Hanno tutti ragione | Pichetto, il ministro indeciso ma filosofo: "Il clima cambia per colpa del clima"
di Stefano CappelliniGilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Transizione ecologica
(ansa)Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Transizione ecologica, è un uomo indeciso. L’altro giorno, ospite del programma di Skytg24 Start, ha detto che lui non ha compreso se il cambiamento climatico sia frutto dell’opera dell’uomo o delle autonome bizze della natura. Anche la formulazione testuale del concetto merita un passaggio: “Non so – queste le parole esatte di Pichetto – quanto il cambiamento climatico sia dovuto all’uomo e quanto al cambiamento climatico della Terra”. Pichetto non si sente insomma di escludere che il cambiamento climatico sia dovuto al cambiamento climatico, e non è chiaro se questo sia il suo modo per dire che non c’è nulla da fare oppure un tentativo epistemologico di cancellazione del nesso di causa-effetto oppure una specie di speculazione metafisica, il cambiamento climatico è figlio del cambiamento climatico, l'essere è, il non essere non è, mezzo Parmenide mezzo Quelo, il santone che Corrado Guzzanti interpretava trent’anni fa e che, no…
Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Transizione ecologica, è un uomo indeciso. L’altro giorno, ospite del programma di Skytg24 Start, ha detto che lui non ha compreso se il cambiamento climatico sia frutto dell’opera dell’uomo o delle autonome bizze della natura. Anche la formulazione testuale del concetto merita un passaggio: “Non so – queste le parole esatte di Pichetto – quanto il cambiamento climatico sia dovuto all’uomo e quanto al cambiamento climatico della Terra”. Pichetto non si sente insomma di escludere che il cambiamento climatico sia dovuto al cambiamento climatico, e non è chiaro se questo sia il suo modo per dire che non c’è nulla da fare oppure un tentativo epistemologico di cancellazione del nesso di causa-effetto oppure una specie di speculazione metafisica, il cambiamento climatico è figlio del cambiamento climatico, l'essere è, il non essere non è, mezzo Parmenide mezzo Quelo, il santone che Corrado Guzzanti interpretava trent’anni fa e che, non a caso, concludeva: “La risposta che cerchi è dentro di te, purtroppo è sbagliata”. Pichetto ha anche argomentato ulteriormente il suo punto di vista: “Leggevo ieri sera che il riscaldamento termico è cominciato a metà del secolo scorso”. Questo perché non si dica che il ministro va in tv senza aver consultato la sera precedente le più rilevanti novità scientifiche.
L’indecisione è un'attitudine così connaturata a Pichetto che, caso unico nella storia repubblicana, al momento della lettura della lista dei ministri era stato indicato per un altro dicastero, la Pubblica amministrazione, poi fu spiegato che era stata fatta confusione, Zangrillo si è preso gli statali e lui l’ambiente e la transizione ecologica, nonostante prima del chiarimento Pichetto avesse già dichiarato sui suoi profili social: "Con voce ferma per il futuro dell'Italia", sotto la dicitura ministro della Pubblica amministrazione. Il problema di Pichetto è che appare indeciso anche sul significato del concetto di negazionismo climatico. Il ministro non si ritiene negazionista, tanto che quando due buontemponi della maggioranza, il leghista Claudio Borghi e il fratello d’Italia Lucio Malan, si sono prodotti nelle loro consuete esternazioni sul clima – quelle del genere: d’estate fa caldo, che scoperta; ovvero: ieri ha grandinato, tanti saluti ai gretini – Pichetto si è affrettato a dichiarare che “i negazionisti fanno danni”. Se ne deduce che per il ministro negazionista è chi nega il cambiamento climatico. Se invece, come il ministro, si prende atto che c’è un cambiamento climatico ma non si esclude che sia figlio del cambiamento climatico, dov’è la negazione? Già in una intervista alla Stampa il ministro aveva detto: “Il cambiamento climatico è un fatto ma non entro nel dibattito tra gli scienziati”. Pichetto è un uomo pragmatico, già abbiamo a che fare con 40 gradi, eventi meteorologici devastanti, siccità, ci mettiamo a perdere tempo con le dispute teoriche? Tutt’al più si leggiucchia qualcosa prima di andare ospite in un talk, per fare conversazione. Pichetto non entra nel dibattito, lui fa il ministro super partes. Per intervenire con le misure adatte su ambiente ed energia non gli occorre decidersi tra una teoria e l’altra, pari sono. O vogliamo trasformare l’ambiente in una disfida tra Coppi e Bartali, boxer o mutanda, mare o montagna?
A Pichetto va riconosciuta onestà intellettuale. Quando al Consiglio europeo straordinario sull’energia si presentò davanti ai microfoni dei giornalisti, un reporter olandese gli chiese in inglese: "Pensa che sarà possibile trovare un compromesso?". La domanda si riferiva al tetto sul prezzo dell'energia e nell’originale l’ultima parola era ovviamente compromise. Pichetto rispose prima con una smorfia che lo rese ancora più somigliante a Bernard Blier, dunque ancora più simpatico, quindi disse: "Complimenti... eh insomma". Aveva scambiato compromise per compliments, ma questo non gli aveva impedito di respingere l’elogio in quanto immeritato.
Dall’inizio del suo mandato Pichetto si muove per completare l’opera del governo precedente, cioè rendere l’Italia il più possibile autonoma dalle forniture di gas russo, da cui era diventata dipendente soprattutto grazie ai governi presieduti dal partito del ministro, Forza Italia. Ma almeno qui Pichetto sembra aver preso una strada dritta. Oggi è al lavoro per affrancare l’Italia da Mosca. Per fortuna è stato fatto ministro nel 2023 e non nel 2016, quando da capogruppo regionale di Forza Italia in Piemonte partecipò all’inaugurazione a Torino del “Centro di rappresentanza della Repubblica Popolare del Donetsk in Italia”, una specie di consolato ufficioso “teso al riconoscimento della neonata repubblica attraverso l’istituzione di una rete di relazioni diplomatiche con le istituzioni italiane”. Sarebbe interessante chiedere al ministro se oggi ci tornerebbe, a battezzare il “consolato”. Nel dubbio potrebbe cavarsela come molti, chiedendosi retoricamente se la guerra sia figlia di Putin o se anche la guerra, in fondo, sia solo figlia della guerra.