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Nomine Rai, assalto compiuto. La destra fa il pieno anche di vicedirezioni

(ansa)
Ventuno delle trenta postazioni ai vertici dei tg sono state assegnate a pedine vicine ai partiti di maggioranza. Il Pd vince il derby col M5S
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ROMA — Alla faccia del riequilibrio. Dopo aver fatto il pieno di direttori, tutti uomini, la destra si accaparra anche il grosso dei vice nei Tg: 21 su 33. In maggioranza donne, ma solo grazie al contributo delle opposizioni. A loro volta impegnate in un derby interno, concluso con la vittoria del Pd, che batte il M5Stelle 7 a 5.

Dopo molto indugiare Elly Schlein si è risolta a giocare in prima persona la partita Rai, stringendo in un angolo Giuseppe Conte. Alla vigilia della “grande trattativa” la segretaria dem ha alzato il telefono e richiamato Giorgia Meloni al rispetto del pluralismo calpestato nella prima tornata di nomine. La risposta non era stata incoraggiante: «Quando voi eravate al governo non avete fatto prigionieri — il ragionamento della premier — adesso tocca a noi». Ma Schlein non si è persa d’animo e ha affidato al portavoce Flavio Alivernini, supportato da Sandro Ruotolo e Stefano Graziano, l’apertura di un negoziato con i vertici Rai. Cinque giorni di incontri, mess…

ROMA — Alla faccia del riequilibrio. Dopo aver fatto il pieno di direttori, tutti uomini, la destra si accaparra anche il grosso dei vice nei Tg: 21 su 33. In maggioranza donne, ma solo grazie al contributo delle opposizioni. A loro volta impegnate in un derby interno, concluso con la vittoria del Pd, che batte il M5Stelle 7 a 5.

Dopo molto indugiare Elly Schlein si è risolta a giocare in prima persona la partita Rai, stringendo in un angolo Giuseppe Conte. Alla vigilia della “grande trattativa” la segretaria dem ha alzato il telefono e richiamato Giorgia Meloni al rispetto del pluralismo calpestato nella prima tornata di nomine. La risposta non era stata incoraggiante: «Quando voi eravate al governo non avete fatto prigionieri — il ragionamento della premier — adesso tocca a noi». Ma Schlein non si è persa d’animo e ha affidato al portavoce Flavio Alivernini, supportato da Sandro Ruotolo e Stefano Graziano, l’apertura di un negoziato con i vertici Rai. Cinque giorni di incontri, messaggi, rotture e improvvise riconciliazioni, infine tradotti in uno schema di accordo — sei donne e un uomo d’area pd nella squadra di testa dei notiziari — che ha retto ieri alla prova del Cda. Nonostante qualche ferito lasciato lungo il percorso: in particolare Gianmarco Trevisi, ex portavoce di Enrico Letta a Palazzo Chigi, estromesso dalla Radio, così come Maria Luisa Busi dal Tg1. «Noi abbiamo provato a salvare tutti», sussurrano i dem, «ma non ci siamo riusciti, le elezioni le hanno vinte loro».

La contrattazione è partita dal Tg1. Il direttore Gian Marco Chiocci, fedelissimo di Meloni, ha deciso di confermare in quota Pd Costanza Crescimbeni, donna-macchina gradita anche al dg Rossi. Che per FdI ha ottenuto il trasloco di Incoronata Boccia dalla Sardegna e la ratifica di Grazia Graziadei, mentre la Lega conserva Francesco Primozich e FI porta dal Tg2 Maria Rita Grieco. Un’opzione, Crescimbeni, che i delegati di Schlein non hanno contestato, chiedendo tuttavia di mantenere due posti nella testata ammiraglia. L’altro da destinare a Elisa Anzaldo, grande amica del compianto David Sassoli. I sovranisti hanno però fatto muro: «Anzaldo no, in diretta ha fatto una battutaccia su Giorgia, non passerà mai». Accadde nell’agosto del 2022, durante una rassegna stampa mattutina. Ma i Dem non si sono arresi: «O così o salta tutto». Alla fine lo storico volto del Tg1 l’ha spuntata. Ma a spese di Busi, per la quale sono state strappate garanzie: la guida degli Speciali. I 5S, nel frattempo, hanno sostituito Bruno Luverà con Senio Bonini. Due a uno.

Al Tg2 Antonio Preziosi ha tenuto come vice di rito pd Massimo D’Amore, mentre a RaiParlamento il direttore grillino Giuseppe Carboni non voleva nessun dem, salvo la conferma di Anna Piras, che il Nazareno non ha però riconosciuto come “sua”. Dopo una girandola di veti è passata Anna Maria Baccarelli, espressione del nuovo corso dem. Per i 5S c’è Lucia Duraccio: 1 a 1.

Al Giornale Radio, invece, il Pd chiedeva sia Ilaria Sotis, sia Trevisi, ma i sovranisti hanno posto una condizione: per averne due, il Pd avrebbe dovuto spostare Roberta Serdoz dal Tg3 Lazio. Il che avrebbe significato cedere il notiziario locale a una vice di destra, che avrebbe reso la vita impossibile al sindaco di Roma Gualtieri. Da qui la scelta di difendere la postazione, anche a costo di sacrificare una casella al Gr. E siccome il direttore Pionati esigeva una donna, Sotis ha sorpassato Trevisi. Facendo infuriare i lettiani, che si sono sentiti scaricati da Schlein. Pure qui: il M5S ne ha preso uno. Pareggio. Come anche a RaiSport e a Rainews, dove è spuntata una vice in più, la settima, da dare al Pd.

Esito finale: su 33 caselle, una decina vanno a FdI, sei alla Lega, cinque a FI. Mentre la partita fra le opposizioni la vincono i Dem. Con Azione-Iv completamente azzerati.

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