così da approfondire ancora il dibattito». Difficilmente però Elly Schlein e Giuseppe Conte così come Riccardo Magi e Nicola Fratoianni, saranno disposti a un rinvio. Carlo Calenda potrebbe essere più disponibile.

Sono ore di riunioni, di contatti e di trattativa. D’altra parte è la maggioranza a restare con il cerino in mano. Si riunisce, e qui le posizioni sono più sfrangiate tra chi ritiene non si debba concedere nulla alle opposizioni, senza avere la garanzia di un rinvio a settembre della legge sul salario minimo, e chi è disponibile alla prima mossa. La destra non può smentire Meloni e, al tempo stesso, aveva costruito la sua strategia sulla cancellazione del salario minimo con quell’emendamento in cui è scritto: articolo 1. “sopprimerlo”, e a seguire cassare gli altri punti della legge. Dubbi sulla buonafede del governo sono espressi dal segretario della Cgil, Maurizio Landini, che rilancia: «Si tratta di capire se davvero vuole affrontare questo tema, perché finora il governo ha detto no anche alle nostre richieste». Conte, il leader 5 Stelle, si irrigidisce: «La maggioranza è disposta a rimangiarsi la cancellazione della nostra proposta sul salario minimo? È un primo passo, ma non abbastanza, soprattutto se accompagnato da una volontà dilatoria: il rinvio a settembre a cosa serve? Non facciano meline».

Al di là del braccio di ferro parlamentare infatti la domanda è questa: quale risposta si vuole dare ai quasi quattro milioni di lavoratori che hanno «buste paga da fame», che «lavorano, perciò non è assistenzialismo, tanto per spiegarlo al ministro Musumeci. Che cosa deve studiare la maggioranza? Se ci sono proposte concrete, dialoghiamo. A noi interessa l’urgenza dei lavoratori», denuncia Conte.

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