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Brunetta e la vendita sospetta di quote: “Normale operazione fra soci. Ho ceduto a una cifra congrua”

Filippo Attili (ansa)
La versione dell’ex ministro indagato per falso e finanziamento illecito ai partiti: “Il Tribunale dei ministri ha già archiviato. Inoltre ho prodotto una ampia memoria che spiega le ragioni della mia estraneità alle ipotesi che mi sono contestate”
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Renato Brunetta, presidente del Cnel ed ex ministro della Pubblica amministrazione nel governo Draghi. Come ci è finito dentro questa indagine per falso e finanziamento illecito ai partiti?

“Tutto nasce da una normale vicenda di passaggio di quote di un’azienda, che commercializza prodotti sanitari, fra due soci. Uno ero io, l’altra la compagna del mio ex capo di gabinetto”.

I magistrati non ci vedono chiaro.

“E’ stato una normale operazione fra soci. Ho venduto a chi dovevo vendere, perché l’altra socia aveva un diritto di prelazione, e a una cifra congrua, anzi inferiore a quella di mercato, come ha stabilito una perizia”.

Perché l’ha fatto?

“Non volevo dare adito al pur minimo sospetto di conflitto d’interesse. Quell’operazione è stata assolutamente regolare. È come vendere un’automobile? Un ministro non può farlo?”

Il sospetto è che siano stati soldi utilizzati a fini politici.

“Nessuna parte di quella somma è stata utilizzata a fini politici o per sostenere campagne elettorali”.

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Renato Brunetta, presidente del Cnel ed ex ministro della Pubblica amministrazione nel governo Draghi. Come ci è finito dentro questa indagine per falso e finanziamento illecito ai partiti?

“Tutto nasce da una normale vicenda di passaggio di quote di un’azienda, che commercializza prodotti sanitari, fra due soci. Uno ero io, l’altra la compagna del mio ex capo di gabinetto”.

I magistrati non ci vedono chiaro.

“E’ stato una normale operazione fra soci. Ho venduto a chi dovevo vendere, perché l’altra socia aveva un diritto di prelazione, e a una cifra congrua, anzi inferiore a quella di mercato, come ha stabilito una perizia”.

Perché l’ha fatto?

“Non volevo dare adito al pur minimo sospetto di conflitto d’interesse. Quell’operazione è stata assolutamente regolare. È come vendere un’automobile? Un ministro non può farlo?”

Il sospetto è che siano stati soldi utilizzati a fini politici.

“Nessuna parte di quella somma è stata utilizzata a fini politici o per sostenere campagne elettorali”.

La questione è finita all’attenzione del Tribunale dei ministri.

“Sì, e si è risolta con una archiviazione del reato di corruzione. Il Tribunale dei ministri non aveva ravvisato gli estremi neppure del reato di finanziamento illecito. Nessuna ipotesi di illecito ministeriale, le carte sono state rinviate alla Procura”.

Ma l’indagine non si è chiusa.

“I pm hanno deciso di indagare ancora sul finanziamento illecito. Ma ho prodotto, attraverso il mio avvocato Franco Coppi, una ampia memoria che spiega le ragioni della mia estraneità alle ipotesi che mi sono contestate. Non mi risulta di avere ricevuto un avviso di garanzia e comunque questa vicenda dovrebbe essere coperta dal segreto nella fase attuale. La diffusione in sé di queste notizie è illecita”.

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